Vaccinazioni in farmacia, ma senza un medico presente?

1 Aprile 2021

TRIESTE. In questo intervento, il medico epidemiologo di Trieste, dottor Fulvio Zorzut, ci ha inviato una valutazione critica sulla vaccinazione anti-Covid in farmacia senza la presenza di un medico.

”Ora va bene tutto, si fa per dire, l’emergenza Covid, il lockdown, le terapie intensive sature, l’incidenza elevata su 100.000 abitanti, l’accelerazione delle somministrazioni con specializzandi, che comunque sono già medici, l’utilizzo dei medici competenti nelle fabbriche, il recupero dei medici pensionati e volontari di varie provenienze, la logistica affidata a un generale, ma c’è un limite a quello che si può fare, anche se siamo tecnicamente in guerra.

Il decreto Sostegni introduce la norma che la vaccinazione possa essere effettuata dai farmacisti, senza la supervisione di un medico. Ai sensi della nuova disposizione, i farmacisti, previa partecipazione ad appositi corsi in modalità di formazione a distanza organizzati dall’Istituto Superiore di Sanità, avranno la possibilità di effettuare nelle farmacie aperte al pubblico, senza la supervisione dei medici, in via sperimentale solo per il 2021, le vaccinazioni contro il Sars-CoV2. Alle farmacie, secondo l’accordo, è riconosciuta una remunerazione pari a 6 euro per ogni vaccinazione. Francamente, dopo i ‘drive in vaccinali’, questo è una novità che suscita grande perplessità in un crescendo creativo.

E’ chiaro che la campagna vaccinale segna il passo. Dopo 3 mesi dall’avvio della Campagna vaccinale, è stato vaccinato con due dosi solo il 5% degli italiani che rientrano negli aventi diritto (un po’ meno di 51.000.000 di persone), sia per mancanza di personale che per l’arrivo delle dosi con il contagocce, lasciando perdere il pasticcio relativo all’impiego del vaccino Astrazeneca, che ha sfiduciato l’opinione pubblica. Per tale ragione si cercano tutte le vie possibili per giungere a un potenziamento organizzativo della macchina vaccinale. Questo è comprensibile e lecito, ma c’è un “ma”…

Il tema della sicurezza rimane imprescindibile, sempre e comunque. Infatti, il vaccino è un farmaco e deve essere somministrato, direttamente o indirettamente, dai Medici che hanno sostenuto una abilitazione professionale, dopo un esame di stato, coadiuvati in questa attività da Infermieri e Assistenti Sanitari. Infatti l’acquisizione del consenso informato, la valutazione tramite check list anamnestica standard, possono essere effettuate anche dagli assistenti sanitari o dagli infermieri sotto la supervisione, in presenza nella struttura, di un medico che al caso possa valutare direttamente lo stato di salute del paziente, se richiesto dai collaboratori, e gestire in maniera pronta, con procedura di urgenza, eventuali effetti collaterali, senza attendere l’arrivo del personale del 118, che ovviamente nei casi critici dovrà comunque essere allertato. Questo prevede l’Agenzia italiana del Farmaco, che espressamente raccomanda in caso di somministrazione del vaccino un’assistenza medica urgente se si manifestano sintomi di grave reazione allergica.

Infatti, al di là delle leggi sugli indennizzi da danni di vaccino (Legge 210/92 Vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati e Legge 229/2005 – riconoscimento di indennizzo aggiuntivo per i danneggiati da complicanze di tipo irreversibile causate da vaccinazioni obbligatorie di cui alla Legge 210/92) è sempre possibile la rivalsa legale risarcitoria, da parte del danneggiato, nel caso in cui sussista il dolo o la colpa di chi ha preparato o somministrato il vaccino e nei confronti della Ass di appartenenza, che in questo caso si riverserebbero sui farmacisti.

Con tutto il rispetto, solo il medico possiede, per formazione pluriennale per legge, e non a seguito di una breve formazione a distanza, le competenze necessarie per questi interventi e per decidere quali pazienti debbano essere vaccinati”.

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