Un anno di pandemia e previsioni per il futuro

10 Dicembre 2020

TRIESTE. Il dottor Fulvio Zorzut – medico epidemiologo nonché specialista in Igiene e medicina preventiva a Trieste – ci ha inviato la periodica analisi che stavolta – visto il periodo – è un bilancio sull’anno che sta per finire seguito da una previsione sul 2021.

”Partiamo dallo scenario attuale per capire cosa ci aspetta e cosa possiamo fare per convivere con questo virus. Il virus è certamente nuovo, differente da tutti i Coronavirus conosciuti, per cui non c’è nella popolazione alcuna memoria immunitaria pregressa che possa contrastare l’andamento naturale dell’infezione. Le indagini nazionali di sieroprevalenza indicano che meno del 5% della popolazione italiana possiede anticorpi contro questo virus. Quindi il 95% della popolazione è suscettibile all’infezione. I casi casi critici sono lo 0,7%, mentre quelli gravi che richiedono ospedalizzazione sono circa il 5%. Il 25% di casi presenta sintomi lievi, mentre il restante 70% è asintomatico o pauci sintomatico.

La letalità dell’attuale picco epidemico è molto inferiore di quella osservata in primavera anche se sono rimasti uguali i fattori di rischio a essa legati (età media dei deceduti intorno agli 85 anni, pluripatologie nel 95% dei casi). Vale la pena notare la simmetricità dell’istogramma dei decessi tra la primavera e l’autunno, quando invece sarebbe stato lecito attendersi un notevole maggiore incremento degli stessi, in questo periodo, visto il più elevato numero di positivi. Questo è certamente dovuto alle migliorate capacità diagnostiche e terapeutiche attuali. L’attuale curva epidemica dei positivi mostra un andamento “scolastico” di epidemia: il virus segue indisturbato il suo andamento epidemico con la classica “salita della campana” che da una decina di giorni ha iniziato a piegare e che conferma appunto come la situazione dei numeri sia peggiore ora rispetto alla primavera.

La curva piega in modo ripido a differenza del lungo plateu primaverile, per l’elevato numero quotidiano dei guariti che vanno sottratti ai positivi registrati ogni giorno. Questo picco epidemico però non è sufficiente a raggiungere una immunità di gregge che protegga l’intera popolazione. Infatti sarebbe necessario che almeno 42.000.000 di italiani siano immunizzati (70%) o naturalmente o con la vaccinazione, altrimenti rimane una larga parte della popolazione suscettibile, fonte di un andamento endemico dell’infezione, ma anche di ulteriori picchi epidemici. Non si sa ancora quale sarà la durata dell’immunità garantita dagli anticorpi protettivi nei guariti. Infatti è passato troppo poco tempo per ipotizzare, con certezza, una protezione di lunga durata.

L’Rt nazionale attuale è uguale 0,91 quindi sotto la fatidica soglia di 1 con ben 16 regioni in questa situazione, mentre quello della nostra regione è ancora superiore a 1 (1,09). Il tasso di saturazione delle terapie intensive nella nostra regione è al 33,1%, ma la mortalità a 30 giorni è del 2,9% rispetto ai nuovi positivi. La Liguria, regione più anziana, è al 3,6% mentre la Campania che è quella più giovane è al 1,5%.

Le severe misure di contenimento del lockdown primaverile e quelle successive attuali sembrano influire solo temporaneamente sulla curva epidemica. Le cosiddette misure governative “a yo-yo”, (con più restrizioni i casi calano e con più allentamenti ricrescono), non possono essere risolutive, a maggior ragione nel periodo natalizio, che al di la dei Dpcm subentranti rappresenterà un inevitabile momento di aggregazione famigliare, a livello nazionale. E non sembra che chiudere gli impianti di risalita fino al 6 gennaio per poi riaprirli abbia un razionale scientifico, perché a gennaio e febbraio saranno consentite le file agli impianti di risalita sulle piste, con rifugi, après-ski e cene in baita annesse. Sembra paradossale anche la concessione, per chi è in albergo, di fare il veglione in camera, oppure ammettere nei ristoranti i pranzi di Natale, ma le cene no. Ancora più irrealistica la decisione di proibire l’uscita dai rispettivi comuni dal 21 dicembre. In questo caso l’analisi politica governativa sembra metropoli-centrica: nel Comune di Roma con oltre due milioni di abitanti si potrà girare liberamente, ma un residente ad Arta Terme non potrà andare a Sutrio o a Zuglio.

