Mostra ad Artegna sul “com’era dov’era” dopo il ’76

14 Luglio 2017

ARTEGNA. Sabato 15 luglio, alle 18, si inaugura negli spazi suggestivi del Castello Savorgnan di Artegna la mostra “L’identità di un paesaggio. La memoria della ricostruzione”. Si tratta di una esposizione itinerante, organizzata dal Servizio catalogazione, formazione e ricerca dell’ERPAC (Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia) e dall’Associazione Comuni Terremotati e Sindaci della Ricostruzione del Friuli.

Dopo nove tappe in altrettanti comuni della regione, l’esposizione è allestita ad Artegna in collaborazione con l’Associazione culturale “Grop pignot” e il patrocinio del Comune: sarà visitabile gratuitamente fino al 27 agosto (sabato, domenica e festivi: dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.30). Curata dall’architetto Floriana Marino, la mostra è stata parte integrante della rassegna “MEMORIE. Arte, immagini e parole del terremoto in Friuli”, organizzata lo scorso anno a Villa Manin di Passariano in occasione del quarantesimo anniversario del terremoto in Friuli: le immagini invitano a una riflessione sull’opera di recupero del patrimonio architettonico rurale e montano, realizzata dopo il terremoto del 1976, un intervento di straordinaria efficacia ma poco conosciuto, ricco di insegnamenti ancora attuali.

Ad Artegna la mostra è arricchita da un’ampia sezione fotografica con immagini scattate dopo il sisma provenienti dagli archivi locali di Ivano Andreussi, Franco Mattiussi e Walter Traunero: una documentazione preziosa e commovente per chi ha vissuto l’esperienza del terremoto e per chi ancora vuole approfondire aspetti meno noti dell’opera di ricostruzione realizzata in Friuli. La rassegna presenta anche vedute attuali e anteriori al 1976, risalenti agli anni ‘50-‘60 rintracciate negli archivi di famiglia, in cui si vedono quegli stessi edifici poi recuperati grazie all’art. 8 della legge regionale n. 30 del 1977.

La mostra fotografica documenta i quattro interessanti esempi di architettura locale salvati da probabile distruzione e che ora fanno parte integrante del paesaggio arteniese. Si tratta della bella dimora dell’artista di livello internazionale Mario Micossi, scomparso nel 2005, della Casa Iacuzzi in via Villa nel centro del paese, dei Casali Marchetti e di Casa Bettoli in borgo Zucco, insediamenti abitativi collocati in contesti ambientali di notevole rilievo. Tali edifici mantengono la memoria di materiali e tecniche costruttive tradizionali, ma anche di valori strettamente legati al territorio. Il loro recupero rientra tra gli interventi previsti con lungimiranza dalla legge regionale a favore dell’architettura locale che ha consentito la salvaguardia di un patrimonio unico e irripetibile presente con tipologie diverse in tutta l’area terremotata.

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