Tutti si chiedono: è davvero sparito? la prevenzione in atto è valida? Ecco le risposte

8 Giugno 2020

TRIESTE. ”Il virus è sparito? Le attuali misure di prevenzione sono valide?”: sono queste le domande che si pone, come tutti noi, il dottor Fulvio Zorzut, medico epidemiologo in Trieste, specialista in igiene e medicina preventiva, nel proporre ai nostri lettori – e per questo gli siamo tutti molto grati – l’ormai consueta analisi settimanale sulla pandemia.

”La riapertura e il riavvio completo della nazione sono avvenuti e le cose stanno andando, da un punto di vista epidemiologico, decisamente bene. Ci sono alcuni punti però, che è opportuno chiarire. Ci sono delle polemiche se il virus sia mutato, sia scomparso, se soffra la temperatura elevata o se al contrario stia sempre circolando, come in effetti è. In realtà, nell’immediato, questi quesiti non sono fondamentali e, alla fine, anche di scarso interesse: possono essere lasciati alla speculazione scientifica e alla interpretazione giornalistica.

Ogni specie vivente tende a creare e allargare la propria nicchia ecologica. L’interazione ospite-patogeno può essere considerata una relazione predatore\preda e nell’ambiente naturale il predatore regola la numerosità e la distribuzione geografica della preda. Sia il predatore che la preda possiedono armi al servizio della propria sopravvivenza. Il virus, a esempio, ha un rapido tempo di riproduzione, mette in atto scambi genici e mutazioni antigeniche. L’uomo ha delle resistenze di specie, aspecifiche, un sistema immunitario efficiente e l’intelletto. Tutto ciò è noto e non crea sorpresa.

Ora, in modo molto pragmatico, visto che non è possibile dare una risposta precisa e certa su cosa stia realmente accadendo al virus, bisogna attenersi a valutazioni ’osservazionali’ e queste ci dicono che le persone, anche se si contagiano, si ammalano molto di meno rispetto a marzo e ad aprile e in modo da non richiedere il ricovero e, in moltissimi casi, neppure l’intervento del medico di famiglia e men che meno del Sistema 118. I casi diminuiscono, i guariti aumentano, i ricoveri calano, le terapie intensive sono quasi vuote e le persone in isolamento domiciliare sono sempre di meno. E questi sono dati inconfutabili.

Un altro elemento fonte di discussioni è se e quando ci sarà una seconda ondata epidemica. I Mixovirus sono i virus dell’influenza e sono quelli che danno le consuete epidemie stagionali. L’attuale pandemia è causata da un virus completamente differente, appartenente alla famiglia dei Coronavirus. Mixovirus e Coronavirus sono due famiglie di virus molto diverse tra loro per caratteristiche, trasmissibilità, tassi di attacco e letalità.

Ne consegue che essendo l’agente infettante dell’attuale pandemia un Coronavirus, non c’è alcun elemento oggettivo per poter prevedere o supporre altre ondate epidemiche fra 5-6 mesi o una cadenza periodica annuale legata alla stagionalità, come accade con l’Influenza. Oggi nessuno può prevedere se il Coronavirus avrà un andamento analogo, ma non sembra probabile.
Sembra che la diffusione del virus sarebbe influenzata anche dalla temperatura e dalla umidità, il contagio si diffonderebbe più rapidamente a temperature di circa 5°C e umidità medio-bassa. Viceversa, in climi molto caldi e umidi, l’epidemia avrebbe colpito con forza minore. Ora, nell’emisfero australe è autunno inoltrato e fra meno di un mese sarà inverno, con la ricomparsa certa dell’epidemia influenzale causata dal ceppo A H1N1 (Mixovirus dell’influenza). Se il Covid-19 avesse un andamento analogo si assisterà a un incremento dei casi nei prossimi mesi, nell’America meridionale, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda. Basta attendere e lo sapremo.

