Confartigianato: l’opinione sulle Camere di commercio

31 Luglio 2014

UDINE. “Gli artigiani considerano utili le Camere di commercio, ma la maggioranza assoluta del 51% vuole siano ridotte numericamente e questo è senza dubbio una richiesta di cambiamento che viene dai nostri imprenditori i quali non vogliono cancellare la ‘casa delle categorie’ e chiedono piuttosto razionalizzazioni e risparmi di costo per renderla più snella ed efficiente”. È questa, secondo Franco Buttazzoni, vicepresidente vicario di Confartigianato Udine l’indicazione principale che emerge dalla 17^ indagine sulla congiuntura dell’artigianato provinciale curata dall’Ufficio Studi della stessa associazione e realizzata su un campione di 609 imprese artigiane, a cui sono state poste anche domande sulle Camere di commercio. Ecco i dati per quanto riguarda le Camera di commercio, illustrati dal responsabile dell’Ufficio Studi, Nicola Serio.

Il primo dato da analizzare riguarda quanti imprenditori hanno risposto a questo quesito: si tratta dell’82% degli intervistati, in valore assoluto 498 artigiani, ovvero circa 4 su 5. Discriminando per zona emerge che la percentuale di rispondenti è più bassa della media in montagna (75%); nei settori è maggiore nelle manifatture (91%) e più bassa nei servizi (75%), non varia in base all’età ed è più bassa tra le imprenditrici (79%).

La restante parte (111 artigiani pari al 18%) ha dichiarato di non avere un opinione al proposito o di non voler rispondere. Colpisce che 1 artigiano su 5 non abbia espresso una opinione definita sul futuro assetto delle Camere di commercio regionali; in montagna come accennato la quota sale a 1 su 4. Puntando l’attenzione sulle risposte valide, se si trattasse di un referendum, sarebbe approvata con la maggioranza assoluta del 51% la riduzione del numero delle Camere di commercio in regione: nel dettaglio il 20% si è espresso per un’unica Camera regionale, il 31% a favore di 2 Camere, una per le province di Udine e Pordenone e una per le province di Gorizia e Trieste.

Ecco la distribuzione delle risposte valide. Chiede l’abolizione delle Camere il 16% degli intervistati (circa 1 su 6) mentre è pari al 33% (uno su tre) la percentuale di chi chiede di mantenere invariata la situazione attuale. Valutiamo ora se i dati provinciali sono omogenei sul territorio o se variano in base alla zona altimetrica: il dato che si distacca di più dalla media è quello relativo agli artigiani con sede in zona montana che, nel caso delle Camere sono favorevoli a mantenere la situazione attuale nel 51% dei casi. In collina e pianura le percentuali sono identiche e prevale con il 52% l’ipotesi di ridurre il numero a 1 o 2 Camere di Commercio in regione.

Ecco ora come variano le opinioni espresse in base al settore e alle caratteristiche demografiche dell’imprenditore (età, genere e titolo di studio): l’ipotesi “di moda” della riduzione è maggiore della media nelle manifatture (54%) e più bassa della media nelle costruzioni (49%), dove emerge anche una maggior propensione per il mantenimento dello status quo (35%). Nei servizi è un po’ più alta la quota di chi propende per la chiusura (17%). Considerando l’età dell’imprenditore, la prima scelta ricade sempre sull’ipotesi riduzione e le maggiori differenze emergono sull’ipotesi abolizione, più gradita agli over 45 (18%) rispetto ai più giovani under 45 (11%) e sull’ipotesi riduzione più diffusa tra i giovani (59%) rispetto agli “over” che con il 48% scendono sotto il “quorum” del 50%. L’analisi per genere vede maschi e femmine preferire con la stessa percentuale l’ipotesi riduzione. Emergono però differenze sul mantenimento della situazione attuale, preferita dalle femmine (38%) che al contempo gradiscono meno l’ipotesi abolizione (11%).

Infine, anche discriminando per titolo di studio, la scelta preferita rimane la riduzione, ma la percentuale scende ben al di sotto del 50% tra gli imprenditori con titolo di studio più basso (45%), ovvero licenza elementare o media, rispetto a quelli con titolo, professionale, superiore o laurea (55%). Gli imprenditori con titolo elementare e medio sono maggiormente propensi verso l’ipotesi del mantenimento della situazione attuale (39%), quasi 4 su 10.

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