Prima regionale con Anna Galiena ed Enzo Decaro

23 Novembre 2016

GRADISCA. Il Nuovo Teatro Comunale di Gradisca d’Isonzo ospiterà giovedì 24 novembre, alle 21, la prima regionale dello spettacolo ‘Diamoci del tu’, di Norm Foster, nell’adattamento di Pino Tierno, e per la regia di Emanuela Giordano (un lavoro Sanny produzioni). In scena troveremo Anna Galiena ed Enzo Decaro in un intreccio che aumenta d’intensità e che coinvolge il pubblico mano mano che la storia avanza.

940a5383-web«“Diamoci del tu” – si legge nelle note di regia di Emanuela Giordano – è una commedia del 2012 del pluripremiato drammaturgo canadese Norm Foster. Un uomo e una donna convivono da anni sotto lo stesso tetto senza dividere affetti e intimità. E per una volta non parliamo di una coppia, ma di una domestica e del suo datore di lavoro. Lui fa quasi fatica a ricordare il nome della donna preso com’è da se stesso. E’ un romanziere famoso, o per lo meno lo è stato. Ora ci sorprende che all’improvviso si interessi alla vita di lei, come se volesse recuperare il tempo perduto o avesse semplicemente tempo da perdere. Di lei invece ci sorprende il linguaggio ironico, colto e beffardo. Il rapporto tra i due è inedito.

Inizia quel giorno. Dopo decenni di “buongiorno” e “buonasera”, di incombenze e comandi quotidiani, si scatena un serratissimo dialogo che ci provoca risate e curiosità. Eppure capiamo che si va oltre. Parlano, sfottono, domandano, rispondono ma intorno alle parole si consuma altro. E quello che non si dicono diventa altrettanto interessante, perché di non detti ce ne sono tanti. Il luogo è la casa di lui. Lo raccontiamo per segni netti e non descrittivi. Un mondo di ricchezza elegante, fredda, formale, da casa di prestigio ma senza anima. L’anima, il calore ce lo regalano le sottili tessiture di sguardi e svelamenti, di bisogni non dichiarati. Nasce una partitura preziosa per due attori che si mettono in gioco con sensibilità e intelligenza, dove la regia si concentra nel costruire un rapporto in cui progressivamente l’uno vive nel respiro dell’altro. In cui l’ascolto dell’altro diventa un punto di arrivo; un traguardo che in scena si sente… si tocca… si gode…».

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