“Assalto al Fella”: il Comune di Pontebba non si ferma

29 Luglio 2020

PONTEBBA. Nel cuore dell’estate, l’Amministrazione comunale di Ivan Buzzi, ancor fresca di “Bandiera nera” della “Carovana delle Alpi”, si appresta imperterrita a confermare il proprio ruolo da protagonista nell’“Assalto al Fiume Fella”, che tanta preoccupazione e scandalo suscita nelle Comunità di San Leopoldo/La Glesie, Pietratagliata e Pontebba, nell’intero Canal del Ferro, fra i difensori dei Beni comuni e dei Domini collettivi del Friuli e dell’intero arco alpino nonché in ampi settori del Consiglio regionale.

Area Presa San Rocco sul Fella

Alle 12 di giovedì 30 luglio (in una data e in un orario quantomeno insoliti nella storia amministrativa pontebbana), il Sindaco Buzzi ha convocato il Consiglio comunale per la trattazione di un Ordine del giorno in un unico punto: «Richiesta disponibilità aree di proprietà comunale per la realizzazione di un impianto idroelettrico. Determinazioni». Si tratta della stessa identica questione che, appena 5 giorni fa, nella precedente seduta, datata 24 luglio, era stata «rinviata», «alla luce della discussione svoltasi in Preconsiglio» (come aveva seccamente motivato il Primo Cittadino). In quell’occasione, secondo indiscrezioni, alcuni Consiglieri (determinando l’inconsueto ritardo con il quale si era aperta la riunione) avevano suggerito al Sindaco di soprassedere, alla luce della “Nota” fatta protocollare il giorno stesso da tre dei cittadini «interferiti» dal contestatissimo impianto per la produzione di energia elettrica che la Società “Idroelettrica Fella” si prefigge di realizzare sull’omonimo fiume, captandone le acque in località San Rocco (nei pressi del Cimitero pontebbano) per poi “turbinarle” nell’apposita Centrale da costruire in località Braiducis.

Un progetto per lo sfruttamento di una risorsa pubblica (di valore ecologico, paesaggistico e sociale strategico ed inestimabile) che, principalmente grazie agli incentivi statali tuttora garantiti al cosiddetto “Mini-idroelettrico” (direttamente prelevati dalle tasche dei contribuenti, tramite Bolletta elettrica), finirebbe per garantire profitti milionari alla Società privata proponente. Ma, con ogni probabilità – tramite la “Cabina primaria” per la connessione diretta alla rete di trasmissione dell’energia in alta tensione (progettata nei pressi di Pietratagliata, su parte dei terreni che il Comune sarebbe intenzionato a cedere giovedì) – anche il primo tassello indispensabile per resuscitare, in mano privata e tramite il sistema delle famigerate “Centrali a catena”, che hanno già prosciugato la Val Raccolana, i piani di sfruttamento idroelettrico dell’intero bacino del Fella elaborati nel secolo scorso da “Sade” ed “Enel”.

Dal documento recapitato a tutti i Consiglieri comunalidi Pontebba si evince innanzitutto che le aree di proprietà comunale, citate genericamente nell’Ordine del giorno del 24 e del 30 luglio, ricadono proprio «nel piano particellare di esproprio-asservimento» connesso al progetto di “Idroelettrica Fella” (come confermato dall’Ufficio tecnico comunale). Ma, soprattutto, viene sottolineato che il Comune di Pontebba ha «ricevuto nota ufficiale dalla Regione Friuli-V. G. con la quale è stato comunicato a tutti i soggetti coinvolti l’avvio del procedimento volto a dichiarare la decadenza della Società Idroelettrica Fella s.r.l. dall’originario titolo di Autorizzazione unica alla costruzione ed esercizio della proposta centrale idroelettrica e delle relative opere previste nel Comune di Pontebba».

Tale provvedimento, salutato dai difensori del Fella e dei Beni collettivi come l’inevitabile e definitiva bocciatura dell’impattante progetto, è atteso proprio per i primi giorni della prossima settimana (il che svelerebbe l’urgenza della bizzarra convocazione meridiana del Consiglio di Pontebba) e andrà ad aggiungersi ai precedenti fatti e procedimenti che hanno messo in luce non solo la problematicità e l’opacità dell’intero iter burocratico del progetto, ma anche l’impopolarità dell’iniziativa. La “Nota” pervenuta al Consiglio comunale, infatti, sottolinea come la Direzione Infrastrutture e Territorio della Regione sia già stata costretta a dichiarare «decaduta» la «pubblica utilità dell’opera proposta» (con la conseguente decadenza pure del relativo «potere di esproprio-asservimento» dei terreni dei soggetti interferiti, operazione per la quale, inizialmente, si era indebitamente prestata in prima persona l’Amministrazione Buzzi, obbligando a un’azione legale di autotutela perfino il Consorzio vicinale di San Leopoldo).

Inoltre, il documento ribadisce che molti fra i proprietari dei terreni interessati dal passaggio della conduttura di adduzione dell’acqua della Centrale, fra San Rocco e Braiducis, e del cavidotto di oltre 3 chilometri, fra Braiducis e San Leopoldo, abbiano già manifestato il loro «incondizionato e insuperabile diniego» a cedere la «proprietà dei loro terreni» o a consentire la «costituzione di diritti di asservimento al passaggio della condotta di adduzione dell’acqua».
Nonostante tutti questi “segnali” (ai quali va aggiunta la ribadita opposizione del Consorzio vicinale di San Leopoldo) e nonostante il formale richiamo dei cittadini firmatari della segnalazione a considerare quanto «inopportuno, nonché potenzialmente foriero di danno erariale» risulterebbe «impegnare il Comune di Pontebba alla cessione in favore della società privata Idroelettrica Fella S.r.l. di aree facenti parte del patrimonio comunale o alla costituzione in favore della stessa di diritti reali di qualsivoglia natura gravanti su beni del Comune di Pontebba, stante l’attuale pendenza di un procedimento amministrativo volto alla caducazione dell’originario titolo autorizzativo alla realizzazione dell’opera», la convocazione del 30 luglio pare confermare l’incrollabile determinazione del sindaco Ivan Buzzi e della sua Amministrazione di non recedere dal proprio sostegno al devastante progetto di sfruttamento delle acque del Fella.

Finora, tale atteggiamento si è concretato in una serie di atti puntualmente denunciati all’opinione pubblica regionale e alle autorità competenti dal convegno contro l’“Assalto al Fella”, indetto a Udine il 25 maggio dai Comitati in difesa delle acque friulane; in occasione della pubblica protesta del 5 luglio a Pietragliata; e, più recentemente, nelle motivazioni addotte da “Legambiente” per l’assegnazione della “Bandiera Nera”. In tale pubblica accusa, fra l’altro, si definisce «grave che l’Amministrazione Comunale, abbagliata dalla possibilità di ottenere qualche introito, non solo abbia emanato decreti di esproprio nei confronti del Consorzio dei beni delle Comunioni Familiari di San Leopoldo, subito contestati, ma non abbia esitato a schierarsi in sede di Tar a sostegno della ditta proponente».

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