Lo stop ad Astrazeneca e rischi in ‘vaccinazione totale’

16 Marzo 2021

Fulvio Zorzut

TRIESTE. Una cosa è certa: la sospensione precauzionale del vaccino Astrazeneca ha dato un duro colpo alla campagna di vaccinazione in atto non solo in Italia, com’è noto. E’ quindi, come sempre, d’attualità l’analisi del dottor Fulvio Zorzut, il medico epidemiologo triestino che segue, si può dire, quotidianamente l’evolversi della pandemia e poi ci affida – e gliene siamo sempre molto grati – le sue valutazioni scientifiche. Eccole.

”L’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) non aveva fatto in tempo a comunicare che le reazioni avverse rilevate, anche molto gravi, in seguito all’impiego del vaccino a due dosi Astrazeneca, rientravano nelle percentuali attese e purtroppo possibili che, subito dopo, in seguito alle decisioni governative di Francia e Germania a cui si è unita l’Italia, imponeva di sospendere il suo impiego e non di un solo lotto, ma di tutti quelli in uso, mentre l’Ema (Agenzia europea per i medicinali) non ha ancora preso alcuna decisione a livello di Ue.

La correlazione causa/effetto temporale tra il vaccino e le trombosi-emorragie cerebrali, che peraltro sono in antitesi (maggiore coagulazione o minore coagulazione?), va ricercata e approfondita, anche se non è semplice giungere a delle conclusioni soprattutto nel breve periodo. Ogni anno muoiono in Italia circa 600.000 – 700.000 persone, un po’ meno di 2.000 al giorno. Questo significa che purtroppo è normale e prevedibile che ci siano decessi associati temporalmente al vaccino a fronte di un impiego di vaccino di massa così elevato.

Per esprimere un giudizio sull’associazione causale tra vaccinazione ed evento si deve confermare la diagnosi, definire le indicazioni e le eventuali controindicazioni del vaccino utilizzato per immunizzare il paziente, analizzare le procedure utilizzate nella somministrazione dei vaccini, stabilire se l’evento segnalato è isolato o si tratta di un insieme di eventi e stabilire con quale frequenza le stesse patologie sono presenti normalmente nella popolazione generale non ancora vaccinata. Ora, le vaccinazioni da sempre possono causare delle reazioni avverse dovute a peculiari situazioni cliniche e immunitarie dei soggetti vaccinati. Normalmente sono pochissime e scarsamente rilevanti se messe a confronto con la gravità delle malattie infettive che prevengono.

Un esempio. Il vaccino anti poliomielite vivo e attenuato “Sabin” causava, a fronte di circa 2.000.000 di dosi somministrate un caso di paralisi flaccida nei neonati vaccinati, ma ha portato alla quasi eradicazione mondiale di una gravissima malattia neurologica della prima infanzia e nessuno, all’epoca, si sarebbe sognato di sospendere il suo impiego, a fronte degli enormi benefici raggiunti. Attualmente si usa il vaccino “Salk” inattivato, meno efficace, ma eticamente accettabile, in quanto la Polio è quasi sconfitta, e che non causa i gravi e rari effetti collaterali del Sabin.

Ora, è facile immaginare lo stato d’animo di chi ha effettuato la prima dose ed è in attesa del richiamo, che comunque non potrà essere effettuato con altri vaccini, e il grave colpo alla fiducia complessiva della campagna vaccinale anti-Covid, in pieno svolgimento. La sfiducia della popolazione è dietro l’angolo, mentre le cose andrebbero spiegate e ripetute più volte. La premessa doverosa, che sembra sfuggire, è che non si tratta di una normale campagna di vaccinazione che, al più, interessa alcuni milioni di persone, come nel caso della vaccinazione antinfluenzale annuale.

Qui si tratta di vaccinare la totalità della popolazione di ogni singola nazione, centinaia e centinaia di milioni di persone, over 16 anni, e in condizioni di salute estremamente variabili, con le più disparate patologie preesistenti, con tutto quello che ne consegue. Una iniziativa epocale mai accaduta prima, che comporta una sfida logistica, organizzativa e di sicurezza assolutamente inedita, che richiede una analisi e revisione dei dati post vaccinali puntuale, rigorosa, intransigente, ma non influenzata dalle emozioni.

Ultima nota. I vaccini anti-Covid rappresentano l’unico strumento per cercare di invertire la pandemia. Non ce sono altri! A meno che non si continui a sperare nei raggi U.V. del sole, nella stagione calda o in una mutazione casuale benefica del Coronavirus”.

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