Ma dov’è finita l’Influenza? Ha colpito poco, ma è bene?

29 Gennaio 2021

TRIESTE. Forse ve lo siete chiesto. Ovviamente l’ha fatto anche il dottor Fulvio Zorzut, medico epidemiologo: che fine fa fatto l’influenza? Da Trieste, ecco la sua consueta analisi.

”Nell’emisfero meridionale, dove l’inverno è già finito, i virus stagionali sono passati del tutto inosservati. Pochissimi i contagi rispetto agli anni passati. Nei Paesi a nord dell’Equatore, dove generalmente in questo periodo inizia l’epidemia di infezioni stagionali, i casi segnalati finora sono molto pochi. Globalmente nell’emisfero Boreale la circolazione dei virus influenzali si mantiene a livelli inferiori rispetto alla media stagionale. Il rapporto Influnet, il sistema di monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), conferma che in tutte le Regioni italiane il livello di incidenza delle sindromi simil influenzali è sotto la soglia basale.

È probabile che le misure di contenimento del contagio utilizzate per la pandemia di Covid-19, mascherine, distanziamento sociale, igiene delle mani, limitazioni negli spostamenti ecc.., stiano limitando la circolazione anche dei Mixovirus dell’influenza. Una prima anomalia si era già verificata la scorsa primavera, infatti alla fine della prima ondata di Covid-19, lo scorso maggio, era stata rilevata una brusca e anticipata interruzione dell’influenza stagionale 2019-2020, rispetto a ciò che accade normalmente a inizio primavera con le cosiddette code epidemiche.

Il fenomeno non può essere attribuito esclusivamente alla riduzione delle diagnosi dovuta a un minore numero di accessi ospedalieri e di visite dai medici di famiglia; deve avere influito anche l’adozione delle misure di contenimento della pandemia, ma non solo. Queste misure sono state probabilmente più efficaci contro l’influenza che contro il Covid, perché l’influenza è meno contagiosa del Covid. Una misura della contagiosità è il tasso netto di riproduzione Rt che per l’influenza stagionale, è di circa 1-3 mentre per il Covid-19 Rt è tra 2 e 4.

Al di sotto dell’Equatore i virus stagionali, da aprile a luglio del 2020 durante la stagione invernale, in paesi come il Sudafrica, il Paraguay e la Nuova Zelanda i casi si sono praticamente azzerati, e sono molto diminuiti in Cile, Australia, Argentina e Brasile. Non si può ritenere che tutto dipenda dall’uso delle mascherine e dal distanziamento sociale, perché in molti Paesi del Sud America che hanno registrato un calo sostanziale dei casi di influenza l’adozione di queste misure non è stata particolarmente rigida. La riduzione drastica dei viaggi internazionali e l’aumento delle vaccinazioni per l’influenza hanno sicuramente contribuito. In Australia, per esempio, lo scorso inverno sono stati somministrati più di 7,3 milioni di vaccini influenzali in confronto ai 3,5 milioni del 2018.

Questo fenomeno, apparentemente solo positivo, ha anche degli aspetti potenzialmente negativi: 1) Se il virus influenzale non circola può essere difficile individuare il ceppo giusto contro cui produrre il vaccino anti influenzale 2022; 2) C’è la possibilità di un picco influenzale sfasato, in ritardo, come accaduto alcune volte in passato rispetto al normale andamento a cui siamo abituati; 3) Esiste infine anche l’ipotesi che un numero basso di ammalati nel 2020/2021 potrebbe portare a una epidemia di influenza più aggressiva nel 2021/2022.

L’unico virus che non ha subito una battuta d’arresto durante la pandemia è il Rhinovirus, il virus responsabile del raffreddore, che può circolare in svariati ceppi all’interno di una stessa comunità. A differenza dei Coronavirus e dei virus influenzali, i Rhinovirus non hanno un involucro lipidico che può essere rimosso con i saponi e gli igienizzanti e possono essere più stabili. Resistendo più a lungo sulle superfici continuano a passare facilmente da un individuo a un altro. Le infezioni causate dai Rhinovirus sembrano avere qualche effetto protettivo, basato sul meccanismo dell’immunità crociata, nei confronti di Sars-CoV-2, forse perché attivano la risposta dell’interferone. Un recente studio ha confermato che una persona affetta da infezione da rinovirus (raffreddore, para-influenza), avrebbe il 70% in meno di probabilità di contrarre anche una forma leggera da Coronavirus.

Lo spettro di un doppio attacco, da una parte il Covid-19 e dall’altra il Mixovirus dell’influenza, comunque non si è verificato e questo è un dato, ora, molto positivo”.

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