Tre Alberghi al Teatro Bon

13 Gennaio 2017

TAVAGNACCO. Aveva debuttato nel circuito ERT la scorsa stagione e ritorna, in questo inizio d’anno, nei cartelloni regionali. Tre Alberghi, pièce di Jon Robin Baitz diretta da Serena Sinigaglia, interpretata da Francesco Migliaccio e Maria Grazia Plos e prodotta dal Teatro Stabile del FVG, andrà in scena domenica 15 gennaio all’interno del cartellone Smartheater della Fondazione Luigi Bon, realizzato in collaborazione con l’ERT. Il sipario del Teatro Bon di Colugna si alzerà alle 20.45.

Jon Robin Baitz – scrittore, sceneggiatore e produttore statunitense – guarda con schiettezza e oggettività al nostro tempo. Nato a Los Angeles nel 1961, Baitz è cresciuto fra gli Stati Uniti, il Brasile ed il Sud Africa: un’evoluzione e formazione composita, dunque, basata su una moltiplicazione di stimoli e riferimenti, che fa di lui un osservatore attento, aperto e acuto. La sua è una drammaturgia “del mondo”, che supera confini e appartenenze sociali o culturali per concentrarsi su argomenti di potente universalità, siano essi radicati nell’intimo di un rapporto privato o gli vengano ispirati da questioni che riguardano la collettività intera. Ciò assieme al suo stile secco ed essenziale, talvolta spietato nella sua sincerità, fa di lui un autore amato e pluripremiato sia nell’ambito drammaturgico (che predilige) sia in quello della sceneggiatura, che gli ha donato la fama internazionale (sua, fra l’altro, la celebre serie tv Brothers & Sisters e la recente The Slap).

Protagonisti di Tre Alberghi sono Ken e Barbara, marito e moglie. Un tempo, carichi di ideali, sognavano di cambiare il mondo e militavano nei Peace corps. Poi, crescendo, Ken sogna di cambiare quel Terzo Mondo che ha conosciuto, lavorando dentro una multinazionale che sforna prodotti adatti a quei Paesi. Ma una multinazionale fa affari, business e Ken senza quasi che se ne accorga, cambia pelle: ora è uno di quei tagliatori di teste, che la ditta manda in giro per il mondo a licenziare chi non funziona più… o chi si è reso conto che la baby formula di un latte in polvere per le madri africane, forse non fa loro troppo bene. «L’uomo che ho sposato e l’uomo che vende la baby formula alle madri africane non sono la stessa persona» confessa Barbara, moglie di quel dirigente ormai lontano da lei. E poi c’è un figlio e un dramma. E questa donna, moglie, madre, un giorno, guardando davanti a sé una platea di altre mogli di colleghi del marito, sente la necessità di vuotare il sacco e raccontare quella parte della sua vita, non propriamente luminosa, legata alla ditta. Con questa nuova situazione, adesso, Ken deve fare i conti. Dalle stanze di tre alberghi diversi, marito e moglie raccontano tre fasi della loro vita, che investono lo spettatore con la violenza del lampo di un flash: il successo di Ken, la denuncia di Barbara, la fuga di lui verso, forse, il ritorno a un’età dell’innocenza.

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