Bernardis: urge un’alternativa al “pieno oltreconfine”

4 Giugno 2020

Diego Bernardis

GORIZIA. “Da quando i confini con la Slovenia sono stati chiusi, a Gorizia gli incassi per lo Stato in Iva e accise sono più che raddoppiati. Se prendiamo l’andamento di vendite dei carburanti a maggio e lo rapportiamo allo stesso mese dell’anno precedente, i 410.000 litri venduti nel 2019 sono raddoppiati dopo la chiusura dei confini. Analogo discorso anche per i tabacchi, in alcuni casi si è passati dai 10 kg venduti in una settimana nel periodo precedente al Covid-19 ai 40 kg settimanali venduti a maggio 2020. Nell’insieme, su tutta la fascia confinaria regionale, circa 60.000.000 di euro in Iva e accise abbandonano il nostro territorio ogni anno a causa del pieno oltreconfine, senza contare poi tutto l’indotto”. A proporre questi dati è il consigliere regionale della Lega, Diego Bernardis, che sottolinea come “il Capoluogo isontino è costretto a fare i conti con una disarmonia fiscale e tariffaria che, non solo penalizza la Città, ma ogni anno comporta importanti perdite per lo Stato italiano e la Regione Friuli Venezia Giulia”.

“La terribile e drammatica pandemia da Coronavirus ci ha obbligati a portare a galla una situazione che non è più sostenibile per i nostri esercenti e le attività economiche. Finché i confini resteranno chiusi le attività reggono, ma quando verranno riaperti cosa accadrà? Da questo punto di vista, occorrerebbe quella che definirei una zona franca d’emergenza, ovvero la possibilità per il territorio goriziano di armonizzare i prezzi con quelli della vicina Slovenia per consentire una reciproca crescita, da una parte e dall’altra del confine. Sono a disposizione – sottolinea Bernardis – per raccogliere spunti e suggerimenti, tuttavia è necessario che l’Italia inizi anche a fare i propri interessi. Un buon padre di famiglia, ancor più in una situazione di emergenza, pensa prima ai propri figli e poi al resto del mondo. Dunque, per esempio, perché non prevedere l’adeguamento dei prezzi dei carburanti sulla linea confinaria con quelli della Slovenia? Basterebbe un decreto del Governo, ogni martedì si verificano i prezzi dei carburanti e poi si adattano i prezzi. Lo ribadisco, tutto ciò andrebbe a giovamento dello Stato e di tutta la comunità regionale poiché ogni anno perdiamo decine di milioni di euro in accise e Iva”.

“Il nostro interesse – conclude il comunicato – è collaborare con la Slovenia. Infatti, solo se la crescita sarà armonica da una parte e dall’altra del confine potremo ambire a raggiungere quella conurbazione transfrontaliera unica che, grazie al Gect, potrà anche condividere progetti, servizi e il medesimo florido futuro. Lo Stato italiano non può più voltarsi dall’altra parte, lo deve ai tanti lavoratori del nostro territorio che vorrebbero solo poter essere messi nelle condizioni di lavorare e poter anche guadagnare il necessario per una vita dignitosa. Qui non siamo a chiedere aiuti o stampelle a nessuno, semplicemente chiediamo di iniziare a prendere atto che la situazione di Gorizia e del territorio goriziano necessitano di politiche peculiari poiché peculiare è la dimensione in cui sono inserite“.

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