Tre artisti si alternano sul palco E c’entra anche Dante

24 Settembre 2021

PORDENONE. Un pomeriggio con tre spettacoli. Sembra normale per un grande festival. Ma i tre spettacoli sono nello stesso luogo. Condividono lo stesso palco. Si alternano a brani. Tra i dieci e i venti minuti ciascuno. Si crea una specie di varietà, in tre atti, con il bar del teatro che funziona negli intervalli. L’Arlecchino Errante, anno XXV, intitolato “In principio era il ritmo”, nell’anniversario dantesco 2021, propone del sommo poeta una celebrazione atipica, originale, divertente ed imprevedibile nei risultati. Una chicca per chi vuole confrontarsi con la tradizione e con i tesori della nostra cultura in modo generativo. Tutto questo al Capitol Event Hall di Pordenone, in via Mazzini, dalle 17 alle 20,30 di domenica 26 settembre. Info e prenotazioni: 3518392425.

I tre spettacoli sono molto diversi tra loro. Ci sono: un attore che recita in un grammelot dialettale siciliano, un rapper che parte dalla lingua friulana per esplorare tante altre lingue periferiche del mondo, un cantautore italiano dell’ultimissima generazione. Nell’ordine: Tindaro Granata, già noto al pubblico pordenonese per alcune graditissime apparizioni al Teatro Verdi; Dj Tubet, un’icona della nuova cultura friulana, capace di spaziare dai concerti alla pedagogia attraverso il freestyle; Leone, cantautore emergente con spiccata propensione alla immaginazione filosofica.

L’idea dell’evento è quella di meditare con loro, con molto divertimento s’intende, sulle radici ritmiche della composizione poetica, in quei territori dove la parola arriva non programmata, come portata, regalata dall’energia primigenia e dalle sue pulsazioni. Si propone una meditazione non troppo macchinosa, leggera, anzi leggerissima. Alla fine poi, nell’ultima mezz’ora, ci sarà una bella scommessa: al pubblico verrà offerta una piccola avventura estemporanea nella Divina Commedia, per osservare da un lato come le arti diverse dei tre performer possono produrre modi diversi, eppure in profondità molto apparentati, di leggere il patrimonio dantesco; e dall’altro lato per contemplare l’ipotesi che anche Dante fosse un performer professionista (nelle corti dotte dell’Italia del nord), che a volte improvvisava, a volte tirava fuori qualche repertorio ben lavorato, per poi fissare successivamente sulla carta i risultati migliori.

Argomenti correlati:

Condividi questo articolo!