Cerimonia in Piazza Grande e mercoledì conferenza + video

25 Gennaio 2019

PALMANOVA. Un doppio evento per ricordare l’anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine dell’Olocausto. A oltre 70 anni di distanza, il Comune di Palmanova vuole commemorare quei fatti. Per domenica 27 gennaio è prevista una cerimonia alla presenza di autorità civili, militari e religiose. La commemorazione si terrà alle 12 al Monumento ai Caduti della Loggia di Piazza Grande. Per ricordare, tutta la cittadinanza è invitata.

Mercoledì 30 gennaio alle 18, nel Salone d’Onore del Palazzo Municipale di Piazza Grande, è previsto l’incontro dal titolo “Il razzismo in cattedra. Per non dimenticare”. All’evento interverrà la prof.ssa Sabrina Benussi, ideatrice del progetto di ricerca sull’applicazione delle leggi razziali proclamate a Trieste nel 1938, realizzato con gli studenti del Liceo Petrarca di Trieste e in collaborazione con l’Università di Trieste. Nel corso dell’incontro sarà presentato il videodocumentario “1938 Vita Amara”.

“Quest’anno dedicheremo una riflessione sull’applicazione e sugli effetti delle leggi razziali, in particolare alle conseguenze nel mondo della scuola. Proprio su questo la ricerca presentata realizza un focus. La persecuzione razziale colpì nel vivo le giovani generazioni in un contesto più ampio come quello della Seconda Guerra Mondiale e dell’Olocausto. Ora abbiamo il compito di coinvolgere tutti nel ricordo e nella comprensione. Questo nostro dovere mira alla consapevolezza che tali tragedie non si possano più ripetere” commenta la vicesindaco di Palmanova Adriana Danielis.

“1938 Vita Amara” raccoglie testimonianze, documenti e fotografie che raccontano le esperienze delle persone che hanno vissuto il dramma dell’espulsione dal liceo Ginnasio e della promulgazione delle leggi razziali, annunciate da Mussolini proprio a Trieste il 18 settembre 1938. Il film, della durata di 35 minuti, offre uno spaccato della vita di quegli anni, raccontato da interviste con le persone che hanno vissuto, sulla propria pelle, quei fatti.

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