Parte FilmForum Festival a Gorizia: ecco tutti i dettagli

8 Marzo 2016

GORIZIA. Parte domani (fino al 15 marzo) a Gorizia il FilmForum Festival con sette intense giornate di proiezioni, incontri con esperti e personalità di fama internazionale, convegni, workshop, pubblicazioni ed eventi intorno al cinema. L’edizione 2016 – sempre promosso dall’Università di Udine con l’Associazione Culturale Lent e un partenariato di atenei internazionali (dall’Université de Montréal all’Università di Postdam, passando per l’Università di Malta e la Sorbonne Nouvelle – Parigi 3) – sarà interamente programmata – come già annunciato – nella città di Gorizia.

Pierre Bayard

Pierre Bayard

Anche quest’anno il festival si articolerà in due momenti, a partire dal grande Convegno internazionale di studi dedicato a Una storia del cinema senza nomi (tra il 9 e l’11 marzo), dove alcuni tra i massimi studiosi del panorama internazionale esporranno i risultati di un ambizioso progetto di rivisitazione della Storia del Cinema inaugurato proprio durante la scorsa edizione del FilmForum. I lavori del Convegno saranno aperti nella sede della Fondazione Carigo da due attesi interventi, quello di Pierre Bayard, autore e professore di letteratura francese all’Università di Parigi, noto per il bestseller Come parlare di un libro senza averlo mai letto (edito in Italia da Excelsior nel 2006) e il filosofo Maurizio Ferraris, autore di un testo fondamentale del pensiero contemporaneo come il Manifesto del Nuovo Realismo. A Gorizia riprenderà la riflessione iniziata con un suo volume del 2007 La Fidanzata Automatica, l’opera d’arte come “compagna inanimata” capace di corrispondere i nostri sentimenti.

A precedere questi interventi i saluti istituzionali dell’Assessore regionale alla Cultura, Sport e Solidarietà Gianni Torrenti, del Sindaco di Gorizia Ettore Romoli, del Presidente Fondazione Cassa di Risparmio Gorizia Gianluigi Chiozza, dell’Assessore alla Cultura della Provincia di Gorizia Federico Portelli, del Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici e Patrimonio Culturale dell’Università di Udine Andrea Zannini, del Presidente Consorzio Universitario di Gorizia Emilio Sgarlata, del Direttore Centro Polifunzionale di Gorizia Nicoletta Vasta, dell coordinatore del Corso di laurea magistrale in Scienze e Pratiche del Patrimonio Audiovisivo / International Master in Cinema and Audiovisual Studies (IMACS) Simone Venturini, con l’introduzione generale di Leonardo Quaresima dell’Università degli Studi di Udine.

Ospiti internazionali e la visione del corpo
Già dalla serata di mercoledì 9 marzo si apriranno al Kinemax di Gorizia le proiezioni pubbliche che ruoteranno intorno al tema portante della seconda sezione del festival, i lavori della Spring School, che si avvieranno in parallelo ai lavori del convegno internazionale per proseguire fino al 15 marzo. Come consuetudine, la Spring School indaga i rapporti fra cinema e arti visive contemporanee, oltre alla nuova frontiera del post cinema (videogame, animazione, fumetto), la scena dei porn studies e il film heritage, ovvero la preservazione del patrimonio cinematografico. FilmForum Festival assegnerà, inoltre, i prestigiosi Limina Award 2015 per il miglior libro di cinema nazionale e per il miglior libro di cinema internazionale, giunto alla 14^ edizione.

Tema della Spring School 2016 un argomento di stretta attualità: Bodifications – Mapping the Body in Media Culture. Studiosi e ricercatori da tutto il mondo si riuniranno per riflettere su come media e tecnologie cambiano il modo in cui guardiamo al nostro corpo, influenzando la percezione nell’immaginario culturale e la conoscenza medico-scientifica fino a trasformare il nostro aspetto fisico.

Kevin Brownlow

Kevin Brownlow

Atteso ospite della prima serata di proiezioni per il grande pubblico (Kinemax, ore 21.00) il regista britannico Kevin Brownlow, premio Oscar alla carriera nel 2011, tra i protagonisti della sezione Film Heritage. Al centro dell’omaggio le Hollywood Series, serie televisiva documentaria del 1980 narrata dal celebre attore James Mason, in cui si ripercorre la storia del cinema muto statunitense, dall’epoca dei penny arcade al primo film sonoro. Nel pomeriggio di mercoledì, Brownlow sarà anche protagonista di un workshop il Film Heritage nel Polo di Santa Chiara e di una sessione di incontro nella mattinata di giovedì presso la Fondazione Cassa di Risparmio.

