Tolta la roccia contenente (si spera) il cranio di “Bruno”

29 Giugno 2018

TRIESTE. Su incarico della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del FVG, si è conclusa ieri, giovedì 28 giugno, con il trasporto nel laboratorio specializzato della ditta Zoic srl del geologo Flavio Bacchia, la complessa operazione di rimozione dal luogo di rinvenimento – il Villaggio del Pescatore di Duino-Aurisina – del cranio di “Bruno”, l’adrosauroide vissuto circa 70 milioni di anni fa.

L’estrazione del prezioso reperto paleontologico è stata condotta, sotto la Direzione della Soprintendenza, nella persona del funzionario archeologo Paola Ventura, dal geologo Antonio Klingendrath, che effettuò già negli Anni novanta lo scavo del Tethyshadros insularis noto con il nome di “Antonio”. L’operazione è iniziata con un intervento di scavo preventivo mediante tagli effettuati con appositi seghetti di precisione. In questo modo è stato creato lo spazio per poter accedere successivamente alle ossa fossili con mezzi manuali ad alto controllo.

L’esecuzione dei tagli è stata un’operazione delicata e non semplice eseguita da tecnici specializzati della ditta Tietz di Trieste. Le difficoltà sono state principalmente quelle di decidere come e dove tagliare, per non rischiare di intaccare il reperto. Ciò ha richiesto un grande impegno e studio approfondito da parte degli specialisti della Zoic che in base alle dimensioni dello scheletro di “Bruno” – già estratto nel 1999 grazie a uno scavo della Soprintendenza, depositato presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste e recentemente ricomposto nel laboratorio della stessa ditta – hanno determinato quelle del cranio e quindi ipotizzato la sua disposizione spaziale nella roccia, tenendo conto della stratificazione che, nel punto del rinvenimento, è quasi verticale.

Il taglio del blocco (foto sotto)

Prima di operare sono state effettuate ricognizioni superficiali in loco ed anche durante le operazioni di taglio la situazione è stata costantemente monitorata. Lo scavo del cranio di “Bruno” si è scontrato, infatti, con una condizione stratigrafica incredibile e una serie di fratture naturali, non comprensibili in superficie, che hanno condizionato le scelte di progetto iniziali. Nei lavori di avvicinamento al punto dove il cranio si immerge nella roccia, sono emerse una serie di pieghe ben più complesse di quelle già presenti sullo scheletro. Il dinosauro, infatti, è ripiegato su se stesso di 180° e il cranio sembra piegare verso sud in modo tuttora poco chiaro.

Anche la nuova ipotesi di genesi del giacimento, retaggio di un grande blue hole (dolina o un pozzo naturale marino, dai bordi circolari, solitamente di origine carsica), spiega solo in parte la natura delle complesse curve e pieghe che interessano il fossile di dinosauro. Questa particolarità rappresenta un’assoluta novità e costituirà certamente argomento di studio per gli scienziati.

Il risultato del distacco è un blocco di circa 600 kg di pietra calcarea (cm 85 x cm 65 x cm 43) contenente, verosimilmente, il cranio fossilizzato. Per quanto riguarda l’ultima parte di “Bruno”, conservata in situ, ovverossia la coda, è ancora al vaglio l’ipotesi di estrazione.

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