Vicino/lontano chiude con Marco Paolini, ma prima il Basaglia africano e tanti altri

12 Maggio 2018

UDINE. Sara quello con Marco Paolini l’ultimo appuntamento, in San Francesco, di vicino/lontano 2018. Ma la giornata di domenica, prima di questo atteso evento, sarà ancora densa di richiami. “Spezzare le catene” è il titolo dell’incontro che, nel giorno dei 40 anni dall’approvazione della legge 180, rende omaggio alla conquista partita da Franco Basaglia, primo ad avviare la rivoluzione che considerava i pazienti e i malati come esseri umani. Dal 13 maggio 1978 questa è ancora la legge quadro che regola l’assistenza psichiatrica in Italia ed esiste un “Basaglia” anche nei paesi africani, dove la malattia psichica è ancora un tabù assoluto.

Gregoire Ahongbonon

Sarà Grégoire Ahongbonon, il “Basaglia africano”, alle 16 nella Comunità Nove del Parco di Sant’Osvaldo, che un tempo ospitava l’Ospedale Psichiatrico di Udine, l’ospite dell’incontro “Spezzare le catene”, con lo psichiatra Marco Bertoli e il direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine in un dialogo sulla malattia mentale.

Fra gli ospiti di punta del festival, lo scrittore Miha Mazzini, voce fra le più importanti della letteratura slovena del nostro tempo che presenta in anteprima nazionale, in dialogo con il giornalista e scrittore Gigi Riva e l’avvocato Andrea Saccucci, il suo ultimo romanzo “I Cancellati”, nella traduzione italiana pubblicata da Bottega Errante Edizioni (a Casa Cavazzini, ore 11.30), racconto ispirato alle storie di migliaia di persone che hanno subito la cancellazione della loro identità documentale a causa della disintegrazione jugoslava. Protagonista nella giornata di chiusura della quattordicesima edizione del festival anche Pier Aldo Rovatti, nella sua lectio magistralis “E’ impossibile?”, in cui il professore di filosofia si interrogherà sulla possibilità di concepire nella parola “impossibilità” un tratto positivo (alle 11.30, all’oratorio del Cristo).

Dalla filosofia all’attualità e se “Squilibri” è la parola chiave della 14^ edizione del festival vicino/lontano, il tema delle migrazioni rientra con forza nel programma degli appuntamenti in calendario. “Immigrazione. Cambiare tutto”, alle 16 alla chiesa di San Francesco è la conferenza in cui il sociologo Stefano Allievi offrirà un’analisi rigorosa dei dati mettendo in evidenza vantaggi, svantaggi e prospettive di tale processo, che ha raggiunto una consistenza tale da richiedere un approccio che non sottovaluti il malessere diffuso nell’opinione pubblica.

La ricerca biomedica sta facendo passi da gigante grazie alle informazioni ottenute sui meccanismi molecolari che stanno alla base di alcune patologie e a vicino/lontano, domenica alle 11.30, chiesa di San Francesco si parlerà anche di ricerca biomedica, nell’incontro “Medicina per tutti o medicina a tutti i costi?”, a cura a cura dell’istituto di Genomica applicata, in collaborazione con Federfarma Udine al quale parteciperanno Maria Chiara Carrozza, Umberto Curi, Mauro Giacca, Roberta Petrucci e il moderatore Michele Morgante. La razza è un mito arcaico delle origini, smentito dalla scienza e dalla storia, ma siamo sicuri di averci rinunciato? Se ne discuterà in “Non voglio essere razzista” alle 17.30, chiesa di San Francesco, in un confronto con Guido Barbujani, Gian Paolo Gri , Igiaba Scego , Jvan Moda , Paolo Forte e il moderatore Nicola Gasbarro, che vedrà in apertura Jvan Moda, alla chitarra, canta “Arsure”, brano dei Pantan di cui ha composto musica e testi. Lo accompagna Paolo Forte alla fisarmonica. “Ambientiamoci”, a cura della redazione Scuola del Messaggero Veneto, discuterà su come trasmettere un messaggio nuovo ed efficace in tema di emergenza ambientale insieme a Folco Terzani (ore 10, oratorio del Cristo).

Marco Paolini

Sarà infine Marco Paolini a suggellare il cartellone, nella Chiesa di San Francesco (ore 21) con una delle sue ultimissime narrazioni, “Tecno filò. Technology and me”, una nuova tappa del suo teatro di parola come sempre prodotta da Jolefilm, questa volta dedicata al recupero di una delle più salde tradizioni delle comunità familiari e di paese, il “filò” serale nel quale i nostri nonni condividevano storie ed esperienze, attraverso una sorta di ritualità narrante dalla straordinaria forse aggregativa. Oggi, invece, ci si connette agli altri attraverso computer e smartphone perennemente in rete, costantemente collegati ai social network e a tante agorà digitali. “Tecno filò” si propone di riflettere insieme e ad voce alta su questi aspetti, riunendo tante piccole storie ed episodi del nostro tempo, come se un filo – o “filò” – tecnologico potesse colmare il gap fra un passato che sembra lontanissimo e un presente che stiamo cercando di decodificare.

«Non sono un esperto di Internet, non sono un utente dei social – spiega Paolini -. Non conosco la meccanica quantistica, né le neuroscienze e la fisica, né la robotica e le intelligenze artificiali. Ma tutto questo mi riguarda e mi interessa. So che la mia vita sta cambiando grazie o per colpa delle tecnologie che da queste innovazioni derivano e di cui faccio uso anch’io come i miei simili. Provo a riflettere a voce alta su questo mettendo insieme piccole storie unite da un filo di ragionamenti. Una volta, nelle veglie invernali si chiamavano filò le narrazioni degli anziani che raccontavano qualcosa di unico e prezioso. Senza presunzione di riuscirci ritengo necessario provare a narrare il nostro tempo crisalide».

Argomenti correlati:

Condividi questo articolo!