Artigianato, profondo rosso

24 Febbraio 2014

UDINE. “Dalla crisi non si esce senza riforme”. Lo ha detto oggi, 24 febbraio a Udine, commentando i dati non positivi della XVI indagine sulla congiuntura dell’artigianato dell’Ufficio Studi di Confartigianato Udine, il presidente di Confartigianato Udine Graziano Tilatti che ha aggiunto: “Sono ormai indilazionabili provvedimenti sul triplo binario della diminuzione della spesa pubblica improduttiva, del calo delle imposte e della sburocratizzazione, condizioni necessarie per ridare potere d’acquisto alle famiglie italiane e rilanciare la domanda interna per consumi e investimenti”. Un appello non nuovo quello di Confartigianato Udine alla politica che viene rafforzato da dati che, anche se evidenziano un lieve miglioramento, sono ancora preoccupanti.

Testimoniano che – come ha spiegato il responsabile dell’Ufficio Studio Nicola Serio – “non appaia prossima la fine della crisi infinita, che da 6 anni sta decimando le imprese friulane”. “Se da una parte – ha spiegato – si assiste a un lieve miglioramento rispetto allo scorso luglio, dall’altra tutti gli indicatori continuano a rimanere negativi. Anche i settori interni all’artigianato sono tutti in rosso: vanno peggio i servizi, in particolare le autofficine ed i servizi alla persona. Un segnale incoraggiante arriva dall’arredo dove dopo anni di calo il saldo d’opinione sul fatturato è ritornato positivo nel 2013, grazie alla buona performance dell’export”.

“Anche se i segnali positivi sono deboli – ha commentato il direttore Gian Luca Gortani – occorre che non siano vanificati da una classe politica che continua a rinviare le riforme necessarie a ridare competitività al paese. Nonostante le difficoltà di sistema – aggiunge Gortani – 8 artigiani su 10 continuano ad avere fiducia nella propria capacità competitiva mentre la stessa percentuale (80%) si ritrova alla voce sfiducia verso il futuro dell’economia italiana”. 

Ma oltre alla riforme c’è anche il rispetto delle leggi. “L’Italia – aggiunge Gortani – dovrà pagare una multa salata perché la pubblica amministrazione non rispetta le direttive europee che impongono di pagare in 30 giorni. Decine di miliardi di debiti delle amministrazioni pubbliche verso i piccoli imprenditori, che potrebbero ridare ossigeno all’economia, sono ancora bloccati”.

Resta di vitale importanza l’accesso al credito. Il secondo fattore di criticità indicato dalla imprese artigiane – quello cresciuto di più nell’ultimo semestre – è la mancanza di capitali per investimenti causata dalla chiusura dei rubinetti dei finanziamenti all’artigianato attuata dalla Regione e soprattutto dalla stretta creditizia. Sandro Caporale, direttore di Confartigianato Udine servizi: “In Fvg i prestiti bancari sono calati di 2.304 milioni dal 2011, in 2 anni c’è stata una stretta creditizia di 24 mila euro ad impresa, un mix micidiale, per gli equilibri finanziari, soprattutto perché abbinato ai ritardi nei pagamenti delle fatture”.

Se sono chiare le richieste alla politica altrettanto sono le sollecitazioni al mondo delle imprese. Se ne è fatto carico il vicepresidente di Confartigianato Udine Servizi Sandro D’Antonio, commentando il dato che meno di un artigiano su due utilizza smartphone o tablet. “Le imprese – ha detto – devono attuare delle politiche di innovazione e di marketing per incrementare il numero di clienti e la spesa media per cliente, anche sfruttando al massimo le nuove tecnologie, le applicazioni informatiche per smartphone e tablet e le opportunità offerte dalla rete e dai social network. La diffusione di queste nuove tecnologie ci consentirà nei prossimi anni di proporre delle “app” per servizi sempre più personalizzati sulle esigenze dei clienti”.

Il presidente Tilatti, ringraziate le 605 imprese artigiane che, nel periodo 7-16 gennaio, hanno risposto all’intervista telefonica ha rimarcato: “La cosa che non sopportiamo per il nostro Paese è che con la stessa noncuranza con cui l’Italia trascura il suo immenso patrimonio storico, artistico e culturale il nostro Stato continua a non puntare come dovrebbe su cultura, giovani e piccole imprese, sperperando la ricchezza di creatività e la voglia di fare incarnata da milioni di imprenditori e dalle loro aziende”.

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