Una questione di scale

5 Agosto 2020

TRIESTE. Il medico epidemiologo triestino dottor Fulvio Zorzut nella sua settimanale analisi si sofferma sul fatto che l’uso di una scala di valori diversa puà cambiare in maniera anche significativa le dimensioni della pandemia in atto.

”Il numero totale degli infetti e dei decessi nel mondo per Coronavirus, giornalmente proposti dalla Johns Hopkins University, al momento è pari a 18.566.065 con 701.278 decessi.

Se rapportiamo questi numeri a quelli dei decessi per tutte le altre cause del 2017 lo scenario tende a cambiare e la scala dei valori complessivi muta, considerevolmente. Ora, senza scomodare ipotesi discutibili e comunque confutabili, si deve richiamare l’attenzione sul fatto che i numeri complessivi dell’epidemia da Coronavirus, per quanto drammatici, non sono correlabili a una malattia infettiva a trasmissione certamente aerea, perché in questo caso bisognerebbe aggiungere, visti ormai i molti mesi di pandemia, almeno uno 0 a tutti i numeri forniti, considerata l’elevata capacità di trasmissione di una siffatta modalità di contagio.

Si ricorda che i valori di prevalenza nella popolazione italiana, risultati dai recenti studi del Ministero della Salute e dell’Istat, hanno dato una percentuale di pregressi infetti molto basso rispetto alle attese. Infatti, sono risultati positivi e quindi immuni naturali solo il 2,5% dell’intera popolazione da zero anni in su. I numeri delle grandi epidemie influenzali del passato come la Hong Kong del 1968 (oltre 1.000.000 di morti), o la Asiatica del 1957 (oltre 2.000.000 di decessi) furono differenti, anche se quella attuale da Coronavirus è ancora in atto.

Si segnala inoltre che nelle annate citate il network globale di trasmissione e condivisione dei dati e dei numeri da parte della comunità scientifica non era neanche lontanamente paragonabile alla precisione e velocità attuale. Semplicemente erano altre epoche ed è facile supporre una forte sotto notifica dei casi e dei decessi reali.

Non è possibile non rilevare che nel mondo ci siano circa 1.500.000 decessi/anno per malattie gastroenteriche infettive, circa 1.100.00 decessi/anno per tubercolosi, circa 1.000.000 per Aids o 600.000 decessi per malaria, per non parlare delle altre come le epatiti eccetera. Sembra una lettura cinica della situazione, ma l’analisi epidemiologica deve procedere scevra da componenti emotive ed essere asettica nelle valutazioni, posto che anche un solo decesso è inaccettabile”.

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