Vetrina d’arte contemporanea

14 Ottobre 2017

UDINE. La Galleria Arttime di Udine presenta la mostra “Vetrina d’arte contemporanea 2017″, che avrà luogo dal 14 al 28 ottobre. Partecipano: Alberto Fiorenzato, Alida Rettore, Gianni Mantovani, Giorgio Mascia, Luca Lischetti, Marco Guazzarini, Simona Romeo, Florian Prünster e Karin Rupacher.

Alberto Fiorenzato, artista padovano-trentino, esordisce a soli 19 anni con una mostra a Padova. Erano opere in cui prevaleva una grafica surreale, che guardava soprattutto a Dalì, alle sue opere inquietanti. Per spiegarlo bisogna tener presente che Alberto era stato un bambino solitario, timidissimo: senza amici e senza giochi (se non quelli immaginari che riusciva spesso a inventarsi), senza attività ludiche e sportive con i suoi coetanei, periodicamente afflitto da misteriosi mali. Il suo immaginario è fatto soprattutto di alberi: di alberi solitari o di alberi in associazione, ovvero di boschi, in lavori che lui connota spesso con titoli estesi, meditativi e lirici. Il suo è un lungo viaggio attraverso gli alberi e i boschi, in tavole quasi monocromatiche, in cui prevalgono i grigi e gli scuri, un viaggio dantesco tra “selve oscure” in cui alla fine, impensabilmente, esplode il colore. Dopo gli alberi e i ritratti, i paesaggi e le marine. I paesaggi sono specialmente quelli dei Colli Euganei, vicini a Padova in cui Alberto rivela anche la sua abilità di architetto e quindi particolarmente affidabile sia nella prospettiva di ampi spazi, che negli scorci architettonici.

Alida Rettore, nata a Padova, nella cui provincia attualmente vive e lavora, ha un patrimonio che viene da una competenza e abilità che aveva trovato in famiglia nella figura di zio Bruno, pittore e dottore in Belle Arti. Sotto la sua guida ha iniziato a dipingere e ha potuto così appagare il suo bisogno di dedicarsi alle arti figurative, avendo coltivato la passione per il disegno fin da giovanissima. Ha dedicato buona parte della sua vita all’insegnamento, attività in cui ha utilizzato le sue capacità grafiche come forma comunicativa immediata con i piccoli allievi, creando quell’empatia necessaria per un sereno percorso educativo. Alida ha raccolto il testimone dello zio, Bruno Frigo, compreso il patrimonio dei maestri della natura morta fiamminga del Seicento, in cui egli riconosceva la presenza dell’eccellenza. Maestri come miniere da cui trarre dettagli preziosi da ricomporre insieme in quadri nuovi.

Gianni Mantovani nato a Parma dove risiede tutt’ora, ha iniziato a creare opere pittoriche da circa 10 anni pur non avendo conseguito un diploma artistico, ha intrapreso un percorso che richiama i graffiti, le opere murarie, gli affreschi, imparando a seguire l’istinto puro, senza remore e senza condizionamenti esterni. Sicuramente l’aver lavorato nella moda per tanti anni, lo ha aiutato e lo aiuta tutt’ora a coniugare colori e materiali diversi tra loro, portando l’immagine finale ad emozionare chi la guarda. Diverse le linee tematiche, naturali o comunicative che rappresentano le creazioni dell’artista. Gianni Mantovani riesce a tradurre, in un linguaggio narrativo di forte presa emozionale, sensazioni e impressioni. Le sue opere, dense di chiari rimandi simbolici che si svelano alla mente poco a poco, rappresentano il retaggio di un piacevolissimo ricordo che vale la pena trattenere e riprendere. Segni e simboli si alternano sulla superficie dell’opera, realizzata anche attraverso un sapiente utilizzo del collage, facendosi elementi in grado di conquistare l’osservatore.

Giorgio Mascia vive in provincia di Venezia. Frequenta il corso di Scenografia all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e, successivamente, l’ Accademia di Belle Arti di Venezia. Lavora, fin dal 1990, come scenografo e pittore di scena, in diversi teatri lirici e dal 2008 lavora come scenografo collaboratore al Teatro La Fenice di Venezia. Una pittura dinamica, quella di Mascia, che unisce tratti fini, veloci, apparentemente caotici e dissonanti, i quali trovano la loro sintesi perfetta e la loro unitaria armonia alla fine, nel momento in cui lo spettatore si allontana dalla tela e osserva l’opera; mentre, la complessità, la ricchezza e la singolarità delle pennellate si colgono avvicinandosi ad essa. Scrutare da vicino un’opera di questo artista, infatti, è come guardare nel microscopio di uno scienziato: si osserva tutta la vitalità e molteplicità del movimento degli atomi (i tratti) che compongono la materia (l’immagine sulla tela).

