Scienza e ricerca devono creare un dialogo a Trieste

31 Gennaio 2021

TRIESTE. Cosa può fare la scienza per Trieste? Quali sono le sinergie da potenziare e le richieste da portare a chi ci amministra? Si è partiti da queste domande, e molte altre ne sono emerse, nel secondo dibattito online del 2021 di Un’altra città, introdotto dalla ricercatrice Loredana Casalis e dal giornalista scientifico Leo Brattoli. Al dibattito La ricerca scientifica a Trieste e lo sviluppo della città. Nuovi ecosistemi per l’innovazione, hanno preso parte Diego Bravar, presidente del consiglio di amministrazione di Biovalley investments; Anna Gregorio, ricercatrice e fondatrice di PicoSaTs, startup nel settore spaziale; Stefano Fantoni, presidente Fit (Fondazione internazionale Trieste) e Champion di Esof e la direttrice dell’Immaginario scientifico, Serena Mizzan.

Trieste è un ecosistema che consta di circa dieci mila ricercatori ed è stata finanziata, negli ultimi anni, di circa 300 milioni. Finanziamenti che le hanno permesso di avere negli anni la densità provinciale di start up innovative più alta d’Italia. Non è difficile vedere all’orizzonte grandi possibilità di crescere ancora per la città, anche con l’apporto di Porto Vecchio e l’ipotesi di catalizzare investimenti del privato pubblico.
Porto Vecchio come luogo fisico molto importante per la città e per portare capitali, nonché per la sua possibilità di fare da acceleratore d’impresa, ma anche un luogo che ha intrinseca una componente primitiva di innovazione a partire dalla sua progettazione scientifica e dalla sua organizzazione, volta ad ottimizzare al massimo la sua funzionalità.

Grande volano di attenzione per Trieste è stato Esof e, a proposito giovani è emerso il progetto che renderebbe PortoVecchio (anche) sede del Campus del Summer Institute della sostenibilità. Un luogo, quello della cittadella campus, in cui la scienza svolga un ruolo multidisciplinare e, insieme all’innovazione, dialoghi con la popolazione; che sviluppi ricerca diversa da quella che già esiste sul territorio, in grado di attrarre personalità con grandi qualifiche ma attrattivo anche per i giovani locali e un progetto che potrebbe essere l’inizio o un attore importante per la promozione dell’innovazione dell’impresa e per l’alfabetizzazione scientifica. Qui emerge un altro degli elementi chiave: la necessità di popolare Porto Vecchio, cosa che sta già avvenendo, ad esempio, con l’Immaginario Scientifico.

A fronte della realtà fortissima in cui ci si trova a lavorare, occorre ragionare in termini di idee e di nuove soluzioni attraverso il dialogo, il confronto e la costruzione di nuove situazioni, che non rendano Porto Vecchio un contenitore in cui riversare enti ed istituzioni come una scatola da riempire, afferma Serena Mizzan. Riconoscendo le enormi potenzialità del luogo, bisogna al contempo riconoscere anche le difficoltà tecniche strutturali, sarebbe quindi interessante pensare all’intervento di una componente pubblica che risolva gli aspetti pratici e che lasci al privato la componente specifica di attivazione di realtà. Popolarlo anche attraverso un parco eco innovativo che si specializzi in tre ambiti che saranno nel futuro destinatari di grossi investimenti: il digitale (inteso come telecomunicazioni e intelligenza artificiale, tra gli altri), il green (con la svolta green ci sarà sempre meno petrolio e sempre minori traffici) e la salute, intesa come innovazione di prodotti (dispositivi) e processi (digitalizzazione e contributo alla medicina del territorio).

Molte sono le domande ma altrettante le soluzioni, riguardanti lo sviluppo della città in ambito scientifico e di ricerca, emerse dal dibattito cittadino. Bisogna creare una nuova mentalità scientifica, ma anche ripopolare la città, che deve essere fonte di attrazione di nuove idee, talenti e opportunità occupazionali. Bisogna riannodare il collegamento tra mondo produttivo e mondo accademico; tenere a mente la finanza regionale pubblica, che può intervenire a supporto della creazione e dell’atterraggio di start up innovative; ricordare le iniziative di scienziate donne e ricercatori stranieri, ricostituire il dialogo con la città. Occorre quindi un vero progetto comune (Gregorio) e un’idea globale, forte e sostanziale, condivisa tra progettisti, le cittadine e i cittadini ma anche i ricercatori e gli imprenditori.

Rimane una sola questione aperta: che cosa sta mancando visto che si sta parlando di queste tematiche da anni ma questi miglioramenti non stanno succedendo? A questa domanda potrebbe dare risposta una nuova amministrazione della città, che porti con sé una altrettanto nuova visione di ciò di cui la città ha realmente bisogno.

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