Saici e razzismo in Sudafrica sul sito web della Pro Loco

22 Marzo 2020

TORVISCOSA. La pandemia non ferma le attività della Pro Torviscosa, che è comunque intenzionata a celebrare l’importante ricorrenza di quest’anno, ottantesimo anniversario dell’istituzione del Comune. Gli eventi in programma sono stati naturalmente rimandati e di conseguenza l’associazione ha deciso di concentrarsi sulla comunicazione digitale per ricordare, almeno virtualmente, alcuni eventi che hanno segnato la storia della località.

Arrivano a Umkomaas i primi tecnici della Saici (aprile 1954)

Al centro dell’attività ci sarà innanzitutto il nuovo sito web appena inaugurato protorviscosa.it, che andrà a raccogliere, nel tempo, una serie di “storie”: brevi racconti relativi a luoghi, persone e fatti relativi alla storia di Torviscosa e del suo territorio, arricchiti da fonti documentarie e da riferimenti bibliografici o video di approfondimento. Tra quelle già pubblicate, la storia del nome del Villaggio Roma e quella dell’attività poetica e sacerdotale di Pre Zaneto a Malisana. Il sito web, realizzato completamente da Dario Ontani, socio e membro del direttivo della Pro Torviscosa, consente inoltre di arrivare ai canali social della pro loco Facebook, Youtube e Instagram, a loro volta alimentati a cura dei soci.

La storia più recente è stata pubblicata in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale (21 marzo), istituita dall’Onu nel 1966 in ricordo del massacro di Sharperville, in Sudafrica. Torviscosa ha un importante legame con il Sudafrica, dove la Snia Viscosa, tra il 1953 e il 1954 aveva contribuito a costruire lo stabilimento della Saiccor a Umkomaas. La costruzione e la gestione degli impianti furono affidate a maestranze di Torviscosa, che partirono dall’Italia il 21 aprile 1954. La dirigenza della Saici diede a questi dipendenti una serie di direttive di comportamento, che oggi (ma anche allora) risultano a dir poco razziste. Dieci anni più tardi, il giornalista dell’Unità Stefano Falco (pseudonimo di Arrigo Bongiorno, originario di Pordenone) pubblica una sua inchiesta sulla Snia, nella quale fa riferimento anche a queste direttive. Un dipendente della Saici, quasi certamente indotto dalla stessa azienda, lo accusa in modo diffamatorio e infatti viene in seguito condannato dal Tribunale di Udine. La sentenza ha un lungo e significativo “prologo”, con cui la Corte condanna, almeno moralmente, anche la dirigenza della Saici proprio per i contenuti di queste direttive.

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