Sogni di otto artisti

4 Agosto 2017

UDINE. “Sogni d’arte 2017” è il titolo che la Galleria Arttime di Udine ha dato alla collettiva, che sarà visitabile dal 5 al 17 agosto, e alla quale partecipano gli artisti: Jehan Calvus, Achille Picco, Enrico Di Piero, Monia Minnucci, Tina Bruno, Patrizia Ossani, Benedetto Magnano, Sebastiano Altomare.

Jehan Calvus si esprime attraverso le allegorie. Questo perché non vuole essere una di quelle persone che rispondono alle domande sul senso della loro espressione artistica in questo modo: “significa esattamente quello che abbiamo detto!”. No, lui sceglie di rivelare al pubblico il senso ed il significato della sua arte. Calvus ha trovato supporto teorico in un breve saggio di Heidegger. Dà importanza a due delle sue affermazioni: il lavoro utilizza qualcosa di altro da sé per farsi conoscere, rivela qualcosa di diverso da sé, è un’allegoria. In un’opera artigianale l’elemento si combina con qualcosa di diverso, quello che in greco è chiamato symbollein. Il lavoro è il simbolo. Se le strutture artistiche interne sono basate su un principio universale o altro, oppure no, questo è aperto al dibattito. Alcune persone aderiscono ai principi di sintesi, al contrario, altre non lo fanno. L’artista segue la guida del suo maestro, che ha diviso l’arte in due gigantesche categorie: l’arte di ordine cosmico e l’arte del caos. Quest’ultimo, ai suoi occhi, non rappresenta che l’arte. Dunque le parole di Nietzsche sono veritiere: bisogna avere una grande quantità di caos dentro di sé per riuscire a creare una stella danzante.

Achille Picco, pittore, scultore e illustratore milanese d’adozione, frequenta da giovane la Scuola del nudo, dove impara a fondere la veduta d’insieme e l’attenzione anatomica, con la cura per quei dettagli che per lui rappresentavano i segni particolari di un vissuto. Faceva però attenzione a non esasperare mai questi dettagli, a non enfatizzarli secondo una prassi espressionista o neo-figurativa, o iper-realista, ma rimanendo sempre fedele alla sua vocazione realista. L’artista ha insegnato tecniche pittoriche e scultoree in numerose scuole tra cui l’Istituto Europeo del Design. Avvicinatosi recentemente al movimento artistico “wildlife”, esprime nelle sue opere sia di pittura che di scultura il suo amore per la natura selvaggia raffigurando animali nei loro habitat naturali.

Enrico Di Piero, nato in provincia di Bergamo, vive e lavora da molti anni nelle Marche, ad Ancona. Avvicinatosi alla espressione figurativa molto precocemente, ha sospeso per un lungo periodo la propria attività artistica. Riavvicinatosi di recente, nel tempo libero, all’attività pittorica, utilizza principalmente colori ad olio su tela o su legno e alluminio. La sua formazione pittorica si è inizialmente venuta modellando sulle esperienze creative di pittori come Cézanne, Picasso, Gauguin, Matisse, Kandinskij, Munch, Klee, Chagall dei quali ha subito fortemente l’influenza emotiva, per poi distaccarsi verso una ricerca più personale, ma indubbiamente sempre mediata dalla sua educazione emozionale di fondo, tanto da presentarsi alle volte come anacronistica e contro la tendenze minimalista e destrutturante della manifestazione artistica contemporanea. La sua ricerca pittorica va dall’astratto al surreale riprendendo talvolta anche temi di attualità, con una gamma cromatica che dona ad ogni opera una propria ambientazione molto poetica. Gli ambiti della sua ricerca spaziano in un surreale di tipo psicologico in cui le pulsioni profonde dell’io vengono messe a confronto con la realtà, consentendo ad una consapevolezza inconscia di affiorare fino a specchiarsi nella realtà contingente di un mondo sempre più contraddittorio e controverso.

Monia Minnucci nasce a Sora e consegue il diploma al liceo artistico di Frosinone; successivamente frequenta la “Scuola di arte e mestieri”, specializzandosi nell’arte dell’intarsio, sotto la guida del noto maestro Carlo Turri di Anagni. Ha partecipato, poi, a un master come docente formatrice. Attualmente, vive e crea a Frosinone. La sua personalità è tendenzialmente creativa, la sua arte è strettamente correlata alla letteratura, ma ancor più alla psicologia. Monia, infatti, si auto-indaga, mentre traduce in opere letterarie la sua esistenza, spesso travagliata, con una capacità analitica che fuoriesce come un fiume in piena. La si potrebbe definire una grande traduttrice dei sentimenti umani: li plasma, li studia, li condanna ma spesso e con velata indulgenza, li assolve. Oltre a questo aspetto letterario Monia coltiva pure la passione per la pittura e ha esposto diverse volte i suoi dipinti ottenendo sempre consensi e riconoscimenti dal mondo della critica e guadagnando la sua presenza su cataloghi e riviste specializzate del settore. Inoltre collabora attualmente come autrice ed illustratrice nella realizzazione di un libro di fiabe.

