“Poesie a Casarsa”, cofanetto con il primo libro di Pasolini

16 Gennaio 2019

CASARSA. Prende il via, con un evento di particolare prestigio e interesse, il 2019 del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa: venerdì 18 gennaio, alle 17.30, nella sala consiliare di Palazzo Burovich, sarà presentata la nuova edizione di “Poesie a Casarsa”, il primo libro di Pasolini, oggi fra i più rari e ‘leggendari’ del ’900 italiano, che meritava da tempo di essere riproposto proprio nella forma originaria che Pasolini volle dargli per il suo esordio poetico. In quei versi, l’intatta immaginativa di un ragazzo geniale – allora aveva 20 anni – inventava un misterioso microcosmo contadino attraverso le parole di un dialetto vergine, estraneo ancora alla tradizione scritta: una scelta sperimentale coraggiosa e preziosa, che gli consentì di lasciarsi subito alle spalle l’immobilità di una lingua poetica ormai consumata dall’esperienza ermetica.

Il volume fu pubblicato nel 1942 dalla Libreria Antiquaria Mario Landi a spese dell’autore, in una tiratura di 300 copie, su carta vergata, numerate, oltre a 75 copie su carta uso mano, non numerate e fuori commercio, per la stampa.

Questa nuova edizione, promossa dal Centro Studi Pier Paolo Pasolini, è stata realizzata da Ronzani Editore in due diverse modalità: l’edizione tipografica, in 500 copie, stampata dalla Tipografia Campi di Milano, l’unica in Italia a utilizzare ancora, per la composizione del testo, la Monotype. Il carattere è lo stesso di quello usato dalla tipografia Anonima Arti Grafiche di Bologna per la prima edizione: il Bodoni 135. Edizione di pregio su carta a mano Amatruda di Amal. E poi l’edizione in facsimile, in mille copie, dove il libro del 1942 è riprodotto tale e quale con i minimi dettagli e le imperfezioni originarie, su carta Arcoprint Avorio uso mano, stampata da Grafiche Antiga di Croce del Montello, Treviso.

Entrambe le edizioni sono accompagnate – e l’insieme costituisce un cofanetto – da “Il primo libro di Pasolini”, un volume a cura di Franco Zabagli (Gabinetto Vieusseux di Firenze, autore di numerosi saggi di letteratura italiana, in particolare su Leopardi, Pascoli, Montale, Pasolini), che racconta le vicende della composizione e della fortuna di “Poesie a Casarsa”, illustrato da fotografie poco conosciute e riproduzioni di autografi, e con un’antologia di testimonianze e di recensioni.

Pasolini in una foto di Francesco Krivec del 1947 (Fondo Craf)

Zabagli spiega (e scrive nel volume) che Pasolini scrisse un ricordo abbastanza circostanziato dei suoi esordi poetici in un testo intitolato “Al lettore nuovo”, pubblicato nel 1970 come introduzione a un’antologia delle tre principali raccolte di poesie italiane che aveva fino allora pubblicato (Le ceneri di Gramsci – 1957, La religione del mio tempo – 1961 e Poesia in forma di rosa – 1964) e alle quali era essenzialmente legata la sua identità di poeta. “Nel 1942, infatti – sono parole di Pasolini – uscì a mie spese, presso la Libreria Antiquaria del signor Landi, il mio primo volume di versi, Poesie a Casarsa: avevo esattamente vent’anni; ma le poesie lì raccolte le avevo cominciate a scrivere circa tre anni prima – a Casarsa, il paese di mia madre – dove si andava ogni estate nella povera villeggiatura presso i parenti che il magro stipendio di mio padre ufficiale ci permetteva…

Erano poesie in dialetto friulano: l’«hésitation prolongée entre le sens e le son» (*Valéry, citato da Jakobson’, nota di P.P.P) aveva avuto un’apparente definitiva opzione per il suono; e la dilatazione semantica operata dal suono si era spinta fino a trasferire i semantemi in un altro dominio linguistico, donde ritornare gloriosamente indecifrabili. …una quindicina di giorni dopo che il libro era uscito ho ricevuto una cartolina postale di Gianfranco Contini (critico già allora autorevolissimo, ndr) che mi diceva che il libro gli era tanto piaciuto che l’avrebbe immediatamente recensito. Chi potrà mai descrivere la mia gioia? Ho saltato e ballato per i portici di Bologna; e quanto alla soddisfazione mondana cui si può aspirare scrivendo versi, quella di quel giorno di Bologna è stata esaustiva: ormai posso benissimo farne per sempre a meno”.

Venerdì, nella sala consiliare (presente anche il poeta scrittore e cugino di Pasolini, Nico Naldini), si parlerà anche del Premio Tesi di laurea Pier Paolo Pasolini, 34. edizione, fondato da Laura Betti nel 1980, bandito annualmente dalla Cineteca di Bologna-Archivio Pasolini. Parteciperanno alla presentazione Piero Colussi, presidente del Centro Studi Pasolini di Casarsa, Beppe Cantele per la Ronzani editore, il già citato Nico Naldini, Francesco Zambon, ordinario di Filologia romanza all’Università di Trento (fra le innumerevoli sue pubblicazioni ha curato con Nico Naldini per Guanda “Poesie scelte” di Pier Paolo Pasolini) e Franco Zabagli, che oltre ad essere l’autore de “Il primo libro di Pasolini” ha curato il fondo degli scritti di Pasolini nel Gabinetto Vieusseux di Firenze.

Nella Sas Casarsa (1941) gioca anche Pasolini (accosciato, secondo da sinistra)

La lettura di alcune “Poesie a Casarsa” sarà affidata all’attore Fabiano Fantini. Porteranno inoltre il saluto il sindaco di Casarsa Lavinia Clarotto, il presidente della Fondazione Friuli Giuseppe Morandini e il presidente della Prima commissione regionale Alessandro Basso. La giuria del Premio, composta dai Marco A. Bazzocchi (presidente), Niva Lorenzini, Luciano De Giusti, Massimo Fusillo, Hervé Joubert Laurencin, ha deciso di assegnare il riconoscimento 2018 a Emanuele Bucci, Università “La Sapienza” di Roma, per la tesi magistrale “Frammenti di un’opposizione, allegoria e narrazione in “Petrolio” e per la tesi di dottorato di ricerca a Daria Bardellotto, dell’Università di Poitiers, “Le lieu où vivre: Subtopie, utopie, dystopie dans la littérature et le cinéma de Pier Paolo Pasolini”. La commissione ha inoltre menzionato per la loro originalità e per il rigore analitico, le tesi di Riccardo Vanin, dedicata al rapporto fra l’opera di Pasolini e lo strutturalismo e la tesi di Claudia Calabrese dedicata a Pasolini e la musica.

Alla cerimonia, che il Centro Studi di Casarsa ospita quest’anno secondo la consueta alternanza con Bologna, sarà presente anche Roberto Chiesi, responsabile del Centro studi Archivio Pier Paolo Pasolini della Cineteca di Bologna, noto critico cinematografico e saggista.

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