Un maestro del jazz torna a Udine dopo 20 anni: Kenny Barron martedì al Palamostre

8 Aprile 2018

UDINE. Note Nuove 11 chiude la prima parte di una scintillante stagione con il concerto di Kenny Barron, vincitore come pianista dell’anno 2017 (e in 6 precedenti edizioni) del premio dell’associazione americana dei giornalisti jazz; Barron, che ritorna a Udine dopo 20 anni (venne a Udine&Jazz con Charlie Haden nel 1998) si esibirà il 10 aprile, con inizio alle 21, al Teatro Palamostre di Udine (biglietti online su Vivaticket e al Palamostre – promozione studenti 1 € con prenotazione a stampa@euritmica.it), in attesa dell’evento finale estivo: il concerto del “principe” Francesco De Gregori all’Arena Alpe Adria di Lignano Sabbiadoro il 19 luglio.

Kenny Barron

Il musicista, nato nel 1943 a Philadelphia, inizia la sua ascesa verso l’Olimpo del pianismo jazz negli anni ’60, suonando già a 17 anni con Dizzy Gillespie e John Coltrane. Genio del be-bop, tecnica sopraffina, sperimentazione sonora e uso di inconsuete tessiture armoniche sono le caratteristiche che rendono il suo stile unico. Difficile dire chi, tra i nomi eccellenti del jazz moderno, Kenny non abbia accompagnato: parliamo di Stan Getz, Yusef Lateef, Freddie Hubbard, Roy Haynes, Dave Holland. Dagli anni ottanta, il pianista, riferimento assoluto del mainstream, predilige la formula solistica e in “piano solo” suonerà anche a Udine. Universalmente riconosciuto come uno dei maestri del jazz contemporaneo, Barron ha una capacità ineguagliabile di incantare il pubblico con il suo suono elegante, che racchiude una rara bellezza armonica e melodica dove prendono forma sorprendenti intrecci sonori e ritmi contagiosi. Il Los Angeles Times lo ha definito “uno dei migliori pianisti jazz del mondo” e Jazz Weekly “il pianista più lirico del nostro tempo”.

A chi gli chiede come si sia avvicinato al pianoforte, risponde così: “C’era un pianoforte nella casa in cui sono cresciuto a Philly e ogni volta che il venditore di ghiaccio faceva una consegna si sedeva e suonava un po’. Credo sia stato questo l’inizio del mio amore per il pianoforte. Nella mia famiglia tutti dovevamo suonarlo e io ho iniziato a studiare musica classica in tenera età, a 6 anni. Una delle mie maestre è stata Vera Bryant, sorella di Ray Bryant e madre di Kevin e Robin Eubanks. Il jazz me l’ha fatto amare mio fratello maggiore Bill, sassofonista, che viveva a New York. Aveva 17 anni più di me, quindi non abbiamo potuto lavorare insieme fino alla mia adolescenza. Il mio primo concerto retribuito l’ho tenuto quando avevo 14 anni a South Philly. Bill mi aveva procurato questo lavoro in un cabaret e visto che ero ancora minorenne mio padre dovette venire a prendermi prima del coprifuoco”.

La sua tecnica inarrivabile potrebbe indurre a pensare ad un artista che applica una metodica ferrea nel suo lavoro, esercitandosi moltissimo; Barron controbatte: “Beh, non credo che la mia etica del lavoro sia così ferrea… ciò di cui sono sicuro è che mi piace condividere il mio talento di compositore e artista come un dono che ho ricevuto. Per me suonare è più un mezzo per esprimere i miei pensieri sul mondo e su come mi sento e, credetemi, non passo molto tempo a esercitarmi”.

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