Tina Bruno vive in Puglia, dove svolge la professione di insegnante. La passione per l’arte, in particolare per la pittura, l’ha sempre entusiasmata sin da bambina. Da giovanissima si dedica all’arte figurativa, più tardi, negli anni della maturità è attratta soprattutto dalla pittura astratta, informale e materica. Avverte il desiderio incessante di materializzare i contenuti del subconscio al fine di lasciarne le orme, tracce di sensazioni ed emozioni che si succedono ininterrottamente e di cui le opere rappresentano la testimonianza più tangibile. I dipinti dell’autrice sono l’espressione della sua più intima essenza, di quel continuo fluire di sensazioni ed emozioni che si fondono e si imprimono sulla tela in un gioco di colori, a volte decisi, a volte sfumati, luminosi, a tratti opachi, privi, in apparenza, di qualsiasi obiettivo formale e razionalmente organizzato. Rifugiandosi nell’ispirazione pura, vergine, primitiva, istintiva, le sue opere sono il segno di un linguaggio interamente spontaneo che lotta contro ogni solidificazione e cristallizzazione della viva e intima vita dello spirito che si manifesta attraverso l’immediatezza dell’esperienza interiore. L’artista continua instancabilmente ad esplorare nuovi sentieri e orizzonti, lasciandosi divorare e trascinare dolcemente da questa passione.

Patrizia Ossani nata a Faenza frequenta la scuola di disegno “Tommaso Minardi” e i corsi di batik e incisione. Concretizza la propria vocazione artistica prediligendo la tecnica del batik, un’’antica tecnica indonesiana che si esegue esclusivamente su fibre naturali (cotone o seta), trattate con cera scaldata e bagni cromatici, dalla cui sovrapposizione si ricavano preziosi colori. Le tematiche trattate spaziano dai soggetti orientali, di cui Patrizia Ossani coglie il fascino esotico, alle immagini dell’arte tra Ottocento e Novecento, alla rappresentazione della realtà circostante vissuta con partecipe affettuosità. Le raffigurazioni che ne derivano traggono dalla tecnica adottata suggestivi effetti di delicatezza delle cromie e delle forme. L’artista sa esprimere con efficacia il suo mondo interiore, in cui l’incubo delle sofferenze, che nella vita più volte l’hanno messa a dura prova, si stempera nel rievocare fiabe, giochi, figure ideali, quasi per il piacere di risalire a un’infanzia passata.

Benedetto Magnano San Lio è nato a Padova nel 1966. Nel 2009 decide di assecondare un richiamo istintivo che lo porta a esprimere nel mondo del colore le suggestioni più profonde del suo animo. Da subito emerge un profondo senso del colore che manifesta in forme semplici ma molto creative. La scoperta di questa vocazione lo porta a buttarsi nella pittura sempre più intensamente. Frequenta assiduamente il famoso pittore romeno, Nelu Pascu, che lo accompagna gradualmente alla scoperta del colore e della tecnica della pittura a spatola. La pittura di Magnano parte da un concetto filosofico per lui fondamentale; per tradurre in emozioni la bellezza di tutto ciò che ci circonda, la mente deve svuotarsi di qualsiasi contenuto. Solo una mente libera da attaccamenti materiali e psicologici, religiosi e politici può predisporre lo stato d’animo a percepire la forza e la vera bellezza della vita. Liberarsi da questi attaccamenti è il traguardo più difficile ed ambizioso che ognuno di noi dovrebbe porsi nel corso della vita. Esistono scuole ed accademie che possono insegnare a dipingere in maniera tecnicamente perfetta. Ma dipingere è l’arte semplice di fotografare un’emozione.

Sebastiano Altomare vive e lavora a Siracusa. La sua ricerca si sviluppa sulle tematiche geometriche e costruttive. Volge particolare attenzione alla sperimentazione e alla composizione di forme nello spazio associate a colori luminosi, tendenti allo spirituale come l’oro e l’azzurro. Altomare è uno dei veterani su cui pubblico e critica hanno puntato più volte l’attenzione, per la sua espressione creativa che indugia su forme geometriche nel tentativo di farle uscire dalle due dimensioni per arrivare al tridimensionale, quasi alla scultura.

La mostra sarà visitabile in Vicolo Pulesi, 6 con il seguente orario: lunedì dalle 16.30 alle 19 e dal martedì al sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16.30 alle 19.

Argomenti correlati:

Condividi questo articolo!