Angela Ricci Lucchi con Yervant Gianikian

Angela Ricci Lucchi con Yervant Gianikian

Tra i protagonisti della Spring School anche i cineasti sperimentali Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, esperti delle forme più radicali del cinema contemporaneo. Dopo la retrospettiva a loro dedicata dal Centre Pompidou di Parigi, a FilmForum la proiezione in prima assoluta per l’Italia (giovedì 10 marzo, Kinemax ore 21.00 con l’introduzione della professoressa Cosetta Saba dell’Università degli Studi di Udine ) dei risultati del restauro condotto dai laboratori de La Camera Ottica di Gorizia sul catalogo dei loro Film Profumati: pellicole in 8 e 16mm realizzate per interagire con l’emanazione di odori e profumi, in un’idea di “cinema espanso” dove performance e arte d’ambiente si incontrano. Proprio per la particolarità del loro uso originario, il recupero di questi film ha richiesto un lavoro di documentazione e attualizzazione supervisionato dagli stessi artisti e condotto da eccellenze professionali nel campo del restauro. Degli stessi autori, in proiezione anche Oh! Uomo (2004), lavoro centrale di una trilogia che recupera materiali d’archivio risalenti alla prima metà del Novecento per lavorare sulle immagini che formano la nostra memoria collettiva. Guerre, campagne coloniali, esodi e grandi migrazioni sono i “fantasmi” dello scorso secolo che abitano il cinema della coppia, inconfondibile per cura artigianale e sensibilità pittorica.

Nel pomeriggio di venerdì 11 marzo (dalle 18.00 alle 19.00), il pubblico di Gorizia potrà assistere all’atelier VeloKIno. L’eclettico artista canadese Guillaume Arsenault, da sempre al lavoro con pixel, fotoni e onde magnetiche per dare vita a esperienze interattive, costruirà in tempo reale un’installazione audiovisiva…a pedali. Grazie a un complesso sistema di sensori che collega una bicicletta allo schermo, ogni movimento del “ciclista virtuale” produrrà una fantasia cinetica di immagini e suoni. Già presentata al festival MASSIVart di Montréal, la performance arriva al FilmForum per la sua anteprima italiana. La mattina di sabato 12 marzo sarà la volta di un altro “big” di questa edizione, il docente dell’Università di Montreal Bernard Perron, massimo esperto mondiale di videogiochi horror, che proverà a spiegarci perché e come ci sia un’attenzione così profonda a rappresentare i corpi degli zombie nel videogioco e nei media contemporanei.

Maurizio Ferraris

Maurizio Ferraris

La Spring School ospiterà inoltre quest’anno la fondatrice degli studi sul porno, Linda Williams, che terrà una lectio magistralis presso la Fondazione Carigo domenica 13 marzo. Docente di cinema e retorica a Berkeley (California) è stata in effetti la prima studiosa a considerare la pornografia come una forma culturale, dando di fatto origine ai cosiddetti porn studies alla fine degli anni ’80 con il suo libro Hard Core: Power, Pleasure, and the “Frenzy of the Visible”, diventato oggi uno dei testi basilari della disciplina. Ampio spazio verrà dedicato anche da FilmForum Festival alla questione mediorientale: Noam Yuram (dell’Università Ben Gurion del Negev) ci parlerà infatti del rapporto tra sesso e Stato nella nascita del porno in Israele, mentre Giuseppe Previtali (dell’Università degli Studi di Bergamo) dedicherà una riflessione alla diffusione di un’iconografia ispirata al terrorismo nella pornografia occidentale.

Nella mattina di domenica 13 marzo attesa la relazione di Laura U. Marks, professoressa alla canadese “Simon Fraser University”: fautrice di una teoria multisensoriale del cinema con il suo testo The Skin of Film, e acuta osservatrice della media art nell’era digitale, ha di recente rivolto la sua attenzione verso le arti visive del mondo islamico. A Gorizia aggiornerà uno dei suoi interventi più noti, intitolato I Feel Like an Abstract Line.

