I primi reportage del Cinema grazie a Luca Comerio

2 Ottobre 2017

PORDENONE. Ben più che “umile e valoroso operatore”, come fu definito in un cinegiornale Luce del 1940 in occasione della morte, fu Luca Comerio. Una figura fondamentale del cinema (e prima della fotografia) ancora da valutare in tutta la sua complessità. Testimone straordinario della storia d’Italia dei primi 40 anni del ‘900 (il suo primo “reportage”, diremmo oggi, risale addirittura al 1898 con la repressione sanguinosa dei moti di Milano a opera di Bava Beccaris). Comerio fu sempre in prima linea su tutti i fronti d’azione dei soldati italiani, anteponendo ai desideri propagandistici del committente, lui che era il fotografo ufficiale della Real Casa, l’umana pietà che si deve provare di fronte ai caduti di qualsiasi parte.

Quest’anno le Giornate del cinema muto presentano la terza e ultima parte del progetto dedicato a Comerio, curato da Sergio M. Germani, soffermandosi in particolare sul periodo tra la fine della prima guerra mondiale e l’inizio della seconda che egli non fece in tempo a vedere, senza dimenticare alcune integrazioni sulla guerra italo-turca del 1911 e sul conflitto del ’14-18, come La gloriosa battaglia del 12 marzo a Bengasi nell’oasi delle Due Palme, o La battaglia di Gorizia (a partire dalle 14.30) Oltre ai documenti storici sulle prime adunate fasciste, quest’anno viene particolarmente messo in luce l’aspetto del Comerio non politico quale traspare in opere quali Il carnevale di Nizza, che anticipa Vigo, o il bellissimo Dal Grappa al mare. A proposito di Comerio, viene presentato alle 16.30 il volume curato da Luca Mazzei e Maria Assunta Pimpinelli edito dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, La guerra da vicino. Cinema Fotografia e altri media. Campagna di Libia 1911-13. Filmografia.

Sempre martedì 3 ottobre (ore 9.00), i Viaggiatori Sovietici ci portano in Uzbechistan nell’antica città di Bukhara, e nel Pamir, Il tetto del mondo, con il lungometraggio del 1927 per la regia di Vladimir Yerofeyev, un pioniere del cinema di spedizione. Da segnalare per la sezione sul Canone Rivisitato, Aelita del 1924 di Yakov Protazanov (ore 16.30) grande opera sperimentale di fantascienza, e Vem Domer, La prova del fuoco (ore 20.30), del 1922, del maestro svedese Victor Sjöström. Film di eccezionale bellezza visiva che attirò l’attenzione di Hollywood sul regista, l’opera è una riflessione sul senso di colpa e il bisogno di espiazione in una società cattolica non meglio precisata (potrebbe anche essere l’Italia), ai tempi del primo Rinascimento.

È il tedesco Sebastian Köthe di Berlino, il vincitore del Premio Crédit Agricole FriulAdria-Collegium 2017 con il saggio “Silent Film as Ambiguous Heritage”. Il responsabile privati della filiale di Pordenone della banca, Andrea Targa, consegna il premio lunedì 2 ottobre alle 20.30 sul palco del Teatro Verdi. Crédit Agricole FriulAdria, partner delle Giornate del Cinema Muto, ha deciso di abbracciare la filosofia del Collegium allo scopo di riaffermare il suo impegno nella formazione e nella valorizzazione dei giovani talenti e nel 2008 ha istituito il premio destinato all’autore del miglior “paper” (o saggio) dell’anno precedente, allo stesso tempo rafforzando il legame di lunga data con le Giornate.

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