Anduins Claut Meduno senza guardia medica da gennaio? Bidoli interroga la Giunta

10 Novembre 2021

TRIESTE. Anduins, Claut e Meduno senza guardia medica dal primo gennaio 2022, per effetto del nuovo assetto organizzativo del servizio; realtà già penalizzate dalla carenza di medici di medicina generale. Anche alla luce di questa novità, «quale futuro attende i servizi sanitari nella montagna del Friuli occidentale?». Lo ha chiesto il consigliere regionale del Patto per l’Autonomia, Giampaolo Bidoli, all’assessore alla sanità Riccardi con un’interrogazione discussa nella seduta odierna del Consiglio regionale.

«Le scelte compiute derivano dalla difficoltà dell’Azienda sanitaria a reperire medici di continuità assistenziale per il distretto delle Valli e Dolomiti friulane. Ma il servizio di guardia medica è fondamentale – ha ricordato Bidoli – e, soprattutto in un periodo come quello attuale, è doveroso che sia garantito anche per evitare che alcuni debbano ricorrere alle cure del pronto soccorso laddove sarebbe possibile ovviare in altro modo. Abbiamo quindi chiesto alla Giunta Fedriga se intenda intervenire rispetto alla situazione specifica creatasi negli ambiti di competenza dell’Asfo e, più in generale, quali attività intenda porre in essere a livello regionale rispetto al servizio di guardia medica in area montana».

Da parte dell’Assessore Riccardi c’è stata la disponibilità a un confronto per affrontare la questione «con gli strumenti che abbiamo a disposizione, considerato che la materia è di competenza statale, non regionale». Una disponibilità che va supportata da fatti concreti per Bidoli, che, in merito alla dichiarazione dell’esponente della Giunta Fedriga di un aumento di organico da parte dell’Azienda sanitaria, ha precisato: «Si tratta di una riorganizzazione delle risorse a disposizione, che peraltro avverrà nelle sedi principali. La questione è complessa e delicata – ha concluso il consigliere del Patto per l’Autonomia –, ma va affrontata con gli strumenti giusti per dare supporto a quelle aree interne e montane già penalizzate dalla carenza dei servizi essenziali, compresi quelli sanitari. Serve nuovo personale a tutela delle comunità delle aree più fragili. Si percorra questa strada anche grazie al supporto dei Comuni che si sono detti disponibili a mettere a disposizione sedi adeguate e ad agevolare la permanenza dei medici in loco».

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