Un’esordiente Joan Crowford e gli allievi del Tartini che sonorizzano un western

10 Ottobre 2019

Sally, Irene e Mary

PORDENONE. Alle Giornate del Cinema Muto, in corso al Teatro Verdi di Pordenone, il film della serata di venerdì 11 ottobre (ore 20.30) è Sally, Irene and Mary (Le Tre Grazie, 1925), restaurato dal George Eastman Museum di Rochester e accompagnato al pianoforte da Donald Sosin. Tre bellissime giovani attrici, Constance Bennet (Sally), Joan Crawford (Irene), Sally O’Neil (Mary) sono tre ballerine amiche che diventano stelle di Broadway. Il lato luccicante di lustrini e quello nascosto fatto di tenacia e di duro lavoro e talvolta anche di personali sofferenze sono descritti con grande maestria dal regista Edmund Goulding in questo meraviglioso film. In realtà Sally, Irene and Mary era la sua seconda regia, ma già mostra di sapere maneggiare bene un genere tra la commedia e il melodramma e soprattutto il suo formidabile istinto di talent scout.

È Goulding infatti il primo a puntare sulla pressoché sconosciuta Lucille Le Sueur – questo il vero nome di Joan Crawford – e a predirle un grande futuro. L’attrice gliene fu sempre grata e anche molti anni dopo in un’intervista dichiarò che se non fosse stato per Eddie (Goulding) sarebbe stata ancora lì a ballare il charleston sui tavoli. A dire il vero, il charleston lo balla anche e meravigliosamente in una delle sequenze più belle di Sally, Irene and Mary.

Joan The Woman

Un’altra stella del programma di oggi (ore 10) è senz’altro l’attrice e soprano statunitense Geraldine Farrar, la Giovanna d’Arco del film di Cecil B. DeMille Joan The Woman, del 1916. La storia della pulzella d’Orleans ha un prologo e un epilogo nelle trincee della prima guerra mondiale e il film, come nello stile di tutto il cinema di DeMille, è un’impressionante occasione di spettacolo, in questo caso lo spettacolo della guerra nel tempo presente così come nelle epoche passate. La partecipazione della Farrar, che aveva studiato canto a Berlino dove aveva anche avuto una relazione nei prima anni del ’900 con il principe Guglielmo di Prussia, costituisce per l’attrice un’eloquente dimostrazione di patriottismo. Geraldine Farrar è stata tra le più affermate e ammirate cantanti liriche del primo Novecento, stella assoluta del Metropolitan, molto chiacchierata per la sua relazione con il direttore d’orchestra Arturo Toscanini e con il tenore Enrico Caruso.

La banda del lupo

Da non mancare, anche se in tarda serata (ore 22.45), il film francese Gardiens de phare di Jean Grémillon, qui alle sue prime prove al lungometraggio dopo molte esperienze come documentarista. Un film importante soprattutto per la sua straordinaria architettura luministica, l’audace costruzione narrativa e i tanti simbolismi: da una lato il mare, elemento perturbante, sempre agitato, violento; dall’altro il faro, elemento stabile, fisso, dai contorni ben definiti. Nello scontro titanico tra questi due elementi l’uomo è la vittima anche sacrificale, come nel caso del figlio. Oltre al grande tema dell’ostilità della natura, in Gardiens de phare c’è anche quello della separazione tra uomini e donne: gli uni e le altre non sono uniti che dal ricordo, dal sogno e dai loro fantasmi. In virtù di questa messa in scena cosmica Grémillon ha trasformato il melodramma in tragedia. Considerato perduto, le Giornate presentano una splendida copia che mette in risalto le qualità della fotografia appartenente alla collezione Komiya e depositata presso il National Film Archive del Giappone.

Segnaliamo infine nella sezione William Hart, alle 17.30, The Return of Draw Egan (La banda del lupo 1916) con l’accompagnamento musicale degli alunni del Conservatorio Tartini di Trieste diretti da Petar Matošević per la partitura di Ari Fisher. Siamo curiosi di vedere come tutte le sparatorie e il frastuono delle armi da fuoco sarà reso in musica. All’epoca il film ebbe una enorme successo e le cronache registrano molti pienoni anche in sale di millecinquecento posti.

Le Giornate del Cinema Muto sono realizzate grazie al sostegno della Regione, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per il Cinema, del Comune di Pordenone, della Camera di Commercio Pordenone-Udine e della Fondazione Friuli.

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