Quale psichiatria? Riflessioni di Franco Rotelli in un libro

23 Maggio 2021

Franco Rotelli

TRIESTE. «Una scrittura, quella di Rotelli, che non risente delle gergalità, ahimè datatissime, di molti scritti della psichiatria militante progressista degli anni Settanta e Ottanta. Una scrittura, quella di Rotelli, senza concessioni alle mode stilistiche, come è il caso di tutti i veri “classici”. […] Rotelli riflette sulla eclissi della soggettività come effetto principale della psichiatria e delle sue istituzioni, concrete e simboliche». Così Benedetto Saraceno spiega nella sua postfazione a Quale psichiatria?Taccuino e lezioni di Franco Rotelli, a cura di Agnese Baini (pp. 206, ISBN 978-88-7223-371-6, euro 14,00) appena pubblicato per la Collana 180 – Archivio Critico della Salute Mentale – Edizioni alphabeta Verlag (Merano).

Il volume verrà presentato domani, lunedì 24 maggio, alle 17.30, all’Antico Caffè San Marco. Libreria e Ristorante a Trieste (via Battisti 18/a). Dialogheranno con Franco Rotelli la curatrice del libro, Agnese Baini e il direttore della Collana 180 (Edizioni Alphabeta Verlag), Peppe Dell’Acqua. I posti sono limitati e la prenotazione è consigliata: per prenotare, telefonare allo 040 203 5357 oppure scrivere un messaggio alla pagina Facebook del Caffè San Marco www.facebook.com/anticocaffesanmarco

Il lungo e straordinario percorso umano e professionale di Franco Rotelli è raccolto in una serie di 22 saggi, scritti tra il 1967 e il 2018. La raccolta pone al centro della riflessione il concetto di libertà come “pensare altro”. La fine dell’istituzione manicomiale, di cui Rotelli è stato massimo fautore e interprete insieme a Franco Basaglia, diventa un passaggio imprescindibile nel superamento di un approccio semplicistico al disagio mentale basato sulla violenza e sull’esclusione sociale. Il principio ispiratore della radicale ristrutturazione dei servizi di salute mentale, secondo il modello realizzato a Trieste, consiste soprattutto in un’assunzione di responsabilità non solo nella pratica clinica, ma nei confronti dell’intera comunità. Un principio, dunque, essenzialmente “politico”.

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