Zorzut: Emisfero australe, inverno e ripresa dei contagi

26 Settembre 2020

Fulvio Zorzut

TRIESTE. E’ il momento dell’analisi che periodicamente il medico epidemiologo triestino Fulvio Zorzut propone ai lettori.

”Circa tre mesi fa scrivevo: ’Sarà importante verificare ed osservare, in mancanza di certezze, e non potendo giungere a conclusioni solo su basi analogiche-deduttive come evolverà la pandemia da Covid-19, nell’emisfero sud del pianeta ed in Brasile in particolare, nell’imminenza dell’inverno. Basta attendere un mese e sapremo se ce ne libereremo, definitivamente. Ora nell’emisfero australe è autunno e fra un mese sarà inverno, con la ricomparsa certa dell’epidemia influenzale causata dal ceppo A H1N1 (Mixovirus dell’influenza). Oggi non sappiamo ancora se anche il Coronavirus avrà un andamento analogo, al di la delle tante ipotesi formulate. Non dovrebbe essere così, ma se fosse aumenterebbero le probabilità di una ripresentazione annuale, periodica, legata all’inverno’.

Ebbene, ora la pandemia in effetti sta colpendo con grande aggressività in Sud America e in Sud Africa e ha iniziato anche in Indonesia. Per chiarezza le stagioni sono invertite, quando da noi è estate in Sud America è inverno. Il contagio si diffonde più rapidamente a temperature medie di circa 5°C e umidità relativa medio bassa (20-40%). Viceversa, in climi molto caldi e umidi, l’epidemia sembrerebbe aver colpito con forza minore.

L’epidemia influenzale da Mixovirus, ad esempio, si sviluppa tipicamente nella stagione invernale, tra novembre e marzo nell’emisfero boreale, e tra maggio e settembre in quello australe. La bioclimatologia studia con metodi statistici, attraverso ricerche empiriche o di tipo clinico-epidemiologico, possibili legami di causalità ad alta probabilità tra le condizioni del clima ed i numerosi disturbi e alterazioni dello stato di salute. L’analisi dell’andamento della pandemia nei Paesi dell’emisfero australe, dove ora è inverno è sicuramente suggestiva, ma i confronti possono essere incerti, perché climaticamente l’inverno in buona parte dei Paesi dell’emisfero australe è meno rigido di quello boreale. In sintesi si verificherebbero queste condizioni: durante la stagione fredda si trascorre molto più tempo al chiuso e in ambienti con scarso ricambio d’aria: le condizioni ideali per favorire la diffusione dei virus respiratori.

A molte latitudini, il clima invernale tende a essere meno umido rispetto a quello estivo, e questo sembra influire sulla capacità dei virus influenzali di diffondersi. In estate trascorriamo molto più tempo all’aria aperta e pratichiamo un maggiore distanziamento fisico. Inoltre la maggiore presenza di raggi ultravioletti derivanti dalla radiazione solare contribuisce a degradare le particelle virali presenti sulle superfici all’esterno, riducendo quindi il rischio di contagio.

Comunque, se il Coronavirus dimostrasse di essere stagionale – cosa che non è caratteristica di questi virus -, è bene ripeterlo, diviene ancora più indispensabile disporre di un vaccino testandolo rapidamente e cercando di prepararlo per averlo a disposizione per il ciclo successivo. Un vaccino sicuro ed efficace sarebbe fondamentale per determinare una protezione di gregge. Introducendo il vaccino si potrebbe completare la protezione della popolazione. Ogni futuro infetto si troverebbe circondato da immuni naturali e vaccinati e quindi non potrebbe avviarsi la catena del contagio. La maggior parte della popolazione italiana non ha alcun tipo di immunità contro il Coronavirus.

Comunque in Italia si assiste a un nuovo incremento di infetti giornalieri, conseguenza dei casi di ritorno, turistici e lavorativi, degli assembramenti vacanzieri, dell’incessante flusso dei migranti, e della ripresa della scuola. I mesi autunnali ci riserveranno un ulteriore peggioramento, stagionalità o meno. Continua l’ascesa del numero di nuovi casi e delle persone attualmente positive, conseguente sia all’incremento dei casi testati, sia al costante aumento del rapporto positivi/casi testati.

Aumentano lievemente le ospedalizzazioni con sintomi e il numero dei pazienti ricoverati in terapia intensiva. Si tratta di segnali che vanno attentamente seguiti perché sono tutti nella direzione di una ripresa dell’epidemia nel nostro Paese, sia in termini epidemiologici che di manifestazioni cliniche, e la doverosa sfida della riapertura delle scuole accentuerà questo trend.

Nonostante il numero di casi sia ormai equiparabile a quello dello scorso marzo-aprile, la situazione è però oggi diversa in quanto la sintomatologia clinica è meno aggressiva”.

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