L’on. Gualmini invia a 145 colleghi il film No Borders che spiega la Rotta Balcanica

1 Dicembre 2020

BRUXELLES. I boschi tra Italia e Slovenia sono il teatro di “No Borders. Flusso di coscienza” un interessante docu-film realizzato dal regista Mauro Caputo che ha vissuto il Carso a ridosso del confine tra Italia e Slovenia, in cui il fenomeno migratorio è di gran lunga più presente rispetto a quanto viene riportato dalle cronache. Il documentario, dedicato al regista e scrittore Giorgio Pressburger, ungherese di nascita e triestino d’adozione, è prodotto da Vox Produzioni e A-Lab e pone l’attenzione sulle storie dei migranti che cercano di cambiare vita in Paesi europei quali Francia, Germania e Spagna, vera meta dei loro viaggi. Non ci sono testimonianze o interviste, ma la narrazione è affidata alla voce fuori campo dell’attore Adriano Giraldi, che segue le tracce nei boschi lasciate da questo esercito di invisibili formato da maschi adulti, ma anche da tante donne, bambini e perfino neonati, tutti pronti a distruggere ogni cosa del proprio passato pur di iniziare una nuova vita in Europa.

“Il tema immigrazione viene spesso declinato esclusivamente o quasi concentrandosi sull’approdo dal mar Mediterraneo, con particolare attenzione agli sbarchi sulle coste siciliane, ma la rotta balcanica, passata maggiormente sotto traccia, è un percorso cruciale per l’approdo in Europa di molte persone, su cui dobbiamo accendere maggiormente i riflettori” dichiara l’on. Elisabetta Gualmini, che ha inviato il film ai 145 colleghi eurodeputati del gruppo dei Sociali e Democratici, provenienti da 26 Paesi europei. “Allargare lo sguardo e riflettere da tutti gli angoli dell’Europa su cosa voglia dire lasciare la propria casa, le proprie origini, i propri familiari è un’esperienza che questo meraviglioso docu-film ci offre e che aiuta tutti a capire quanto ancora dobbiamo lavorare sulle politiche di accoglienza”.

Per il regista Mauro Caputo “No borders è un film unico nel suo genere perché racconta la Rotta balcanica concentrandosi esclusivamente sulla parte italiana, un passaggio che mancava nella descrizione del fenomeno che tocca il territorio del Friuli Venezia Giulia e che non arriva mai alla ribalta del grande pubblico”. Un flusso molto più vasto di quello descritto dai media e in costante aumento con il passaggio di persone provenienti da Paesi come Afghanistan, Algeria, Azad Kashmir, Bangladesh, India, Iraq, Iran, Libia, Malesia, Marocco, Nepal, Pakistan, Siria, Somalia, Tunisia, che deve far riflettere sulla reale entità ed evoluzione, anche in termini di emergenza umanitaria.

NOTE DI REGIA
“Sono arrivato in Italia da profugo e senza una lira in tasca”. Queste parole, pronunciate così spesso dal caro amico Giorgio Pressburger e la curiosità, quell’istinto indispensabile che nasce dal desiderio e dal piacere di accrescere il proprio sapere, sono stati il primo passo di questo lungo viaggio. Lontano dal clamore mediatico, migliaia di persone disperate attraversano il confine con l’Italia a pochi passi da dove vivo, liberandosi di ogni cosa anche della propria identità. Comprendere e poi raccontare questo fenomeno è stata una necessità, un dovere morale ed umano al quale non potevo sottrarmi. La speranza ora è che questo racconto sincero possa contribuire concretamente alla comprensione di uno degli avvenimenti più importanti del nostro tempo, mettendo fine alle tante fake news che certa propaganda non risparmia di diffondere.

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