Un luogo della Memoria, una performance, le Radici…

17 Luglio 2017

UDINE. I commenti che generalmente si sentono, riguardano la sua estetica, non gradita da tutti cittadini. Ma anche la sua mole non passa inosservata. Impossibile non notarlo. Tutto vero. È grande, e fatto in cemento. È al centro di una piazza che un tempo aveva un volto diverso. Ma oltre a notare questa sua forma e posizione, bisognerebbe domandarsi: “Perché è lì? Perché hanno deciso di costruirlo, questo Monumento alla Resistenza?”. Alla ricerca di queste risposte, delle nostre radici, che forse non sempre ricordiamo di avere, di quella storia così lontana, ma così vicina, è nato un progetto – sostenuto dalla Regione e che si avvale della ricerca storico-architettonica di Marco Busolini, con la supervisione del responsabile scientifico, Luca Giuliani – targato associazione culturale Modo che appunto si chiama ‘Radici’.

Dopo un percorso fatto di molte tappe (e molte altre ce ne saranno anche dopo) il 19 luglio, alle 21.30 (l’installazione del gruppo BridA è in programma dalle 20), proprio all’interno del Monumento alla Resistenza firmato da Gino Valle sarà possibile assiste a una performance multimediale e trans disciplinare, che rappresenta il culmine di questa riflessione fatta di arte, di scambio con il pubblico che, a suo modo, è stato e sarà, partecipe. Il monumento di piazza XXVI Luglio è da subito risultato il luogo ideale per accogliere questa riflessione. Perché non tutti sanno che la città di Udine ricevette una medaglia d’oro al valor militare per la guerra di Liberazione, e che proprio allora si volle un luogo che ricordasse la Resistenza proprio lì, in quella piazza che già ospitava il Tempio Ossario, costruito in memoria, invece, dei caduti della Grande Guerra. Fu indetto un concorso, al primo posto arrivarono gli architetti Gino Valle e Federico Marconi, assieme allo scultore Dino Basaldella e al designer Sandro Conti. L’opera fu conclusa nel 1969: si trattava di una struttura geometrica dalle forti connotazioni simboliche, che ricorda l’equilibrio precario su cui si sorregge la libertà.

Proprio li ci sarà modo per riflettere sulla Resistenza intesa come il coraggio di affermazione di una diversità. Sul palco ciascuno degli artisti (Alessandro Berti, regista; Leo Virgili, arrangiatore/musicista; Francesco Rossi, cantautore; Paolo Paron, cantautore; Stefano Bragagnolo, musicista; Roberto Amadeo, musicista; Davide Vettori, musicista/sound designer; Cosimo Miorelli, illustratore; Angelica Margherita, ballerina; Andrea Rizzo, ballerino; Marta Bevilacqua, coreografa; Collettivo BridA, Arti visive) offrirà una produzione originale, dando vita a una performance unica, nella forma e nel genere. Martedì 18 luglio, inoltre, dalle 19, tutti i partecipanti ai laboratori con i BridA (Udine, Lusevera, Palazzolo) sono invitati a realizzare concretamente l’installazione, ritagliando le immagini selezionate e costruendo i supporti per l’esposizione del giorno successivo. Parallelamente avrà luogo un tavolo di confronto aperto sul senso che oggi ha il Monumento alla Resistenza di piazza XXVI luglio e su cosa voglia dire oggi parlare di Memoria. Guideranno il confronto Luca Giuliani, responsabile scientifico del progetto, Marco Busolini, che ha seguito la ricerca storico architettonica, Francesco Rossi del collettivo zeroidee, che produce lo spettacolo, il collettivo BridA.

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