Surrealismo contemporaneo alla Galleria Arttime

1 Aprile 2017

UDINE. Si intitola Surrealismo contemporaneo la mostra collettiva inaugurata oggi alla Galleria Arttime di Udine e che sarà visitabile fino al 13 aprile. Partecipano alla rassegna i seguenti artisti: Michele Armenise, Catia Greatti, Giovanni Vetrano, Franco Salituro, Antonella Tomei e Walter Podrecca.

Michele Armenise si esprime con linee che in tutti i suoi soggetti si muovono in una scorrevole dinamica controllata da una rigorosa tecnica che sta a indicare la bravura dell’artista. Il contenuto delle sue opere non è di facile accessibilità: dalle sue linee deformi nasce la forma, la figura, il simbolo del contenuto che si evolve verso la dimensione dell’informale. Michele Armenise realizza i suoi disegni con la china in un batter di ciglia; eppure sembrano lavori che abbiano comportato chissà quanto tempo a causa di un modulo geometrico che è sempre rispettato nonostante il frastuono e la dinamica delle immagini. C’è una fantasia, alla base; ma questa fantasia si rinvigorisce, si meccanizza e si cementizza attraverso una grafica assolutamente originale. La sua produzione artistica si evolve negli anni con il colore, con umori polemici e ironici e nutrita e sostenuta dall’esperienza di un lavoro nel mondo della formazione dei giovani. Così passa dalla grafica in bianco e nero alle immagini allegoriche che portano l’artista a fantastiche e libere invenzioni surreali.

Le prime espressioni artistiche dell’artista friulana Catia Greatti risalgono all’adolescenza e sono relative ad immagini di vita quotidiana, che Catia ama osservare dalla finestra di casa sua. Sono quasi delle timide prove di una ragazza che cerca di scoprire sé stessa attraverso il linguaggio che meglio risponde alla sue esigenze. L’esperienza vissuta in un continente lontano, nel cuore dell’Africa nera, segna un’importante tappa nella vita di Catia. Dell’Africa le rimangono subito impressi i colori, il vociare della gente, l’allegria, il caldo insopportabile ma anche la miseria e la criminalità onnipresente. Catia diviene qui consapevole che si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima. Dell’Africa avrà tanta nostalgia ma solo dopo, quando ritornerà in Friuli. Negli anni ’90 collabora con un artista in qualità di allieva e apprende nuove tecniche, plasmandole sulla sua personalità. Successivamente nascono le sue prime vere composizioni a tema: i cavalli che Catia realizza con dovizia di particolari, rendendoli puro istinto e movimento, le grottesche facce, e le opere surreali esaltate dal materico e dai colori, veri e propri bassorilievi.

