L’ultimo film di Max Linder che si credeva perduto

7 Ottobre 2021

Max, Der Zirkuskönig (Credit: Cinémathèque française)

PORDENONE. Max Linder è il nume tutelare delle Giornate del Cinema Muto. Nel 1982 quando di cinema muto nessuno parlava, Cinemazero di Pordenone e la Cineteca del Friuli organizzarono una piccola rassegna di film del grande comico francese alla presenza di pochi storici e critici amici reduci dalla Mostra del Cinema di Venezia. Fu una scoperta e un successo che stimolò gli organizzatori a sviluppare e approfondire l’esplorazione e lo studio del cinema del periodo tra le origini e il sonoro. Max Linder è stato il primo comico di successo internazionale (lo stesso Chaplin dichiarò di esserne stato molto influenzato), dando vita alla maschera di Max, l’uomo di mondo elegante, dai baffetti neri, cilindro e guanti bianchi, che si muove nella Parigi della Belle Epoque.

Attore, regista e sceneggiatore, Max Linder lavorò in più di 500 film, la maggior parte dei quali sono perduti. Anche Max Der Zirkuskönig (titolo italiano: Il domatore dell’amore) era tra questi e solo con una complessa operazione di recupero e ricostruzione con copie provenienti da numerose cineteche la Lobster Films di Parigi ha riportato in vita questo che è l’ultimo film di Linder. Il divo francese fu ingaggiato per Max Der Zirkuskönig da una società austriaca appena costituita, la Vita Film che pensava, con la sua presenza, di sfondare sul mercato internazionale. In effetti il film andò bene in molti Paesi, non altrettanto la salute di Max Linder, che già durante la lavorazione aveva cominciato a essere minata da quel male oscuro che pochi mesi dopo lo condurrà all’omicidio della giovane moglie e al suo suicidio.

Con la prima assoluta di Max Der Zirkuskönig nella serata che si aprirà con la consegna dei Premi Jean Mitry, venerdì 8 ottobre alle ore 21 al Teatro Verdi di Pordenone, le Giornate del Cinema Muto celebrano la loro 40a edizione, rendendo omaggio a Linder anche nel manifesto ufficiale del festival, dove appare insieme a Vilma Bánky, sua partner nel film. La pellicola sarà accompagnato dal vivo da Neil Brand (piano) e Frank Bockius (percussioni).

Kentucky Pride (Credit: Ampas, Margaret Herrick Library)

Nella rassegna dedicata alle sceneggiatrici americane spicca, per il nome del regista, Kentucky Pride, diretto nel 1925 da John Ford. Se il film deve molto alla brillante idea dei cavalli parlanti, merito della sceneggiatrice Dorothy Yost (che successivamente scriverà molti film con Fred Astaire e Ginger Rogers), il recupero di un film rarissimo del regista più grande di tutti i tempi (parola di Orson Welles) non può non essere un fortissimo richiamo per tutti. Restaurato dal Museum of Modern Art di New York con i fondi della Twentieth Century Fox, Kentucky Pride è in programma alle 14.30 al Teatro Verdi di Pordenone con l’accompagnamento di Philip Carli. Il film, di un Ford appena trentenne, ha già tutti i grandi temi del suo cinema: il senso del dovere, la fierezza della propria tradizione, l’amore per la natura e per i cavalli sempre protagonisti nei suoi western. Anche qui la protagonista è una cavalla, Virginia Future, che racconta la storia agli altri cavalli, agli abitanti del Kentucky e agli spettatori. Tra gli altri equini amici di Virginia compare anche il leggendario Man o’ War, la cui fama e le cui vittorie gli hanno guadagnato il titolo di più grande cavallo da corsa del XX secolo. Nel cast degli umani spicca il nome di Henry B. Walthall, l’attore feticcio di David Wark Griffith che anche Ford dimostrò di apprezzare. “Era grande, uno dei più grandi attori di tutti i tempi, una personalità che usciva davvero fuori dallo schermo” dichiarò Ford in un’intervista a Peter Bogdanovich.

Se in Kentucky Pride il punto di vista è quello dei cavalli, nel film che lo precede, Up in the Air After Alligators, del 1919, il mondo lo vediamo attraverso gli occhi di un coccodrillo. Il cortometraggio presentato alle Giornate fa parte di una serie di 50 travelogue per una rivista sportiva ed è un ottimo esempio della scrittura di Katharine Hilliker (1885 – 1965).

Der Flug um den Erdball (Credit: Deutsche Kinemathek, Berlin)

Segnaliamo tra le proiezioni del pomeriggio, alle 17.30, tre corti giapponesi della Vitagraph del 1910 quando molti vedevano nella crescita della potenza imperiale giapponese un potenziale pericolo per gli Stati Uniti. Anche in molti film americani c’era questo sospetto, ma nei tre corti della Vitagraph c’è un approccio verso quel Paese molto diverso, a cominciare dal fatto che vengono utilizzati molti veri attori giapponesi. Uno dei titoli è Ito, the Beggar Boy, del 1910, riemerso nelle collezioni della Filmoteka Narodowa – Instytut Audiowizualny (Fina) di Varsavia. Completano il programma due corti della filiale russa della Pathé del 1913, che sono le uniche testimonianze superstiti della danzatrice e attrice Ohta Hisa nota col nome d’arte Hanako (1868 – 1945). Agli inizi del secolo scorso questa minuta artista giapponese (secondo alcune fonti non raggiungeva il metro e 40 d’altezza) iniziò a girare l’Europa e l’America con straordinario successo affascinando in Francia anche lo scultore Auguste Rodin che la scelse come modella. Le riprese dei suoi spettacoli a Mosca sono firmate da Yakov Protazanov, uno dei fondatori del cinema russo. L’accompagnamento di questi film è affidato a John Sweeney.

La giornata di venerdì si apre alle 10.30 con un altro restauro della Lobster, il film di Willi Wolff interpretato da Ellen Richter Der Flug um der Erdball (Un volo intorno al mondo), del 1925, diviso in due parti, che saranno accompagnate dal vivo rispettivamente da Günter Buchwald e Stephen Horne. Il critico di Film Kurier scrisse che non solo questo era il miglior film di Ellen Richter, ma anche il miglior film tedesco di viaggi e avventure.

Il programma online di venerdì 8 ottobre, su MYmovies a partire dalle 21 (ora italiana), propone Moral, il bellissimo film con Ellen Richter (visto in sala giovedì) che denuncia il bigottismo di provincia. Nell’ultimo appuntamento con gli incontri con l’autore – sempre online, a partire dalle 17 – è il giorno di Alberto Sordi. A parlare di lui è Alberto Anile, autore del volume Alberto Sordi (Edizioni Sabinae, 2020), un’approfondita monografia, ricca di materiali d’archivio, che copre l’intera vita e la carriera dell’Albertone nazionale svelando non pochi dettagli sconosciuti scoperti grazie a lunghe e accuratissime ricerche, e che, inevitabilmente, ripercorre quella irripetibile stagione del cinema italiano di cui Sordi fu uno dei grandi protagonisti. L’Associazione Italiana per le Ricerche di Storia del Cinema (Airsc) presenta invece Immagine: note di cinema 20-21 (Persiani 20-21), gli ultimi due numeri della più antica rivista italiana dedicata agli appassionati di cinematografia, organo ufficiale dell’Associazione.

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