Altre due serate, il 12 e il 13 marzo, saranno invece curate con la collaborazione dell’associazione bolognese Home Movies – Archivio Internazionale del Film di Famiglia, uno tra i partner più longevi del festival. All’omaggio al regista sperimentale Boris Lehmann seguirà la proiezione di 14 Reels, film di montaggio nato durante il progetto della tesi di laurea al DAMS di Gorizia di Luca Chinaglia che raccoglie le scene girate da quattordici registi per le strade di quattordici città nel mondo. Si chiude Domenica 13 Marzo con Miss Cinema – Archivio Mossina, i provini per lo schermo girati in pellicola 16 mm tra il 1942 e il 1952 dalle partecipanti a concorsi di bellezza o aspiranti attrici, un ritratto collettivo dell’Italia dell’epoca. Entrambe le serate finali verranno sonorizzate dal vivo dai musicisti Rocco Marchi, Francesca Baccolini e Renato Rinaldi.

Lunedì 14 marzo toccherà a Jackie Stacey e Jack Halberstam portare la discussione sul dibattuto e attualissimo tema dell’identità e non-identità di genere e l’identità di genere nel Cinema. La docente inglese, titolare alcuni dei più importanti studi sulla spettatorialità femminile (Star Gazing: Hollywood Cinema and Female Spectatorship) e il cosiddetto cinema queer (la raccolta Queer Screen), tratterà nel suo intervento di un’icona cinematografica “fuori dai generi” come l’attrice Tilda Swinton, protagonista di un film “cult” sull’identità di genere, come l’Orlando di Sally Potter, tratto dall’omonimo romanzo di Virginia Woolf.

Lo studioso dell’Università del Sud della California Jack Halberstham è, invece, divenuto noto alla comunità accademica soprattutto per le sue teorie sulla “mascolinità femminile”: nella relazione Queer Times/Queer Space, Transgender Lives ritroveremo uno dei più brillanti analisti politici del concetto di Queer al lavoro su un tema che gli è caro. Il tema dell’appartenenza di genere sarà trattato già nella serata di proiezione di venerdì 11 marzo con Performing the Border e Writing Desire, titoli dalla produzione storica di Ursula Biemann, una video maker e saggista svizzera da sempre impegnata sui temi sociali della migrazione e della tecnologia in relazione proprio all’appartenenza di genere. Martedì 15 marzo chiuderà il festival il docente dell’Università di Los Angeles Erkki Huhtamo, “archeologo dei media” e tra i principali animatori di un filone di studi che va via via interessando sempre più la ricerca accademica internazionale.

Le diverse sezioni
Come ogni anno le giornate della Spring School vedranno una divisione in sezioni parallele, a coprire ogni aspetto di un campo di studi, quello del cinema e dei media, che si fa via via più vasto e frastagliato. Cinema and Contemporary Visual Arts, coordinata dai ricercatori Simone Dotto, Vincenzo Estremo, Francesco Federici e Lisa Parolo dell’Università degli Studi Udine, è la sezione storicamente dedita a sondare i complessi rapporti che legano il cinema alle arti contemporanee. Il tema centrale del corpo verrà declinato sia in relazione all’artista che allo spettatore. Se tradizionalmente la parte performativa viene affidata al primo (si pensi, per esempio, alla body art) sempre più spesso esibizioni e installazioni richiedono un coinvolgimento fisico anche da parte di chi guarda. Una prima giornata si concentrerà sulle cosiddette “pratiche relazionali”: Barbara Gileno dell’Università di Bologna con Emanuela de Cecco (libera Università di Bolzano) parleranno sull’artivism e sull’arte partecipativa, ragionando sul confine labile tra performance collettiva e mobilitazione politica.

Christian Borges, dell’Università di San Paolo, Sarah Moller (Università di Postdam) Maria Teresa Soldani (Università di Pisa) affronteranno i casi in cui il cinema e le arti visive incontrano la musica e il ballo, riportando in vita espressioni che sembravano ormai consegnate alla storia (come il video musicale) e creando piccoli nuovi fenomeni (gli spettacoli di danza recentemente portati nelle sale cinematografiche). Infine Daniel Mann dell’Università britannica di Goldsmith affronterà, insieme a Malgorata Radkiewicz dell’Università di Cracovia, le questioni sociali e di genere intorno un corpo che si mostra su uno schermo e in pubblico: anche e soprattutto quando “diverso” – come quello disabile, trattato nell’intervento sulla fotografia e nell’arte performativa da Emanuela De Cecco della Sapienza di Roma – un corpo esposto può diventare da oggetto di manipolazioni e rappresentazioni mediatiche anche un soggetto portatore di un cambiamento sul mondo che gli sta intorno