Luca Lischetti vive e lavora a Montonate di Mornago (Va). Il suo esordio risale agli inizi degli anni ’70. La sua ricerca pittorica è contrassegnata da una distorta visione della realtà, con personaggi duri nei tratti somatici. Dagli anni ’80 sperimenta vari materiali dalla vetroresina al legno. I suoi lavori diventano poi un misto fra pittura e scultura dove predomina il colore rosso, le cui superfici sono pareti su cui s’infrange lo sguardo dello spettatore.Attualmente un passato che si riattualizza lo porta a rivisitare la Babele irriverente, protestataria, sociale, popolata di figure stravolte, manovrate da fili come marionette. La sua visione critica e lacerata dell’esistenza, si manifesta anche nelle grandi sculture in legno, uomini imbrigliati nell’impossibilità dell’agire e costretti ad una forzata impotenza. Il suo è un mondo complesso e complicato, fatto di figure grottesche che si muovono su un palcoscenico dalle prospettive multiple, giocolieri che si agitano entro quadri virtuali, che cercano equilibri impossibili su corde che tagliano lo spazio o volteggiano su trapezi di cui non riesci a riconoscere le traiettorie. Quel mondo fantasioso e fantastico che nasce sulla tela, si proietta poi all’esterno in forza dell’assemblaggio di forme di superficie o del connettersi di fili che tracciano anche fuori dal quadro i confini di scena. L’emergere poi di forme e parti di corpi dalla plasticità ben definita e carica di suggestioni rimanda il pensiero ad analoghi interventi realizzati in epoca barocca soprattutto sulle volte di chiese e cappelle, dove diventa difficile distinguere arti o teste dipinte ad affresco da quelle realizzate con modalità scultorea a tutto tondo e innestate sulla pittura, in modo da creare effetti interessantissimi per il visitatore ignaro.

Marco Guazzarini nato a Cesena, si avvicina all’ arte tramite la fotografia, passione tramandata dal padre. Nel 2012 inizia il suo percorso artistico con corsi di fotografia reflex e collaborazioni con artisti Cesenati, consecutivamente nel 2014 inizia percorso artistico di pittura con i Maestri Cesenati Alessandro Casetti e Michele Pagano. Le sue opere nascono tutte dall’inconscio: nel risveglio mattutino emergono le idee che l’artista trasmette subito sulla carta prima che il ricordo si possa affievolire. I suoi lavori sono stati molto apprezzati e riconosciuti anche dalla critica per l’equilibrata distribuzione delle forme, l’armonioso valore cromatico e per avere la capacità di imprimere la giusta profondità ai contenuti trattati.

Simona Romeo, giovane artista siciliana, ha intrapreso il suo cammino nel mondo dell’arte da autodidatta, iniziando con il disegno (china su carta) per poi giocare sempre più con i colori (acrilico e olio su tela e/o tavola) ed infine arrivare alla tridimensionalità delle creazioni con la scultura. Ha partecipato sin da adolescente a diverse manifestazioni artistiche locali e regionali per poi esporre nel 2015 alla biennale di Arte internazionale “RomArt 2015”. L’artista punta a colpire nel profondo l’osservatore creando opere originali tra il figurativo e il concettuale, caratterizzate dai titoli parlanti che inducono ad una attenta riflessione.

L’approccio artistico di Florian Prünster s’inserisce nel solco di uno sforzo teso alla perfezione della rappresentazione umano-fisiognomica e della bellezza della natura creativa, svelandosi nell’amore per i dettagli. La sua attenzione per le sfumature più impercettibili del soggetto è ammirevole, così come la sua capacità di dar vita a un iperrealismo assoluto con la tecnica della filigrana, di cui pochi sono capaci, in particolare in ambito grafico. “Iperrealismo”, un termine un po’ ingombrante che designa un genere padroneggiato solo da pochi artisti. Il disegno, infatti, è sostanzialmente diverso dalla pittura, in particolare nella tecnica in bianco e nero di Florian Prünster, nei cui ritratti ritroviamo ogni ciocca di capelli, ogni ciglio e ogni necessaria piega della pelle, nel posto giusto e correttamente caratterizzati, come spesso nella realtà non vediamo, o meglio, ci lasciamo sfuggire. I suoi ritratti rispecchiano il carattere, la condizione e i sentimenti dei soggetti, inducendo l’osservatore a guardare nella loro anima. Florian Prünster riserva una particolare attenzione agli occhi, l’elemento più importante per conferire alle persone un’espressione interessante e vitale, rappresentando esperienze, percorsi di vita e stati emotivi come tristezza e gioia. I volti raccontano sempre delle storie!

Il colore rosso e il dialogo con il corpo umano sono le tematiche fondamentali delle opere di Karin Rupacher. L’attenzione principale dell’artista è focalizzata sulla figura femminile e sui suoi frammenti di forma. Attraverso una rielaborazione stratificata di un disegno di base, dopo un processo pittorico prolungato, si sviluppa un corpo statico in cui l’origine è ancora riconoscibile ma non è più rilevabile. La tensione deriva dall’abolizione di regole chiare da un lato e dal radicarsi delle tradizioni dall’altro. La ricerca della forma perfetta non necessariamente deve coincidere con delle forme ideali, con le rappresentazioni tradizionali che sono fissate nella nostra mente. Il corpo femminile come riflesso della società, storicamente si è aggiornato: dal richiamo ancestrale alla protezione alla contemporanea propensione verso la liberazione. Forma del corpo e corpo della forma, l’attrazione sta nella scoperta di elementi nascosti e nel colore rosso, che costituisce sempre la fondamentale profondità di base. Il rosso è diversificato e contraddittorio come la vita stessa. Il rosso simboleggia sensualità, vitalità e dinamismo, ma anche ordina “fermati!”, delimita confini, si allontana e attrae magicamente. Il rosso è l’inizio e la fine. Il rosso è l’alba e il tramonto. L’amore è rosso ma, allo stesso tempo, anche la morte, la sua controparte. È il colore del piacere e della distruzione. Rosso significa tutto, ma non mediocrità.

La mostra sarà visitabile dal 14 al 28 ottobre alla Galleria Arttime di Vicolo Pulesi, 6 a Udine con il seguente orario: lunedì dalle 16.30 alle 19.00 e dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 19.

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