Riconoscimento dell’Anvgd a Giuseppe Comand, uno degli ultimi testimoni delle foibe

16 Dicembre 2018

Giorgio Gorlato, Giusepe Comand, Bruna Zuccolin e Bruno Bonetti con la bandiera dell’Anvgd

UDINE. È stata una giornata ricca di emozioni struggenti. Giuseppe Comand, nato a Latisana il 13 giugno 1920 e noto per essere uno degli ultimi testimoni oculari del recupero delle salme degli italiani infoibati ha incontrato una delegazione dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (Anvgd) di Udine. Guidato da Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Anvgd, il gruppo di esuli e loro discendenti ha consegnato la tessera onoraria dell’associazione al testimone della tragedia nazionale che si adoperò nella esumazione dei resti dalle voragini carsiche dell’Istria. La sua storia è venuta a galla solo da poco tempo. Dopo aver raccontato la sua devastante esperienza a Fausto Biloslavo su «Il Giornale» del 9 febbraio 2017 e a Lucia Bellaspiga su «L’Avvenire» del 6 gennaio 2018, Comand è stato insignito dell’onorificenza di Commendatore al merito della Repubblica Italiana dal presidente Sergio Mattarella.

Soldato dell’11° Reggimento del Genio di Udine, Comand nel 1941, con altri suoi commilitoni della Compagnia antincendi, era acquartierato a Sussa / Sussak, presso Fiume, allora Italia, oggi Croazia. Dopo l’8 settembre 1943 il suo reggimento riparò a Pola, dove fu disarmato dai tedeschi. “Colpa del generale Roatta che era sparito – si arrabbia Comand –; ci siamo trovati in 70 mila militari italiani senza comandi, senza tessere annonarie e senza acqua, così son bastati 300 tedeschi per catturarci tutti quanti e tenerci richiusi in tre caserme, quella di Francesco Giuseppe, quella dei bersaglieri e quella della Marina, poi sono stato aggregato ai pompieri di Pola, come prigioniero senza stellette”.

Come mai è stato tanto tempo in silenzio e solo da un anno ha parlato delle foibe? “Avevo paura dei comunisti e poi è troppo doloroso per me parlare di queste cose o sentire che c’è chi le nega ancor oggi – risponde Comand –, ma mi ha convinto a parlare ai giornalisti la signora Sara Harzarich, nipote del maresciallo dei pompieri di Pola, Arnaldo Harzarich, morto esule a Merano nel 1973, che comandava le operazioni di recupero dei cadaveri nelle foibe istriane. Fu lui il primo a calarsi nella foiba di Vines, profonda 226 metri, da cui ha recuperato 84 cadaveri e io ero addetto al lavaggio delle tute dei pompieri che avevano un odore insopportabile, l’odore dei morti uccisi nella foiba si sentiva fino a quattro chilometri di distanza”. A guerra finita il maresciallo Harzarich, nel 1945, avendo recuperato oltre 250 corpi putrefatti, scrisse un resoconto del recupero delle salme dalle foibe, allegando delle fotografie per gli anglo-americani, con i riconoscimenti dei cadaveri effettuati dai parenti e dai compaesani.

Il maresciallo Harzarich

È vero che il maresciallo Harzarich, calandosi nella foiba di Villa Surani ha trovato per primo il corpo di Norma Cossetto, di Visinada? “Sì, è così – riferisce Comand – era una ragazza seminuda, con la schiena appoggiata ad uno sperone della cavità, con gli occhi aperti a guardare in su, come in una visione celestiale, così disse Harzarich. Quella ragazza era stata sequestrata, interrogata, seviziata e stuprata da un branco di diciassette partigiani, poi la gettarono ancor viva nella foiba”.

È mai ritornato in Istria dopo la guerra? “Nel novembre 1943 sono riuscito a tornare a casa – conclude Comand – passando per San Giorgio di Nogaro, poi mi sono sposato con la morosa Modesta, ho avuto due figli e solo nel 2009 sono ritornato a vedere a Fiume il mio posto di accantonamento militare, ma a rivedere le foibe di Vines o di Pisino, no, quella terribile storia mi fa star male ancora”.

La delegazione dell’ANVGD di Udine che, il 7 dicembre 2018, ha fatto visita al commendator Giuseppe Comand, di 98 anni, era composta, oltre che da Bruna Zuccolin, presidente del sodalizio, dal vice presidente Elio Varutti, dal segretario Bruno Bonetti e da Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria.

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