“Patrimonio dell’Umanità anche le lingue minoritarie”

24 Febbraio 2018

UDINE. ”Il Friulano e il Resiano entrino a far parte del patrimonio dell’Umanità. È la proposta di Francesco Martines, candidato del centro sinistra nel collegio uninominale della Camera Udine 3, presentata stamattina a Udine come progetto di tutela delle lingue minoritarie, affiancato da una vasta visione di valorizzazione del patrimonio culturale friulano. “Si tratta di una proposta concreta e percorribile” spiega Martines, che in 6 anni, poco più di un mandato amministrativo da Sindaco di Palmanova, ha portato la città stellata al massimo riconoscimento con una candidatura seriale delle opere di difesa veneziane.

Anche in questo caso, il progetto si propone come candidatura seriale, ma di un bene immateriale quale è la lingua, che avrebbe Udine come capofila per il friulano e il resiano, ovvero le due lingue minoritarie della Regione che l’Unesco ha già dichiarato a rischio di estinzione. L’Unesco ha infatti predisposto un Atlante delle lingue a rischio con lo scopo di stimolare le autorità pubbliche e le persone di tutto il mondo sulla necessità e l’urgenza di tutelare e salvaguardare la diversità linguistica nel mondo. In questo Atlante delle lingue in pericolo compaiono anche il friulano e il resiano. Come spiega Martines “l’Unesco afferma che tutelare le lingue e i dialetti attualmente presenti nel mondo, rappresenta una missione culturale di primaria importanza. Ciascun idioma, più o meno diffuso, rappresenta infatti un piccolo patrimonio dell’umanità”.

Su questo progetto interviene l’assessore regionale Mariagrazia Santoro, che in questi anni sta ricoprendo anche il ruolo di Presidente della Fondazione Dolomiti Unesco, un’esperienza da cui ha colto la necessità di fare sistema e di coinvolgere le comunità nel processo di identificazione con il patrimonio mondiale di cui sono portatrici: “Pensare ad un bene seriale non significa solo valorizzare il patrimonio in sé, ma soprattutto esaltare le relazioni tra i beni stessi, per la creazione di una vera rete”.

E aggiunge Vincenzo Martines: “Questo progetto si attesta come un’ottima idea, che dà la misura del prestigio culturale che hanno le lingue minoritarie e dell’importanza politica di farne strumento di pacificazione perché sono proprio le lingue minoritarie a rimarcare il grande valore insito nell’Europa delle Regioni. L’Europa, infatti, è nata come Europa delle Regioni, che è esattamente il contrario dell’Europa delle Nazioni divise e in contrasto tra loro”.

“Non parlare più una lingua significa perdere le radici della cultura e delle usanze locali. Con esse spariranno, inevitabilmente, fattori connotanti della cultura” sottolinea Francesco Martines, che aggiunge “il progetto di candidatura è uno strumento che attraverso il rapporto con scuole e territorio, può vivificare fortemente le nostre lingue, ma può estendersi anche ad altre lingue, minoritarie riconosciute nel nostro Paese, come il Sardo. In questo modo la difesa della lingua non resterebbe un’azione locale, ma sarebbe estesa a livello nazionale, dando nuova linfa a relazioni tra istituzioni, enti scientifici e di ricerca, Università. Una iniezione di vitalità per gli studiosi che rimetterebbe in moto interesse e risorse a tutela di un bene identitario primario”.

L’Unesco avverte che il fenomeno della dispersione delle lingue sta raggiungendo livelli più allarmanti che in passato: si stima che entro la prossima generazione le lingue attualmente lingue esistenti passeranno da 6.000 a meno di 3.000.

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