Stabat Mater per riscoprire i suoni segreti delle chiese

3 Ottobre 2020

PORDENONE. Prosegue a Pordenone il Festival de L’Arlecchino Errante della Scuola Sperimentale dell’Attore, che quest’anno ha come tema “Forme di Vita”: un inno alla resilienza al tempo del coronavirus. Domenica 4 ottobre il festival è accolto dalla Chiesa del Beato Odorico, in via Beata Domicilla 2 (viale Libertà) per l’intenso Stabat Mater della compagnia Faber Teater di Torino. Spettacolo alle 17 e replica alle 20,30. Prenotazioni al n.351 8392425. In collaborazione con il festival Teatri dell’Anima.

Un concerto vocale molto emozionante di musiche nuove ed originali scritte su testi e liturgie tradizionali. La voce umana che dialoga con gli echi del luogo sacro meditando sulla esperienza umana del dolore. Stabat Mater: creazione per sei voci e un tempio. Con Lucia Giordano, Marco Andorno, Francesco Micca, Paola Bordignon, Sebastiano Amadio, Lodovico Bordignon; musiche originali e drammaturgia musicale di Antonella Talamonti.

Stabat Mater è un’esperienza acustica ed emotiva concepita in relazione ad uno spazio sacro, un duomo, una cattedrale, un santuario… Un incontro con la “pietra che canta” sull’esperienza del dolore, dell’ingiustizia, dello scandalo della morte, del bisogno di consolazione e condivisione. Testi liturgici e tradizionali su cui Antonella Talamonti ha scritto musiche originali costruite sulle caratteristiche vocali del Faber e ispirate dagli anni di ricerca sui canti di tradizione orale della Settimana Santa in Italia. Dal 2016 Stabat Mater è diventato un progetto itinerante che mette in suono spazi sacri con caratteristiche storico-architettoniche, e quindi acustiche ed emotive, molto diverse tra loro. Durante l’esecuzione i cantanti / attori portano il canto in movimento e si posizionano negli spazi più significativi di cui le Chiese dispongono.

Gli spettatori restano seduti nei banchi, là dove lo spazio sacro prevede, ma vengono condotti dal canto a scoprire nuove relazioni relazione con lo spazio e la sua acustica. Il suono si muove intorno a loro: dall’abside al pulpito, dalle cappelle laterali al balcone dell’organo, dai matronei alla navata centrale, le posizioni cambiano in relazione alla risposta acustica dello spazio. Le chiese rivelano così le loro risonanze segrete, le loro molte voci. L’esperienza che ne risulta per lo spettatore è una visita guidata dall’udito che permette di riscoprire attraverso il suono un luogo forte per la comunità dal punto di vista acustico, architetturale e simbolico. Il movimento dei cantori fa sì che il suono avvolga chi ascolta per un’esperienza interiore e spirituale, profondamente emozionale ed emozionante. Anche per i non credenti.

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