Allestimenti delle mostre più ecologici e senza sprechi

18 Aprile 2022

UDINE/TRIESTE. Una soluzione espositiva modulare “contemporanea” che ha l’obiettivo di rispondere alle esigenze di allestimento evidenziate da istituzioni museali, fondazioni e gallerie d’arte, ed è del tutto innovativa poiché versatile, sostenibile, smontabile e riutilizzabile, ideata nel segno dell’economia circolare e quindi del riciclo e del riuso.

A progettarla è stato un team multidisciplinare di professionisti basato in Friuli, e composto da Michele Filippi, Elena Tammaro, Ludovico Bomben, Elena Cantori, Stefano Coletto, Rachele D’Osualdo, Giovanni Di Vito, Federica Ferrarin, Filippo Lorenzin, Federica Manaigo, Laura Petruso, Marco Pietrosante, Giannantonio Ros e Andrea Sut. Il progetto si chiama “BeAPart”, è finanziato dal Programma di cooperazione Interreg V-A Italia Slovenia 2014-2020, nell’ambito del progetto Diva, ed è stato realizzato in una partnership ‘strategica’ dalla società hi-tech Dform e dall’impresa culturale Creaa.

La presentazione del prototipo del dispositivo nato dalla necessità di curatori, architetti e conservatori, che si trovano a gestire, movimentare e valorizzare importanti collezioni d’arte, sarà ospitata giovedì 21 aprile, alle 18, nella Galleria EContemporary in Via Francesco Crispi, 28 a Trieste (dove è in corso la mostra “Linfa” di Deborah Malis e Shanti Ranchetti), dopo essere stato illustrato in anteprima a Rimini, in occasione della mostra nella città romagnola degli artisti friulani Mara Fabbro e Alberto Pasqual, con la curatela di Matteo Sormani. La prossima tappa, annunciano gli organizzatori, sarà il 27 aprile a Pordenone.

“BeAPart è il risultato della ricerca di una soluzione pensata per progetti molto diversi per dimensione, contenuto ed estetica, con lo sguardo rivolto alla sostenibilità e all’economia circolare, ma anche all’esigenza di risolvere l’annosa questione degli sprechi, cioè gli allestimenti usa e getta delle mostre”, puntualizzano Michele Filippi (Dform) ed Elena Tammaro (Creaa), titolari d’impresa. Se da un lato la sostenibilità ambientale è ormai di casa anche nelle mostre italiane, tanto che negli ultimi anni, dalla Biennale ai Musei pubblici, molti hanno ospitato artisti e iniziative in ambito green, è altrettanto vero che finora è raramente perseguita nelle esposizioni stesse. “Questo sistema – spiegano i progettisti – essendo composto da una struttura modulare in alluminio e da una “pelle” che la riveste, che può essere Corian, pannello luminoso, o Mdf, offre caratteristiche innovative come l’interscambiabilità delle pelli e una struttura fisica che diventa materia riutilizzabile quante più volte possibile”.

Caratteristiche importanti a garanzia, appunto, della sostenibilità, poiché si evita, ad esempio, l’utilizzo di plastiche, materie poco costose, malleabili, utili ed esteticamente pregevoli, che però diventano molto dannose nel momento in cui vengono disperse nell’ambiente. “Il modulo è infatti concepito affinché, alla fine di una mostra – continuano Filippi e Tammaro – la pelle possa essere sostituita o rigenerata on site, ovvero possa dar vita a un altro allestimento diverso per idee, forme e contenuti. Parliamo di circolarità – aggiungono – perché i materiali utilizzati sono rigenerabili dall’azienda stessa o riciclabili alla fine del loro ciclo di vita. Inoltre il sistema modulare è smontabile in singoli elementi e quindi consente un trasporto agile con risparmio di mezzi e risorse”.

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