In quest’edizione, la sezione Film Heritage presenta diversi workshop interattivi riguardanti i futuri metodi di elaborazione e presentazione della storia del cinema e delle immagini in movimento resi possibili dalla “svolta digitale”. In particolare, uno dei temi trattati durante i workshop sarà il modo in cui le cosiddette digital humanities, nate dall’ibridazione di “scienze dure” come l’informatica e le discipline di derivazione umanistica, come lo studio del cinema, producono nuovi metodi per lo studio dei film e di valorizzazione dei nuovi prodotti mediali. La sezione ha un direttivo internazionale che conta al proprio interno Hans-Michael Bock, storico del cinema tedesco e fondatore di CineGraph, Ian Distelmeyer (Università di Postdam), il ricercatore Diego Cavallotti e il professor Simone Venturini per l’Università degl Studi di Udine, con la collaborazione di Andrè Habib dall’Università di Montréal

La sezione Postcinema & Digital Cultures, diretta da Ludovica Fales (West London University), Federico Giordano (Università per Stranieri di Perugia) e Alberto Brodesco (Università di Trento), continua ad occuparsi di quali siano i modi di vedere il corpo nei media digitali. Si cercherà di capire in che modo il corpo viene potenziato o modificato dalle nuove tecnologie, dal virtuale, dal digitale. Una parte importante la avrà la riflessione sul videogioco come espressione essenziale della modernità. In questa giornata ci si ci si occuperà anche di documentario interattivo, quella forma in cui è lo spettatore a costruire la storia attraverso la sua partecipazione diretta alla costruzione della stessa, si parlerà poi, più specificamente, del modo in cui, nella non-fiction interattiva (videogiochi, documentari, applicazioni per cellulari) si sono rappresentati i migranti durante la crisi dei rifugiati dell’ultimo anno. Antonio Gómez Heredia, della Universidad Iberoamericana di Città del Messico, proverà a farci capire quali nuove identità corporee e sessuali si sviluppino con la nuova chirurgia estetica ipertecnologica. Infine “Postcinema” dedicherà un giorno a capire come davvero i cambiamenti tecnologici abbiano inciso sulle modificazioni del corpo nella realtà quotidiana: John Ayson dell’Università di Buffalo arriverà a Gorizia nel bel mezzo di un esperimento su se stesso lungo un anno. Mangerà in maniera disordinata ed eccessiva per mesi, per poi sperimentare l’efficacia delle applicazioni digitali di dieta e fitness e verificare quanto e come il suo corpo sia cambiato.

Novità dell’edizione 2016 è la sezione Media Archaeology coordinato da Diego Cavallotti, Giuseppe Fidotta, Andrea Mariani e Simone Venturini dell’Università degli Studi di Udine. La disciplina da cui trae ispirazione è d’altra parte giovanissima ed emerge dal confronto tra studi culturali, archeologia dei saperi e quel complesso processo del “fare” la storia del cinema e dei media. L’importanza crescente assunta dalla tecnologia, così come la possibilità di rileggere la storia del cinema da prospettive, discipline e arti diverse, costituiscono il motore di questo approccio.

La sezione della MAGIS accoglierà studiosi da tutto il mondo per esplorare i rapporti di interazione e integrazione tra tecnologia e corpo umano nell’universo dei media. La “Screen and Audiovisual Research Unit” della Goldsmiths University di Londra presenterà i risultati di un progetto di ricerca sugli effetti della tecnologia sul corpo degli spettatori. Linda Bertelli dell’IMT di Lucca sarà tra i protagonisti di un pomeriggio dedicato alle influenze reciproche tra cinema e scienza a cavallo tra Ottocento e Novecento. Simone Natale (Università di Loughborough) e Giorgio Avezzù (Università Cattolica) affronteranno la questione dei rapporti tra schermo e corpo da Dante ai touch-screen. Monise Nicodemos (Paris 3) discuterà l’opera del regista sperimentale Paolo Gioli in una giornata che approfondirà l’utopia del corpo meccanizzato coltivata dal cinema d’avanguardia.

