Verso un nuovo Digital Act europeo con regole più chiare su Big Data e A.I.

25 Ottobre 2020

BRUXELLES. ”Il digitale made-in Europe dovrà avere un nuovo approccio: al centro dovranno esserci le persone e la qualità delle interazioni umane. Attraverso il ’Digital Act’, che sarà presentato nelle prossime settimane dalla Commissione europea, vogliamo garantire un efficace sistema di tutela dei dati personali e allo stesso tempo favorire l’ingresso nel mercato di nuove imprese, operatori e Pmi”. Con queste parole Elisabetta Gualmini, deputata europea Pd eletta nel collegio del Nord-est, ha
commentato la recente approvazione della posizione del Parlamento Europeo sul Digital Service Act, il nuovo corpus normativo dell’Ue sui servizi digitali.

”I testi appena approvati a Bruxelles avranno un impatto determinante sul futuro delle piattaforme digitali e dei servizi online – ha continuato Gualmini -. La posizione del Parlamento è chiara: le nuove regole dovranno essere certe e trasparenti per tutti, comprese le Big-Tech che dovranno adeguarsi alla normativa europea. Sull’utilizzo dei dati significherà dotarsi di standard etici. E in merito all’implementazione di tecnologie innovative come l’Intelligenza Artificiale diventerà primario proteggere i diritti digitali delle persone, per esempio attraverso il divieto di pubblicità mirata fatta dalle grandi piattaforme usando algoritmi elaborati con i dati personali e profilazioni degli utenti”.

Il Digital Act si pone infatti da un lato l’obiettivo di riordinare e aggiornare una normativa ormai ventennale, dall’altro di riempire lacune legislative dando all’Europa gli strumenti per un’azione efficace a tutela dei diritti fondamentali. Tra le proposte più rilevanti del pacchetto approvato ci sono quella di mettere un limite alla pubblicità ’targetizzata’ fatta con l’uso dei dati personali, l’obbligo di trasparenza per gli algoritmi dei social network, misure per rilevare e rimuovere fake news e un giro di vite sulla vendita di merci contraffatte e illegali attraverso le piattaforme online. ”La relazione tra la pubblicità e l’uso di dati personali profilati deve essere regolamentata – conclude Gualmini – così come i contenuti pubblicati da tali piattaforme e di quelli immessi sui loro server dagli utenti”.

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