Scuola, contagi inevitabili Col rispetto delle regole (anche a casa) forse sarà meno grave

12 Settembre 2020

TRIESTE. Non poteva che essere la Scuola il tema affrontato in questa ”puntata” dall’epidemiologo triestino dottor Fulvio Zorzut, vista l’imminenza della riapertura. Ecco il suo punto di vista.

”La Scuola va riaperta: è di vitale importanza la ripresa delle attività per i giovani, ai quali va garantita un’istruzione adeguata perché i danni futuri altrimenti potrebbero essere peggiori dell’epidemia stessa. Ci sarà sicuramente un incremento dell’indice di trasmissione Rt come sta avvenendo all’estero, ma si dovrà continuare a mantenerle aperte le aule con gli opportuni accorgimenti.

I tre pilastri (distanziamento, mascherine e igiene) rimangono tali. Il metro di distanza rimane il minimo per garantire un efficace distanziamento sociale. Dai 6 anni in su viene confermato l’impiego delle mascherine che vengono consigliate non di stoffa, ma chirurgiche in quanto usa e getta. Ecco, appunto, “getta”! E’ importante prevedere il loro corretto smaltimento: stiamo infatti parlando di un consumo quotidiano di circa 8.000.000 di mascherine.

Le aule scolastiche sono dei naturali incubatori, favorendo il contagio fra gli studenti e la successiva trasmissione domestica agli adulti delle infezioni contagiose. Come accade durante il periodo dell’epidemia influenzale. Per questo, le persone anziane devono proteggersi con la vaccinazione antinfluenzale all’avvicinarsi dell’inverno. Il proprio medico di medicina generale fornirà i chiarimenti del caso. Il Ministero della Salute estende l’offerta gratuita del vaccino anche alla fascia dei 60-64enni e raccomanda di partire con le prime iniezioni già a inizio ottobre, quasi un mese prima della data ordinaria. La nostra Regione ha garantito un approvvigionamento maggiore di dosi di vaccino antinfluenzale, proprio per venire incontro allo scontato aumento delle richieste. Lo scopo naturalmente è quello di favorire le diagnosi differenziali, che in inverno saranno comunque difficilissime tra Covid e Influenza, posto che il vaccino anti Covid non esiste ancora.

Ogni Regione ha deliberato da poco il proprio calendario e qualcuna si è discostata dalla decisione ministeriale, nella nostra le lezioni riprenderanno il 16 settembre. Prevedere i rischi della ripresa delle attività scolastiche e valutarne le conseguenze non è semplice, a maggior ragione in questo momento di fase epidemiologica di transizione, con tendenza a un progressivo peggioramento. Sta avvenendo una trasmissione diffusa del virus su tutto il territorio nazionale e regionale, il che provoca focolai anche di dimensioni rilevanti, spesso derivanti da attività ricreative che comportano assembramenti e trascuratezza del rispetto del distanziamento fisico, sia sul territorio nazionale che all’estero.

Si assiste pertanto alla successiva importazione di casi e a una ulteriore trasmissione locale. Il numero di nuovi casi di infezione rimane contenuto rispetto a quello di altri Paesi europei, ma con una tendenza all’aumento, già da fine luglio.

Quindi cosa accadrà a scuola?
Si deve premettere che l’Italia ha il corpo docente più anziano d’Europa, con un’età media che sfiora i cinquant’anni. Negli ambienti chiusi, le goccioline (droplets) emesse parlando, tossendo, starnutendo eccetera, con le eventuali repliche virali, possono restare a lungo in sospensione, prima di disidratarsi o depositarsi sulle superfici e trasportare il Coronavirus a distanze maggiori di un metro. In genere le aule scolastiche non sono dotate di sistemi di ricambio e filtraggio dell’aria, cosicché l’unica contromisura efficace sarà l’aerazione aprendo le finestre, anche nei mesi freddi (con buon senso).

Misure accessorie sono controllare la temperatura corporea al mattino (che non deve superare i 37,5°C) da parte delle famiglie, distanziare i banchi possibilmente mono posto, ridurre la numerosità delle classi, limitare le interazioni negli spazi comuni, scaglionare le lezioni in presenza, anche mediante il ricorso alla didattica a distanza nei casi in cui si debba mettere in quarantena una classe per la positività di un componente. A questo proposito nei mesi scorsi sono emersi tutti i limiti della didattica a distanza, soprattutto per gli alunni delle Primarie e per le fasce più svantaggiate della popolazione. Dovrà essere garantito il costante lavaggio delle mani grazie a sapone e prodotti igienizzanti, che dovranno essere presenti a scuola e la costante pulizia e disinfezione dei locali con candeggina al 5% o prodotti similari. (maniglie, interruttori della luce, rubinetterie, superfici dei banchi, giochi, eccetera).

Le premesse sono certamente preoccupanti ed è facile prevedere un susseguirsi di chiusure a macchia di leopardo sia di classi che, in alcuni casi, di intere scuole, oltre a un numero straordinario di assenze precauzionali dalle lezioni. A ciò si abbinerà un impegnativo e scontato contact tracing, alla ricerca dei contatti degli studenti e del personale docente e non docente positivi, da parte delle Strutture di Igiene e Sanità Pubblica. Uno strumento valido, che sarà opportuno impiegare al bisogno, sono i test sierologici rapidi “pungidito” per il Coronavirus. Non sono precisi come i tamponi, ma costano meno, danno la risposta in un quarto d’ora, sono facili da reperire e non mettono in crisi i laboratori specializzati per l’overbooking delle richieste. Meno qualità ma più tempestività ed economicità sul campo.

La buona notizia è che nonostante tutto non si assiste a un incremento rilevante dei ricoveri ospedalieri né in terapia intensiva, né quindi a un aumento percentuale di casi gravi”.

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