Nuova edizione libraria dei “Turcs” di Pasolini a Casarsa

24 Maggio 2019

Giorgio Agamben

CASARSA. Sarà la Chiesa di Santa Croce (Glisiùt) di Casarsa a fare da ideale e toccante cornice sabato 25 maggio, alle 18, per la presentazione in anteprima della nuova edizione del dramma teatrale “I Turcs tal Friùl”, uno dei grandi capolavori del Novecento da riscoprire, nel quale Pasolini che all’epoca aveva soltanto 22 anni, narra il Friuli devastato dalla guerra evocando le terribili invasioni del 1499). L’editore Quodlibet, grazie alla curatela di Giorgio Agamben, lo ha mandato in stampa come opera prima di una nuova collana dedicata alla poesia in dialetto che porta proprio il nome di “Ardilut”, il simbolo ideato da Pasolini per lo Stroligùt della sua “Academiuta di lenga furlana”.

Nell’incontro organizzato dal Centro Studi Pasolini e condotto da Mario Brandolin, ne parlerà in prima persona lo stesso Agamben, pensatore ed intellettuale tra i più acuti del panorama contemporaneo, vincitore nel 2018 del Premio Nonino “Maestro del nostro tempo”, insieme a Ivan Crico, poeta friulano al quale è stata affidata una nuova traduzione italiana del testo, in versi liberi, proposta dal volume insieme a quella letterale, in prosa, curata da Graziella Chiarcossi, che ha anche rivisto la grafìa proposta nelle precedenti edizioni. La voce che porgerà al pubblico le parole pasoliniane dei “Tùrcs”, alla presenza della sindaca Lavinia Clarotto, dell’assessora regionale alla Cultura Tiziana Gibelli e del presidente della Filologica Friulana Federico Vicario, sarà quella dell’attore Luca Altavilla.

Pasolini scrisse i “Turcs” a Versuta nel maggio del 1944, giusto 75 anni fa, sotto il pericolo dei bombardamenti che attanagliavano il Friuli, ispirandosi ad un altro fatto storico che aveva sconvolto la terra friulana alcuni secoli prima, ovvero la tragica invasione, nel 1499, delle sanguinarie orde turchesche provenienti dai Balcani. L’ispirazione del poeta si appuntò proprio sull’epigrafe che si trova tuttora nella Chiesa di Santa Croce, nella quale i Camerari Matia de Montico e Zuane Coluso si impegnavano ad erigere una chiesa dedicata alla Beata Vergine quale voto per lo scampato pericolo, che aveva vista risparmiata Casarsa dalla distruzione toccata invece ai paesi limitrofi.

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