Beni civici: appello ai candidati

20 Aprile 2013

UDINE. Sono 148 (su un totale di poco più di 200) i Comuni della Regione interessati dai Beni civici eppure, «a 50 anni dall’entrata in vigore del suo Statuto di autonomia, la
Regione Friuli-V. G. continua a non esercitare, se non in forma raffazzonata e disorganica, la propria potestà primaria» in questa materia che riveste importanti
implicazioni economiche, sociali ed ambientali. È questa l’inaccettabile situazione che il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva ha denunciato a tutti i candidati presidenti e consiglieri che, nel corso della campagna elettorale, ha potuto incontrare o contattare. Per la sessantina di Comunioni familiari e di Amministrazioni frazionali che gestiscono le Proprietà collettive attualmente attive e autonome nelle quattro province regionali, la politica è ancora troppo disinformata o distratta su una realtà che potrebbe assicurare importanti benefici alla maggioranza delle Comunità locali, tanto più in tempi di crisi economica.

Il Popolo delle Terre civiche del Friuli e della Provincia di Trieste – ha scritto nel documento predisposto in occasione della campagna elettorale il Coordinamento
regionale della Proprietà collettiva – non rivendica nient’altro che doveri: «di gestire i Beni civici in forme usufruttuarie e partecipate, salvaguardando l’incommerciabilità del capitale naturale, la reversibilità delle scelte, il rispetto delle consuetudini e la trasmissione alle generazioni future di quanto ereditato dagli avi; di sviluppare soluzioni comunitarie e progetti per promuovere l’autonomia alimentare ed
energetica delle Comunità, perseguendo la massima integrazione fra attività agricole e forestali, nonché progetti per il recupero ambientale del territorio, attraverso la gestione integrata delle risorse materiali, economiche e culturali».

Ma per consentire alle Comunità titolari di Beni civici di conseguire tali obiettivi, l’Amministrazione regionale è chiamata a compiere rapidamente alcuni passi che, a detta del Coordinamento, sarebbero «irrinunciabili»: varare «finalmente una legge regionale organica, seria e rispettosa della realtà dei Beni civici»; porre fine all’anomalia del Commissariato agli usi civici con funzioni amministrative e giurisdizionali; collaborare lealmente alla «costituzione di Comitati frazionali in
tutti i 46 Comuni dotati di Accertamento e Bando previsto dalla legge statale 1766/1927»; e «concludere al più presto le operazioni di Accertamento e di riconoscimento dei Beni civici» in tutti gli oltre 90 Comuni della Regione ancora in attesa di tale atto dovuto. Per il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva,
«l’amministrazione diretta del proprio patrimonio civico – nel rispetto dei princìpi costituzionali della sussidiarietà e del riconoscimento delle formazioni sociali – è un incentivo straordinario alla partecipazione e al coinvolgimento di tutti i cittadini alla
vita della Comunità, secondo i princìpi della “gestione patrimoniale” di tipo usufruttuario, visto che la proprietà delle Terre civiche appartiene alle generazioni future, in un’ottica di equità intergenerazionale e di rinnovabilità delle risorse, ed
è una scuola di gestione responsabile e consapevole dei Beni pubblici e dei Beni comuni».

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