Carso, aspro e inespugnabile

22 Novembre 2013

GORIZIA. Dopo il viaggio lungo la valle dell’Isonzo fino a Caporetto, per ricordare la pesante sconfitta subita il 24 ottobre 1917 dall’esercito italiano a opera di quello austro-ungarico, riparte per la seconda tappa attraverso i luoghi-simbolo della Grande Guerra èStoriabus, il pullman storico-turistico che permette di viaggiare nel tempo e nella storia attraverso itinerari culturali di grande fascino.

Trincea Grande Guerra - foto Consorzio Culturale del Monfalconese - FototecaStavolta sale sul Carso, per ricordare, con il commento storico di Marco Cimmino, le tante battaglie che furono combattute sull’aspro altopiano roccioso italiano e sloveno, alla scoperta delle tracce che la Grande Guerra ha lasciato. Si partirà sabato 23 novembre alle 9.30 dalla fermata dell’autobus di Corso Verdi 12 a Gorizia con due èStoriabus, per l’occasione vestiti a nuovo, con la rinnovata grafica studiata per il centenario della Prima Guerra Mondiale.

Anche dopo la presa di Gorizia, nell’agosto del 1916, la guerra sul Carso continuò lungo e oltre il Vallone delle Acque: èStoriabus ripercorrerà le tappe degli scontri, da Doberdò del Lago alla cappella ungherese di Visintini, da Castagnevizza del Carso (Kostanjevica na Krasu) al Monte Faiti, fino a raggiungere il Monte Hermada, inespugnabile fortezza che sbarrò alle truppe italiane la via d’accesso a Trieste.

Soldat_italien_sur_le_Carso_en_1917_Monte HermadaIl Carso fu un po’ il paradigma di quella guerra terribile, che logorò lentamente l’esercito italiano. Gli Italiani affrontarono questo zoccolo di pietra da posizioni largamente svantaggiate logisticamente parlando: dovettero sempre attaccare dal basso verso l’alto, osservati dall’avversario, senza possibilità di ripari efficaci, tormentati dalla natura del terreno, arido e ostile, con la pietra pronta a trasformarsi in una tempesta di schegge taglienti ad ogni scoppio di granata. Eppure avanzarono: a testa bassa, come il “sublime armento” di dannunziana memoria. E fu strage terrificante, per undici feroci battaglie.

L’èStoriabus del 23 novembre punterà al centro di questo vortice di ferro e di fuoco: Doberdò, Castagnevizza, Visintini, le Bocche del Timavo e l’Hermada. Lo scopo è quello di dare un’idea efficace di quello che fu la guerra sul Carso, prima di tutto dal punto di vista delle condizioni di vita: le trincee, le gallerie, gli stessi sassi sbrecciati, parlano di una sofferenza terribile. “Questa è la meta – spiega lo storico Marco Cimmino – di questo viaggio: riscoprire una tragedia che rese, paradossalmente, i nemici fratelli. Affratellati nell’immensità del dolore. La cappella ungherese di Visintini, con la sua semplice struttura, parla proprio di questo: terminata di recente, grazie ad una ritrovata fratellanza italo-magiara, ci racconta l’Europa che vorremmo”.

ÈStoriabus è parte del progetto Carso 2014+ promosso dalla Provincia di Gorizia, ed è realizzato dall’Associazione culturale èStoria in collaborazione con APT, promossa dalla Provincia di Gorizia, dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dall’UPI con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia.

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