Lo scrittore turco Burhan Sonmez commenta il golpe: “Ci sarà meno democrazia”

16 Luglio 2016

PORDENONE. Fra gli ospiti più attesi della 17^ edizione di pordenonelegge, in programma dal 14 al 18 settembre, c’e’ senz’altro Burhan Sonmez, scrittore e attivista turco, già avvocato per i diritti civili, Sonmez è stato in passato colpito duramente dalla polizia turca, e salvato dall’associazione inglese Freedom for Torture che si è occupata del suo trasferimento in Inghilterra per le lunghe cure mediche necessarie. Oggi vive a Istanbul, dove è stato uno dei protagonisti del movimento di Gezi Park. Sabato 17 settembre presenterà in anteprima nazionale a Pordenone il suo nuovo romanzo, Istanbul Istanbul, edito da Nottetempo, ambientato nei sotterranei del carcere di Istanbul: la storia di quattro dissidenti. Gli eventi della scorsa notte hanno sollecitato un suo lucido commento e le ipotesi di ricostruzione del golpe, raccolti dalla casa editrice e diffusi attraverso pordenonelegge.

burhan-sonmez-istanbul-istanbul-egoistokur-2 r“C’è una grande opera di inquinamento delle informazioni da ambo le parti – spiega lo scrittore e attivista turco -. A quanto sembra, solo una parte delle forze militari ha tentato il colpo di stato. Si tratterebbe di militari in linea con il religioso islamista Fethullah Gulen, residente negli Stati Uniti. Quattordici anni fa, quando Erdogan salì al potere, Gulen era il suo principale alleato, ma due anni fa hanno rotto e ora si definiscono reciprocamente “il nemico numero uno”. Dagli USA, Gulen ha negato il proprio coinvolgimento nel colpo di stato. E le forze golpiste, definitesi “Concilio di pace”, hanno dichiarato di volere ristabilire nel paese i principi democratici e secolari.

Io abito a Istanbul, sul versante anatolico. Per tutta la notte abbiamo sentito aerei da guerra volare a bassa quota e fortissime esplosioni. Amici e parenti erano in costante contatto fra loro ed erano molto nervosi. È chiaro che si tratta di un tentativo illegale di colpo di stato da parte di militari contro il governo autoritario di Erdogan. Chiunque sia a vincere, comunque, il risultato comprometterà le nostre speranze democratiche. Perché nessuno dei due partiti è mosso da idee libertarie e democratiche. Ieri sera Erdogan ha lanciato un appello alla popolazione affinché scendesse in piazza. E la gente riversatasi per strada scandiva il nome di un uomo (Erdogan), o un richiamo religioso (Allah u Eqber). Non c’è stato alcun accenno alla libertà, alla democrazia o alla tolleranza.

Ieri sera la maggior parte delle forze militari ha agito dalla parte di Erdogan e ora possiamo dire che hanno vinto. Durante la conferenza stampa di ieri il presidente Erdogan ha detto: “Questo è un ‘dono’ di Dio, grazie a questo (tentativo di golpe) avremo la possibilità di ripulire l’intero esercito”.

Ha dichiarato che la popolazione sarebbe dovuta rimanere in piazza ancora un’altra notte. “Ora, come molte altre persone, io penso che Erdogan e il suo governo approfitteranno della situazione. La useranno e avranno una mano più pesante contro i gruppi, la stampa e gli intellettuali democratici. Rafforzeranno il regime autoritario dell’Islamismo come hanno sempre sognato di fare. Le persone democratiche e libertarie come me sono pronte ad affrontare trattamenti duri alla fine di questa lotta. Non importa quali delle due forze vincerà. Alla fin fine, sia l’una che l’altra prenderanno di mira i gruppi democratici, i partiti socialisti e l’opposizione curda”.

Traduzione di Laura Pagliara.

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