Spettacolo per la memoria al Sacrario di Redipuglia

23 Luglio 2016

REDIPUGLIA. Torna in scena anche per il 2016 l’evento speciale nato dal Festival Operaestate per il Centenario della Prima Guerra Mondiale, che proprio nei territori delle città palcoscenico del festival ha avuto drammatiche vicende, la cui memoria è ancora viva. Per quest’anno, oltre ad arricchirsi di una nuova tappa in un contesto ricco di storia come il Sacrario di Redipuglia, dove la performance è arrivata su invito del Commissario Generale per le Onoranze ai Caduti, si arricchisce anche del patrocinio di ASAC Associazione per lo Sviluppo delle Attività Corali, e USCI – l’Unione Società Corali del Friuli Venezia Giulia.

image002E proprio In Memoriam (after the end) è il titolo della produzione per 100 danzatrici e 300 coristi, creato per il centenario della Grande Guerra e affidato alla direzione artistica del coreografo e danzatore di origine israeliana, e attualmente basato in Spagna, Sharon Fridman. La produzione ha riscosso nel 2015 un vero successo: con uno straordinario coinvolgimento condiviso da spettatori e artisti, anche grazie agli straordinari canti firmati da Bepi de Marzi ed eseguiti dai diversi cori diretti dalla Maestra Maria dal Bianco; un coinvolgimento che ha portato alla creazione di una vera comunità, unita attorno al ricordo e nella comune consapevolezza dei luoghi, dei fatti, e della presenza muta ma viva, di chi riposa nei luoghi sacri teatro del progetto. Per questo il 2016 vede In Memoriam protagonista anche al Sacrario di Redipuglia in Friuli (il 24 luglio ore 18).

In Memoriam – after the end, è un inno alla vita, alla potenza della nascita, è un’invocazione alla forza che dalla terra emerge per mantenere in vita piante, alberi, esseri viventi… Questa creazione, nata dal pezzo Rizoma della Compañia Sharon Fridman, parla di perseveranza e forza: la perseveranza e la forza delle donne che hanno visto i loro uomini partire verso le guerre. Queste donne hanno sperimentato lo spaesamento nato dall’abbandono, ma sono riuscite a trasformare l’attesa in coraggio, mantenendo la loro “danza quotidiana” venata di quell’impazienza che è legata all’attesa di un ritorno, un ritorno in molti casi triste e fatale. Queste donne hanno mantenuto produttivi i paesi, hanno guidato e portato avanti la vita quotidiana con i loro gesti e le loro parole, grazie a un’energia primigenia, una Natura fortemente legata alla Terra, una terra che è anche luogo della memoria.

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