Pedemontana: così salvammo le opere d’arte nel 1976

29 Maggio 2016

PORDENONE. Le ferite provocate dal terremoto del 1976 furono molteplici. Accanto alla tragedia umana ci furono le ferite inferte alle case, al patrimonio culturale e alle opere d’arte. La mobilitazione che ne seguì fu a 360°. Mentre volontari, vigili del fuoco, esercito, Croce rossa e molti altri accorsero in aiuto alla popolazione, non fu trascurato il patrimonio artistico. L’incontro in programma martedì 31 maggio alle 18 nella saletta Incontri del Convento di San Francesco vuole ricordare l’azione di salvaguardia e tutela delle opere d’arte nella pedemontana pordenonese, che vide il Museo Civico d’arte con il restauratore Giancarlo Magri titolare dal 1962 del laboratorio di restauro del museo stesso (relatore assieme all’ex Conservatore Angelo Crosato) in prima linea con il coordinamento dell’allora commissario Antonio Forniz.

Magri al lavoro durante il terremoto

Magri al lavoro durante il terremoto

I primi ad essere raccolti e recuperati furono i frammenti di affresco del Duomo di San Marco e furono staccati anche i dipinti della sala consiliare con l’aiuto degli operai comunali. Il terzo giorno dopo il terremoto su incarico del Comune Magri si recò a Spilimbergo, dove recuperò tutte e opere mobili del Duomo. Una apposita lettera della Sovrintendenza, gli dava il permesso di operare dappertutto per il recupero delle opere d’arte di tutta la provincia (si trovavano principalmente nelle chiese) che in molti casi avvenne in edifici non ancora puntellati. Bisognava fare in fretta e Magri fu instancabile. Dove si potevano staccare gli affreschi li staccava oppure procedeva a particolari operazioni di pronto intervento, tramite velinature.

In alcuni casi utilizzò tecniche innovative e molto complesse, mai usate prima, avvalendosi della consulenza dell’allora Istituto Centrale del Restauro di Roma. Furono recuperati gli affreschi di Valeriano, di Lestans, di Travesio, di Pinzano. Le opere furono portate a Pordenone a palazzo Ricchieri e nel Convento di San Francesco dove fu allestito il laboratorio di restauro che negli anni successivi ne permise il recupero. Molte volte Magri e i suoi collaboratori rischiarono la vita. La scossa di settembre colse Magri al lavoro sugli affreschi di Giovanni Antonio De’ Sacchis, su un ponteggio nella chiesa di Travesio. Uscì con la testa piena di calcinacci e il giorno dopo gli tremavano ancora le gambe. Furono così salvate le opere più preziose del nostro patrimonio artistico: dagli affreschi del Pordenone a quelli dell’Amalteo. Un lavoro che ricevette l’encomio del ministro per i beni culturali Pedini.

Argomenti correlati:

Condividi questo articolo!