Pordenone: “Quadri viventi” al Museo diocesano evocano il Rinascimento e Leonardo

2 Gennaio 2020

Si prepara un “quadro”

PORDENONE. Un momento di incontro tra arte e spiritualità nelle chiese (e non solo) del Friuli occidentale della Diocesi di Concordia-Pordenone e, quest’anno per la prima volta, anche dell’Arcidiocesi di Udine: con 8 spettacoli e 3 laboratori teatrali organizzati nel periodo delle feste natalizie, prosegue l’edizione 2019-2020 de “I Teatri dell’anima”, festival di Etabeta Teatro nato per riflettere sul mondo che è stato, che sta cambiando e che sarà, analizzando etica, storia e religione.

Il Festival torna, dopo il felice appuntamento dello scorso anno, al Museo Diocesano d’Arte Sacra di Pordenone, dove sabato 4 gennaio alle 17 e alle 20.45 con ingresso libero si terrà l’intenso spettacolo della compagnia I Teatri 35 “Amor che move il sole e le altre stelle”. La compagnia offrirà un’elaborazione unica, una celebrazione “vivente” del Rinascimento. Infatti il Museo vedrà ricreate dagli attori, rendendole così vive, alcune significative opere de Il Pordenone, celebre maestro rinascimentale friulano e una rappresentazione del Cenacolo di Leonardo da Vinci al quale parteciperanno anche gli allievi del laboratorio teatrale di due giornate diretto dai maestri napoletani.

Il Cenacolo leonardesco

Si ripete l’esperienza dei tableaux vivants, questa volta dedicata ai protagonisti dei centenari del 2019. La magia di una composizione nella quale attori diventano quadri anche grazie alla forza della luce. I Teatri 35 offriranno un’elaborazione unica: morbidi drappeggi e muscoli tesi. Lame, frutti e odore d’incenso. Attori come attrezzisti, scenografi e modelli del pittore. Piume e pesi in sospensione. Il silenzio sacrale profanato dal ritmo della costruzione. Le tele si compongono sotto l’occhio dello spettatore coinvolto in un’esperienza mistica e sensoriale. Con Gaetano Coccia, Francesco O. De Santis, Antonella Parrella e i partecipanti al laboratorio.

La performance sui Tableaux Vivants de i Teatri 35 affonda le radici in un’esperienza laboratoriale di svariati anni che pone al centro il corpo dell’attore. Arrivare alla costruzione del quadro non è il fine; ciò che viene ricercata è una modalità di lavoro in cui il corpo è semplice strumento, un mezzo alla pari di una stoffa o di un cesto. Il singolo attore in scena compie azioni sonore, azioni inserite in una partitura musicale in cui ogni gesto è in funzione di una meccanica, di un ingranaggio in cui ciò che viene eseguito è strettamente necessario.

Dopo lo spettacolo gli attori incontreranno il pubblico.

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