Anche nel 2016 la sezione porn studies: carthography of pornographic audio-visual, diretta da Enrico Biasin, Giovanna Maina e Federico Zecca dell’Università di Udine, si rivela una delle eccellenze europee negli studi accademici sulla pornografia e sulla rappresentazione della sessualità. Il tema del corpo pornografico, e in particolare del corpo delle attrici porno, tra chirurgia estetica e performance sessuale, sarà uno degli oggetti di dibattito alla Scuola, in particolare grazie ai contributi di Silvia Rodeschini, docente di filosofia politica a Firenze, Clarissa Smith, docente di culture sessuali all’Università di Sunderland (Regno Unito) e co-direttrice della rivista Porn Studies, la prima rivista scientifica interamente dedicata allo studio della pornografia, edita dalla prestigiosa casa editrice Routledge. La sezione toccherà inoltre, dalla prospettiva degli studi sulla pornografia e sulle rappresentazioni sessuali, altri due temi di assoluta attualità. Feona Attwood (professoressa di studi culturali all’università di Middlesex, Londra, e co-direttrice di Porn Studies) e Mirko Lino (dell’Università degli Studi dell’Aquila) parleranno infatti di tecnologia, corpo e sessualità, con interventi dedicati a come il 3D e le nuove tecnologie immersive hanno cambiato o stanno cambiando il consumo di pornografia e la percezione stessa del corpo sessuato nell’ambiente virtuale.

Pubblicazioni e Premio Limina
In occasione del FilmForum 2016 verrà pubblicato l’ultimo libro del sociologo Renato Stella, professore ordinario all’Università degli Studi di Padova, e pioniere degli studi sulla sessualità in Italia. Il libro, intitolato Corpi virtuali. Una ricerca sugli usi erotici del web, si pone come la prima ricerca condotta in ambito nazionale sulle modalità con cui i giovani adulti impiegano le nuove tecnologie a scopo erotico. Il Web e le tecnologie digitali hanno dato vita a un vastissimo archivio di materiali erotici, consentendo la nascita di nuove forme di sessualità, quali il sexting o il cybersex. A fronte di una così grande trasformazione sociale, si è fatta strada la preoccupazione delle conseguenze che tale novità poteva comportare, soprattutto nei riguardi dei giovani. L’attenzione degli esperti si è concentrata su differenti aspetti del consumo che ragazzi e ragazze fanno di pornografia e del cybersex, cercando di vagliarne i rischi e le minacce. Poche volte però si è data voce ai giovani stessi allo scopo di comprendere in quale modo interpretino tali usi e ancor meno si sa intorno alle pratiche che li vedono protagonisti. Il libro di Stella è uno dei primi tentativi di ricostruire il significato che i consumi erotici del web rappresentano per i “giovani adulti”, a partire dal significato che essi stessi vi attribuiscono. Il libro è pubblicato all’interno della collana Media/Eros diretta da Giovanna Maina e Federico Zecca per i tipi di Mimesis (Milano-Udine).

Come da tradizione, durante le giornate del FilmForum verranno assegnati i premi Limina per i migliori libri nazionali e internazionali sul cinema. Il premio per il migliore libro internazionale sul cinema pubblicato nel 2015 è stato assegnato a Francesco Casetti per The Lumière Galaxy: Seven Key Words for the Cinema to Come (Columbia University Press, 2015). Questo libro sostiene che nell’epoca della convergenza, in cui tutti i media tendono a trasformarsi e a confondersi, il cinema non solo sopravvive, ma anzi rifiorisce. Lo incontriamo nelle sale, ma anche nelle nostre case, nelle gallerie e nei musei, sui mezzi di trasporto o nelle sale d’aspetto, sui nostri dispositivi portatili, e in rete. Il premio per il miglior libro italiano sul cinema pubblicato nel 2015 è stato assegnato a Vittorio Gallese e Michele Guerra per Lo schermo empatico. Cinema e neuroscienze (Raffaello Cortina, 2015). Un neuroscienziato e un teorico del cinema analizzano alcuni grandi capolavori (Notorious, Persona, Shining, Il silenzio degli innocenti) a partire dal tipo di coinvolgimento che questi film esercitano sul corpo degli spettatori. Le analisi sono sostenute da esperimenti neuroscientifici e sono ispirate dalla scoperta dei neuroni specchio e dalla teoria della “simulazione incarnata”.

Il premio per la migliore traduzione è andato infine al libro curato da Leonardo Quaresima Joseph Roth, L’avventuriera di Montecarlo. Scritti sul cinema (1919-1935). Il libro raccoglie una selezione dai testi che il famoso scrittore austriaco Joseph Roth dedicò al cinema, testi che colpiscono per la caustica originalità e l’anticonformismo del giudizio. Per esempio, Roth stronca Fritz Lang, definisce La linea generale di Ejzenstejn “pura propaganda staliniana”, e sostiene che vedere il Faust di Murnau “è un castigo divino”.

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