Opere di Renzo Tubaro in mostra alla Galleria Sagittaria

25 Novembre 2017

PORDENONE. Fin dagli inizi. l’attività espositiva della Galleria Sagittaria ha avuto, in prima istanza, l’intenzione di documentare al meglio quanto i più noti artisti della regione Friuli Venezia Giulia andavano realizzando, senza tuttavia trascurare i più giovani. Al numero quarantuno nell’elenco delle mostre realizzate dalla Galleria – e sono, a oggi, 447 – troviamo il nome di Renzo Tubaro. Aveva allora superato i quarant’anni, era un artista nel pieno della sua creatività, la mostra era incentrata soprattutto su una serie di splendidi disegni, ma non mancavano alcuni oli. Sono passati, da allora, quasi cinquantanni, ed è con soddisfazione che sabato 25 novembre alle 17.30 con ingresso libero, il Centro Iniziative Culturali Pordenone e la Galleria Sagittaria presentano una nuova mostra di Renzo Tubaro: L’INCANTO DEL REALE – OPERE 1948-1998, a cura di Giancarlo Pauletto, Fulvio Dell’Agnese, Stefano Tubaro con il coordinamento di Maria Francesca Vassallo.

«Pubblicare molte opere inedite di un artista – dichiara il curatore Giancarlo Pauletto – già noto per l’altezza dei suoi risultati – è utilissimo, non solo perché ciò non può che confermarne l’apprezzamento, ma anche in quanto permette confronti e integrazioni certamente importanti a delinearne meglio la figura, riducendo quella dispersione di opere e dati, che inevitabilmente interviene con il passare del tempo.

Renzo Tubaro è nato a Codroipo nel 1925, è scomparso a Udine nel 2002. Ha frequentato l’Accademia di Venezia, avendo per maestro Guido Cadorin. Ha esposto più volte alla Quadriennale di Roma, alle Biennale di Arte Triveneta di Padova, Verona e Campione d’Italia, alle Trivenete delle Arti a Villa Simes e in molte altre collettive e personali. Sue opere sono alla Galleria d’Arte Moderna di Venezia, di Udine, al Castello Sforzesco di Milano e in varie altre collezioni pubbliche e private. Vasti cicli di affreschi si trovano in molte chiese del Friuli. Per Tubaro dipingere era quasi un dovere morale. Vi è qualcosa di intimamente necessario nel suo tornare sui medesimi temi – oggetti, affetti, tempi, luoghi – in cui si fa chiaramente apprezzabile il magistrale esercizio di variazione di singoli timbri e toni, della “durata” di certe note di colore e del loro intreccio in un “soffice sincronismo”.

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