Meno casi nel 2020: il giallo dell’influenza scomparsa

20 Aprile 2021

TRIESTE. Dov’è finita l’epidemia influenzale che da 50 anni si verifica con la massima regolarità? Se l’è chiesto il dottor Fulvio Zorzut, medico epidemiologo a Trieste, che puntualmente ci invia le sue valutazioni.

”L’influenza stagionale ha una sua straordinaria regolarità: inizia alla fine dell’anno e dura fino al successivo marzo, questo è documentato nel nostro Paese dal sistema Influnet dell’Iss: ma durante la stagione 2020-21 è semplicemente sparita. Per la prima volta negli ultimi cinquant’anni non c’è stata un’epidemia stagionale di influenza, malattia – ricordiamo – che colpisce circa 5/6 milioni di italiani ogni anno e ne accompagna alla morte quasi diecimila ogni inverno. A metà marzo 2021 l’incidenza delle sindromi simil-influenzali è di 1,65 casi per mille assistiti. L’anno scorso, nello stesso periodo, era di 4,1 casi per mille assistiti.

Ma c’è di più. Non è successo solo nel nostro Paese, ma in molti Paesi del mondo. Globalmente la circolazione dei virus influenzali si mantiene a livelli inferiori rispetto alla media stagionale. Nelle zone temperate dell’emisfero Nord, la circolazione virale permane al di sotto dei livelli inter-stagionali, con poche sporadiche identificazioni di virus di tipo A e B in alcuni Paesi.

È stata la vaccinazione antinfluenzale?
Questo non può essere attribuito alla vaccinazione di massa, anche se sono state utilizzate circa 14 milioni di dosi di vaccini anti influenzali, una quantità ben superiore agli altri anni, grazie all’intensa campagna informativa eseguita. Una quantità di vaccinati, in Italia, contro l’influenza che porta la stima della copertura vaccinale vicina al 25% della popolazione italiana, ben lontana dalla vaccinazione di massa proposta; oltre l’80% delle dosi è andata alla popolazione over 65 anni, quindi buona parte della popolazione adulta e infantile è rimasta non vaccinata. Quindi una quantità totale di vaccinazioni insufficiente da sola a far sparire l’epidemia influenzale stagionale.

Ma allora com’è scomparsa l’influenza stagionale?
Si può ipotizzare un concorso di diversi fattori: un aumento, seppure modesto, della copertura vaccinale, un effetto memoria immunitaria storica e, probabilmente, una competizione virale che ha visto vittorioso il Coronavirus vs Mixovirus dell’influenza. Il tutto non basta però ancora a giustificare una simile scomparsa dell’influenza. Sicuramente le stringenti misure di protezione individuale messe in campo per contrastare il Covid-19 (mascherine, distanziamento, lavaggio delle mani, chiusura di scuole ed esercizi commerciali ecc.) sono state molto efficaci nell’eliminare l’epidemia stagionale di influenza, ma le stesse misure hanno contenuto ma non impedito l’andamento della pandemia da Covid-19 nel 2020-21.

Fulvio Zorzut

Queste misure sono state probabilmente più efficaci contro l’influenza che contro il Covid, perché l’influenza è meno contagiosa del Covid. Una misura della contagiosità è il tasso netto di riproduzione Rt che per l’influenza stagionale, è di circa 1-3, mentre per il Covid-19 Rt è tra 2 e 4. L’unico virus che non ha subito una battuta d’arresto durante la pandemia è il Rhinovirus, il virus responsabile del raffreddore, che può circolare in svariati ceppi all’interno di una stessa comunità.

Questo fenomeno apparentemente solo positivo, ha anche degli aspetti potenzialmente negativi. Se il virus influenzale non circola, può essere difficile individuare il ceppo giusto contro cui produrre con certezza un vaccino anti influenzale per la prossima stagione invernale. Esiste infine anche l’ipotesi che un numero basso di ammalati nel 2020/2021 potrebbe portare a una epidemia di influenza più aggressiva nel 2021/2022. Il timore di un doppio attacco a tenaglia, da parte del Coronavirus e del Mixovirus dell’influenza comunque non si è verificato e questo è un dato molto positivo”.

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