I medico pittore Giovanni Vetrano alla medicina ha sempre affiancato la sua prima grande passione, la pittura, cui ha dedicato gran parte del proprio tempo libero. Attratto sin da piccolo dal disegno a matita di cui il papà Angelo è stato un fine esecutore, ben presto resta affascinato dalla tecnica della pittura ad olio, frequentando con assiduità i laboratori artistici degli zii paterni e della pittrice Piera Arezzi. Sarà quello solo l’inizio di una lunga produzione di dipinti che man mano nel tempo, lungo il suo percorso di maturazione artistica, riscuoteranno ampi consensi con premi e riconoscimenti nelle numerose mostre personali e collettive cui ha partecipato in Italia e all’estero, dando libero sfogo alla sua spiccata sensibilità, con un’espressività che nel tempo si è fatta sempre più originale e suggestiva. La continua ricerca del nuovo e la necessità di confrontarsi con tecniche e materiali innovativi lo porteranno in breve a rinunciare al riferimento pittorico classico del realismo Caravaggesco. La voglia di dare una connotazione soggettiva della realtà senza più rappresentarla pedissequamente, lo spingerà ad abbandonare paesaggi e nature morte che fino ad allora aveva raffigurato con calibrati giochi di luce ed ombre. Inizia così ad accettare una nuova sfida, quella di confrontarsi con l’arte contemporanea. Abbandona i colori ad olio e sceglie quelli acrilici che utilizza con medium luminosi per cercare di ritrovare le calde tonalità dei primi, affascinato soprattutto dalla pittura surrealista di Salvador Dalì, dalle atmosfere magiche ed enigmatiche delle prospettive di Giorgio De Chirico. Il figurativo cede ora il passo ad un elaborato artistico contraddistinto da colori forti e contrastanti in un viaggio in continua oscillazione tra sogno e realtà. Le forme umanoidi sono in realtà delle proiezioni della psiche che rimangono imprigionate nella gabbia delle convenzioni e del giudizio di chi vuole ad ogni costo assurgersi a giudice nel tentativo di limitare ogni libertà d’azione. Il travaglio interiore e il pessimismo cedono però ad un certo punto il passo ad un astratto materico che riflette uno stato d’animo rinnovato, ormai scevro dalle ansie e dalle contraddizioni. Mille sfumature di colore e di luce scintillano dalle sue tele. I giochi cromatici non sono però fini a se stessi ma trasmettono un senso di armonia e di continuità, spesso intervallati da frammenti di scritti e di volti femminili che comunicano messaggi subliminali e comunque emozioni. Tele che ora vanno fruite non solo con la vista ma, proprio perché materiche, percepite appieno con l’aiuto del tatto.

Il geometrismo lirico figurale dell’evoluzione pittorica di Franco Salituro matura in oltre un trentennio di esperienze. Al centro della sua pittura si colloca il rapporto tra l’uomo e l’ambiente, interpretato nei suoi aspetti relazionali e psicologici. Le sue immagini inquietanti e simboliche irrompono con una carica fortemente ironica ed ambigua. Dopo aver abbandonato la pittura tradizionale, avviata nel periodo di formazione al Liceo Artistico, fatta di paesaggi, nature morte e ritratti, inizia un lungo percorso artistico di ricerca, che parte da una pittura post-futurista sino a raggiungere un segno-sigillo artistico personale, con il quale esprime il suo pensiero-concetto. Siamo di fronte ad un nuovo tipo di pensiero creativo, del quale l’artista è annoverato tra i capiscuola.

La pittrice Antonella Tomei ha conseguito la laurea all’Accademia delle Belle arti di Roma. Proviene da una preparazione classica e sin dai primi insegnamenti impara a disegnare la figura dal vero con i canoni classici. La più grande curiosità e la massima attenzione della sua ricerca artistica vanno al colore: l’uso del colore come grande scienza che contraddistingue ogni singolo individuo, perché il colore che ci caratterizza è scritto nella pelle di ognuno di noi. Per un lungo periodo, dopo la laurea, si occupa di design e progettazione per professione. Ciò ha rappresentato un lungo percorso formativo che la porta a comprendere la grande lezione del design d’interni, delle regole di equilibrio, dettate dall’armonia dello spazio. Decisa a non scendere a compromessi, si impone che forme e colore devono porsi al servizio della libertà di espressione. Si impegna quindi nello studio del colore e della percezione, nella sperimentazione rivolta alla pittura, alla scultura e alla decorazione su svariati e innovativi materiali.

Walter Podrecca vive e opera in un paesino delle Valli del Natisone, dove la solitudine e il contatto con la natura offrono molteplici occasioni di riflessione artistica. E’ un artista autentico, eclettico e originale. Realizza sculture di matrice surrealista utilizzando legni pregiati. La sensibilità e la profondità d’animo dello scultore emergono in opere caratterizzate da una fusione quasi mistica tra elementi derivati dalla mitologia tradizionale locale e sensazioni, emozioni e percezioni tratte dall’ambiente naturale al quale egli è particolarmente legato.

La mostra sarà visitabile dal 1° al 13 aprile 2017 alla Galleria Arttime di Vicolo Pulesi, 6 Udine con il seguente orario: lunedì dalle 16.30 alle 19.00 e dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 19.

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