Agrinsieme va dal Ministro: il problema non è solo l’Imu

3 Aprile 2015

Con tre partecipati sit-in a Roma, presso i luoghi simbolo dell’attività parlamentare e governativa (la Camera dei Deputati, il ministero dell’Economia e delle Finanze e quello delle Politiche agricole) e migliaia di agricoltori provenienti da ogni parte d’Italia (tra i quali una delegazione di Confagricoltura Fvg), si è conclusa la mobilitazione sul territorio di Agrinsieme, diretta a sensibilizzare le forze politiche, le istituzioni, i media e l’opinione pubblica sul ruolo dell’agricoltura e dell’agroalimentare per la crescita e l’occupazione del Paese. Al termine della mobilitazione i rappresentanti di Agrinsieme (il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari) hanno incontrato il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina a cui hanno consegnato un documento riassuntivo con le loro richieste.

“Per quanto riguarda la partita dell’Imu agricola se, come ha detto il ministro, è aperta, noi la vogliamo giocare – ha detto Confagricoltura -. Le misure tampone decise sono assolutamente insufficienti per lenire gli effetti di una tassazione che grava in maniera pesantissima sui fattori di produzione. Oltre tutto c’è stata una progressione che ha visto quasi triplicare il carico fiscale: la vecchia Ici era di 350 mln di euro, oggi siamo a 900 mln di euro. Ma soprattutto è sbagliato il modo con cui è stato fatto questo provvedimento, per questo occorre fermarsi subito”.

Al di là della questione Imu, Confagricoltura ha evidenziato tutta una serie di “priorità”: accelerare l’applicazione della riforma della Pac superando alcune recenti decisioni negative e non in linea con le aspettative delle imprese e garantire massima flessibilità e tolleranza per il non rispetto del “greening”; approvare rapidamente i Psr regionali e partire quanto prima con i bandi; intervenire sui gap strutturali che minano la redditività agricola, inferiore al 2005; definire rapidamente le forme dell’organizzazione economica (le organizzazioni di prodotto e l’interprofessione); applicare le normative ambientali e sanitarie tenendo conto delle esigenze delle imprese, dei processi produttivi e della competitività; spingere con convinzione sulla diversificazione e in particolare sulla produzione di energia da fonti rinnovabili; puntare sul “lavoro vero” in agricoltura (con misure specifiche per il settore e riducendo il cuneo fiscale); incentivare l’attività agricola come strumento di gestione del territorio per evitare il dissesto.

Confagricoltura, infine, ha chiesto di intervenire sui mercati in crisi che subiscono i contraccolpi dovuti ai problemi produttivi, agli andamenti climatici sfavorevoli, alle fitopatie, ai cali dei consumi e all’export: ortofrutta, le produzioni zootecniche, olio e vino. Ad avviso di Confagricoltura “occorre promuovere i consumi interni ed esteri, rinsaldare le filiere ‘dalla terra alla tavola’ e rilanciare l’aggregazione, come fattore di competitività e redditività”.

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