LA RIPARTENZA DELL’ ITALIA
Per affrontare la fase della ripartenza, bisogna puntare sulla responsabilità individuale e sull’informazione. In Italia abbiamo avuto tre epidemie. Quella lombarda che purtroppo continua; una nel resto del Nord, un po’ più moderata in Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Trentino, e un’altra nel resto d’Italia. Il Coronavirus si trasmette per via respiratoria e pertanto l’unica misura di prevenzione efficace è la distanza tra le persone. La mascherina chirurgica aumenta la protezione degli altri, se noi siamo infetti, e nei luoghi chiusi e affollati è sicuramente ancora raccomandabile, ma andrebbe cambiata dopo 4 o 5 ore. Le misure efficaci anti-contagio sono, e restano, tre: 1) il distanziamento sociale, 2) l’uso delle mascherine, 3) il lavaggio delle mani. C’è un malinteso tra sanificazione e lavaggio/disinfezione. Bisogna distinguere l’ambiente sanitario, l’ospedale, dalla casa, dal luogo di lavoro, dai parchi giochi. Le esigenze, chiaramente, sono differenti e non sono le stesse. L’Oms afferma che basta continuare a lavare ogni giorno tavoli, sedie e scrivanie come si faceva prima. La varechina al 5% è economica si acquista ovunque ed è efficacissima.

L’ozonizzazione, le lampade all’ultravioletto, gli ammoni quaternari profumati, sono tutte misure non suggerite dall’Evidence Based Public Health. Quello che serve è lavare accuratamente le superfici. Infatti la disinfezione è utile esclusivamente dopo un preventivo lavaggio accurato. Arieggiare gli ambienti è anche una prassi semplice e molto corretta. La nebulizzazione di disinfettante ambientale all’aperto non è raccomandato, le aree esterne richiedono generalmente una normale pulizia ordinaria e non la disinfezione. Spruzzare il disinfettante sui marciapiedi e nei parchi non è dimostrato che riduca il rischio di contagio al Covid-19. La probabilità di infettarsi toccando superfici, oggetti, tastiere di computer, sedili, maniglie, borse della spesa o abiti è infinitamente piccola, nella vita reale.

Sars-CoV-2 è un virus a trasmissione respiratoria e un infetto, anche asintomatico, con il respiro emette miliardi di ’droplets’, le micro-goccioline di vapore acqueo che possono anche veicolare cellule epiteliali. Queste goccioline restano sospese nell’aria per un certo tempo per poi depositarsi sulle superfici che circondano l’infetto. Alcune di queste goccioline contengono anche cellule dove è attiva la replicazione del virus. Esiste quindi una remota probabilità di contaminare le mani con queste goccioline fresche, prima che si disidratino con la conseguente inattivazione del loro contenuto. Il virus non si trasmette per via cutanea ne per via orale, infatti la saliva lo inattiva.

Tuttavia esiste ancora una improbabile possibilità che, dopo la realizzazione concomitante di tutti gli eventi descritti, una persona possa sfregarsi gli occhi, permettendo l’introduzione nell’organismo, per via congiuntivale, di cellule in cui il virus si sta ancora replicando. Si comprende come infettarsi raccogliendo il virus da una superficie richieda una sequenza di eccezionali, rare e sfortunate combinazioni. Infatti la sopravvivenza di Sars-CoV-2 in queste condizioni è stata dimostrata, in situazioni sperimentali, solo per tracce di Rna virale, ma non del virus intero. La carica virale deve comunque essere composta da milioni di repliche virali, non può scendere sotto una determinata soglia per essere infettante.

Ultima notazione sull’uso indiscriminato dei guanti di lattice. Il loro impiego è consigliato negli ambienti sanitari, non per il pubblico. L’uso abituale di guanti di lattice, gomma o cellophane determina problemi, raccolgono e trasportano le cellule potenzialmente infettate dal virus, esattamente come le mani nude, ma, a differenza delle mani nude, non si lavano e provocano anche una fastidiosa traspirazione e bisogna sapergli togliere correttamente. In ambito chirurgico/sanitario sono essenziali perché si toccano direttamente materiali biologici. Infine vanno considerati i danni ambientali che lo smaltimento di questi quantitativi di disinfettanti, plastiche, buste, mascherine usate e guanti determina.

Quando si rileva un’epidemia in atto – cosa che non è immediata, né scontata perché richiede l’accumularsi di osservazioni e incroci di informazioni sanitarie -, significa che il virus già stava circolando da tempo, nella popolazione generale. Bisogna quindi investire nei servizi territoriali della Sanità Pubblica per identificare, isolare e tracciare i contatti della persona sospetta infetta. Sono le 3T (Testare Tracciare e Trattare) della epidemiologia di campo, indispensabili per essere pronti e attrezzati a reagire di routine, in qualsiasi momento e con pochissimo preavviso, per affrontare le sfide future”.

Elaborazioni su dati del Istituto Superiore di Sanità, della Protezione Civile, dell’Istat, di Covstat-It, Gimbe in continuo consolidamento.

Argomenti correlati:

Condividi questo articolo!