Strindberg e il dubbio della paternità. Il Padre al GdU

19 Marzo 2018

UDINE. Le certezze della famiglia borghese affondano in una voragine di velluto rosso sangue trasportando con sé i mobili, gli oggetti, i simboli di un mondo fatalmente in rovina, mentre sul palcoscenico si consuma un appassionante e implacabile thriller psicologico. È questo Il padre di August Strindberg che il grande Gabriele Lavia porta in scena nel doppio ruolo di regista e interprete con Federica Di Martino, e che si vedrà in prima regionale al Teatro Nuovo Giovanni da Udine da mercoledì 21 a venerdì 23 marzo con inizio sempre alle 20.45. Giovedì 22 marzo alle 17.30 la compagnia dello spettacolo incontrerà il pubblico nel foyer del Teatro per un nuovo appuntamento di Casa Teatro dal titolo “Il peso della realtà. Re Senza terre”. Conduce Roberto Canziani, studioso e critico del teatro. Ospite lo psicologo e psicoanalista Gelindo Castellarin.

Composto nel 1887 in una manciata di mesi, Il padre di Strindberg è un dramma scritto “con l’ascia, non con la penna”, come lo definì lo stesso autore: un avvincente omicidio psichico perpetrato con spietata determinazione. Lo statuario autoritarismo del Capitano Adolf viene a scontrarsi con la moglie Laura sull’educazione da impartire alla figlia Berta. La donna non esita a instillare nell’animo dell’uomo un dubbio atroce: la sua stessa paternità. Il lungo calvario mentale di Adolf lo sprofonda in un’angoscia devastante, fino a farlo precipitare, come spiega lo stesso Gabriele Lavia “nell’abisso della perdita di ogni ‘certezza ontologica’ dello statuto virile della paternità”.

Il crollo nella follia di un uomo che si credeva d’acciaio e si rivela di cristallo trascina con sé nella rovina i fondamenti del patriarcato e di un secolo, l’Ottocento. La casa, la famiglia, la resa dei conti, motivi simbolici per il drammaturgo svedese, vengono qui portati a un confronto ultimativo, che si impone con la lucidità dell’allucinazione.

“L’azione di quest’opera – afferma Lavia – è tutta interiore e stretta nella morsa tragica dell’unità di tempo, luogo e azione nella quale deve essere compiuto il ‘delitto perfetto’: l’omicidio psichico. Il nostro spettacolo precipita l’azione dentro una vertigine di velluto rosso sangue dove il quieto salotto familiare comincia ad ‘affondare’ nel naufragio di ogni certezza. È il naufragio del mondo e della storia. Ma forse la vita non è altro che un naufragio. L’intreccio del Padre è semplicissimo. Un marito sospetta che la moglie lo abbia tradito e che la figlia sia figlia di un altro. Marito, moglie, figlia e… l’altro. Un intreccio, diciamolo pure, banale, che nelle mani di Strindberg diventa un ‘abisso’. O, meglio, il precipitare nell’abisso della perdita di ogni ‘certezza ontologica’ dello statuto virile della paternità e l’avvento della condizione di ‘incertezza dell’essere’ dell’uomo che, dunque, deve fare i conti con la cultura, la storia e addirittura, poiché Strindberg scrive una tragedia classica, con il mito”.

Una partita inesorabile di dare e avere, dove ogni segno sposta la bilancia di una macchinosa contabilità cosmica. La nuova produzione della Fondazione Teatro della Toscana ha debuttato al Teatro della Pergola di Firenze lo scorso gennaio e vede accanto a Gabriele Lavia e Federica Di Martino Giusi Merli, Gianni De Lellis, Michele Demaria, Anna Chiara Colombo, Ghennadi Gidari e Luca Pedron. Le splendide scene sono di Alessandro Camera, i sontuosi costumi di Andrea Viotti, le musiche di Giordano Corapi, le luci di Michelangelo Vitullo.

“Siamo alla fine dell’Ottocento e, quindi, ci si muove – prosegue Lavia – in un ambito nel quale, ancora, non è possibile scientificamente provare la ‘paternità certa’ di un uomo. Solo la madre è certa. Il padre non è certo. Così il Capitano. Il Padre, cioè l’uomo del comando, privato di ogni certezza è condannato a soccombere di fronte alla donna che è più forte, perché ha la ‘certezza dell’essere’. La certezza dell’essere contro l’incertezza del non essere. E se l’essere uomo diventa ‘non essere’, diventa proprio come Amleto, follia”.

La vicenda personale alla quale più o meno precisamente può venir ricondotta l’opera è in sostanza il matrimonio di Strindberg con Siri von Essen, da lui conosciuta quando è la baronessa Wrangel. Divorziatasi dal marito, Siri sposa Strindberg nel 1877 e gli dà quattro figli, dei quali tre hanno molta parte nella vita di lui. Ma il matrimonio attira e respinge insieme lo scrittore, e con tale veemenza, che egli dopo la prima avrà altre due mogli, ma resterà sempre inquieto e infelice. Il periodo in cui scrive Il padre è quello che precede il divorzio da Siri, sancito nel 1891, ma è pure il momento di sue intense e abbastanza sistematiche letture di psicologia, storia, politica, scienze naturali, e in cui si occupa anche di pittura, fotografia e ipnotismo.

Biglietteria del Teatro aperta dalle 16 alle 19 (chiuso la domenica, il lunedì e i giorni festivi). L’acquisto dei biglietti è possibile anche al temporary ticket store del teatro alla Libreria Feltrinelli di via Canciani a Udine (tutti i mercoledì, orario 10.00-13.00 e 13.30-18.00), online su www.teatroudine.it e www.vivaticket.it e nei punti vivaticket. Per info: tel. 0432 248418 e biglietteria@teatroudine.it. Previste speciali riduzioni per i possessori della G-Teatrocard.

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