Nel mese successivo alle vacanze di Natale, con l’epidemia influenzale in pieno sviluppo, ci sarà un periodo molto critico, a prescindere da queste restrizioni che ci accompagnerà fino a primavera inoltrata. Il contact tracing, fondamentale per il tracciamento dei casi secondari e il contenimento dei focolai, è efficace quando il numero di casi è relativamente contenuto, ma diventa irrealizzabile quando si hanno migliaia di nuovi infetti al giorno. E’ realistico prevedere, vista la persistenza della circolazione virale nella popolazione nazionale e mondiale, una convivenza col virus per tempi relativamente lunghi.

I Vaccini
Vaccini anti Covid-19, come si sa, saranno disponibili nel 2021. I tre vaccini sulla linea di arrivo richiedono tutti due dosi per raggiungere un significativo livello di anticorpi, quindi sarà necessario quasi tutto il 2021 per raggiungere una copertura anticorpale di massa. Tutti gli studi di fase 3 in corso hanno una durata di pochi mesi, insufficiente ovviamente per dimostrare una durata dell’immunità che possa essere superiore al tempo di osservazione del trial stesso.

L’efficacia vaccinale dichiarata sarebbe del 95%. Efficacia del 95% vuol dire che su 100 vaccinati, 95 hanno sviluppato una risposta anticorpale e se venissero a contatto con l’agente infettante sono immuni. Di converso 5 vaccinati potranno infettarsi comunque. Per i vaccini mRna Covid-19 gli studi di tossicità riproduttiva sugli animali non sono stati completati e i dati su gravidanza, fertilità e allattamento umano sono ovviamente limitati, per non dire assenti. Viene infatti suggerito di evitare la gravidanza per almeno 2 mesi dopo la seconda dose. Ultima novità, nell’UK, che fa da apripista dopo la Brexit, si parla anche di una clausola di immunità contro le azioni legali nel caso di reazioni avverse che dovessero insorgere nella popolazione vaccinata.

I costi della mitigazione e del contenimento
I danni del lockdown non li scopriamo certo ora; cure differite con conseguente aumento di morbidità e mortalità, attività preventive interrotte, perdite economiche da attività commerciali e produttive/culturali interrotte o fortemente ridotte, riduzione o sospensione delle attività didattiche in presenza.

Quale scenario futuro? La convivenza
Le polmoniti sono normalmente causa, prima di questa pandemia, di circa 15.000 decessi l’anno, molte di queste polmoniti sono causate da virus, come ad esempio quello influenzale. Le conoscenze sul Covid-19 sono enormemente cresciute negli ultimi sei mesi aggiungendo importanti informazioni alle misure di prevenzione e controllo dell’infezione e permetterebbero di orientarle in modo più efficace evitando interventi irrazionali.

Alcuni esempi. Due mesi di apertura delle scuole non hanno portato a un rimbalzo della curva epidemica: i milioni di contatti nelle scuole hanno provocato un numero di positivi inferiore a quello degli ambiti familiari o altri ambienti collettivi. Fabbriche e luoghi di lavoro non hanno contribuito significativamente all’attuale endemia. Non ci sono dati sull’evidenza di contagi causati dal semplice contatto con oggetti e superfici. Non sembra proprio che la variazione dell’ora di accesso a bar e ristoranti possa avere un effetto mitigante sul il rischio di contagio.

Nel mondo del commercio al dettaglio non sono state raccolte evidenze di clusters epidemici e il libero accesso ai negozi e mercati alimentari non sembra abbia avuto un ruolo nel propagarsi dell’infezione. La misurazione della temperatura corporea non ha avuto alcuna valutazione di efficacia. Il mondo dello sport presenta una incidenza molto modesta di nuovi positivi, e la quasi totale assenza di casi clinicamente severi. Infatti, gli sportivi sono in gran parte giovani in buonissima salute.

La stragrande maggioranza dei nuovi positivi ha origine in famiglia e ha un preciso andamento generazionale, dai più giovani ai più anziani, per cui è necessario migliorare la comunicazione in tal senso. Queste osservazioni configurano uno scenario futuro di andamento endemico dell’infezione con alternarsi di picchi epidemici, anche disponendo di vaccini efficaci, e suggeriscono che è meglio adattarsi a una ordinaria convivenza con quest’infezione, analoga alle tante altre infezioni dell’apparato respiratorio con cui conviviamo da sempre senza ricorrere a continue misure eccezionali che potrebbero essere ripetute a tempo indefinito”.

Dati Protezione civile, Iss ed Epicentro in consolidamento.

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